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DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO

AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARH GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA* PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO

SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI SUA SANTITÀ PIO IX.

VOL. LXXXVIII. IN VENEZIA

DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA MDCCCLVI11.

La presente edizione è posta sotto la salvaguardia delle leggi vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni relative.

DIZIONARIO

i DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESI ASTICA

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V ALENZA o VALENCE (Valeri- tinen). Città con residenza vescovile e antica di Francia nel Delfinato, capoluo- go del dipartimento della Dtóme, di cir- condario e di cantone,a io leghe da Vien- na, più di 27 da Lione, e 127 da Parigi, già appartenente al parlamento di Greno- ble. E' piacevolmente situata giù per la china d' un colle, e in bella e fertile pia- nura, bagnata da diversi ruscelli, sopra la sponda sinistra del Rodano, che quivi si varca sopra un ponte di ferro sospeso. L'ultima proposizione concistoriale la di- ce^ptimo politur coclo fontinclque duo- decini circiter incoiai um milita. Sede di tribunale di r.a istanza, di direzione de' demani, e delle contribuzioni dirette e indirette, conservazione dell'ipoteche ed altre autorità dipartimentali. E circon- data da un muro in cattivo stalo, fian- cheggiato da torri, che la separa dal sob- borgo di Saunière, che traversa la strada tra Lione e Marsiglia, ed ha nella sua parte settentrionale, in faccia ad una bel- la piazza d' armi piantata d' alberi, una cittadella triangolare con facciata gotica

di poca importanza, resa celebre dal sog- giorno e gloriosa morte del Sommo Pon- tefice Pio VIÌ trascinatovi dal furore della repubblica francese rivoluzionaria, e vi die splendidi e edificanti esempi di virtuo- sa paziente rassegnazioue. L'interno della città è male distribuito e non regolar- mente fabbricato, il più bello edilìzio es- sendo il palazzo della prefettura. La cat- tedrale alquanto ampia e bella, costruita con architettura romana (secondo la ri- cordata proposizione, nell'antecedente dicendosi gotichae structurae j ma re- staurata lo sarà stata con architettura romana), è dedicata a Dio sotto l'invo- cazione di s. Apollinare (F.) martire (titolo che leggo nella detta e nella pre- cedente proposizione concistoriale, non peiò nel Martirologio romano), e ve- scovo della città. Ha il s. fonte e la cura d'anime affidata all'arciprete a nomina del capitolo. Piacchiude un pregevole quadro dipinto dal Caiacci, e nel coro è un monumento marmoreo con figure in bassorilievo,eretto alla memoria veneran- da e gloriosa del suddetto Pontefice dal

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governo francese, e scolpito da Laboreur> con iscrizione in marmo nero, contenente i Precordi di Pio VI, alla cui biografia lo descrissi, avendo scolpito il suo busto il celeberrimo Canova (secondo le comuni assertive, ma osserva mg.r Baldassariche non è registrato nel catalogo delle opere di quell'insigne scultore, pubblicalo dal Missirini e dal Cicognara, acciò non ve- nisse attribuito il merito ad opere non sue), autore pure della sua statua colos- sale ebe sovrasta il suo sepolcro innanzi la Confessione della basilica Va'icana , colla quale questa cattedrale ba il vanto di dividere gli avanzi mortali di quelPapa immortale. 11 capitolo si compone di 9 canonici titolari, e di diversi canonici o- norari, non ebe di altri preti e chierici, i quali copucri de cìioro laudes persol- vuntdivinas. L'antico capitolo si com- poneva delle dignità deldecano,del pre- posto, dell'abbate di s. Felice, dell'arci- diacono, de) teologo e di 9 canonici. Pros- simo alla cattedrale è l'episcopio, palaz- zo suflìcien temente grande e decente. Vi sono inoltre alti e due chiese parrocchiali munite del battisterio , diverse case re- ligiose d'ambo i sessi, alcuni sodalizi, l'o- spitale, due seminari l'uno grande e l'al- tro piccolo cogli alunni. Da ultimo con- sistevano gli stabilimenti religiosi degli uomini, in uno de'missionari per la dio- cesi, e in altro de' monaci della frappa; ad 8 ascendevano le congregazioni delle suore iu parecchi stabilimenti, contenen- do 5yo religiose. Prima delle ultime vi- cende 4 erano le parrocchie, s. Pietro in Borgo era collegiata, e vi fiorirono nella città ne' propri conventi i religiosi do- menicani, francescani, conventuali, mi- nimi, cappuccini, recolletli ; e ne' mo- nasteri le monache della Visitazione, di s. Orsola : altri religiosi erano nella dio- cesi. Fu celebre la suburbana splendi- da ed elegantissima abbazia di s. Rufo, dagli eretici col ferro e fuoco adequata al suolo. Trasferita d' Avignone (F.) a Valenza, fu la principale abbazia e ca-

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della congregazione de' Canonici re- golari di s. Rufo (/ '".). Si controverte se il Papa Anastasio IV del 1 i53, fosse sta- to prima abbate di s. Rufo nella diocesi di Felletri(F.)t ovvero in quella di Va- lenza. Egli soltanto fu canonico regolare e priore di s. Anastasio di Velletri. Tut- to prova ad evidenza il Borgia nell' 1- storia della chiesa e città di Felletri, p. 228 e seg. Vi è un tempio luterano, il collegio comunale, la scuola di dise- gno, la biblioteca pubblica con circa i5,ooo volumi, due ospizi, uno de' quali pe'trovatelli, il teatro e la sala pegli spet- tacoli , caserme militari , scuola d' arti- glieria con poligono, arsenale di costru- zione. Eravi altresì una università degli studi composta di 4 facoltà , che fu da principio fondala a Grenoble nel 1 339 dal delfino Umberto II, poscia trasferita a Valenza neh 4^2 da Luigi XI in allo- ra Delfino , nel quale articolo parlai della provincia e principato del Delfinato, ap- pannaggio de'primogenili de're di Fran- cia, onde i francesi chiamarono questa città Falence en Dauphiné. Valenza ha pure belli passeggi piantati d'alberi, fab- briche di panni, tele indinne, di lavori di seta, di veli, di guanti, berrette, coltelli ; vi sono filatoi di cotone, tintorie, birrerie, concie di pelli, corderie, seghe di marmi, fabbriche di tegole, di terraglie, fornaci da calce, fabbrica di bianco di cerussa, ed assai gran numero d'oflicine per la costruzione di vetture. Il commercio prin- cipale si fa co' panni e stoffe, i vini gene- rosi, i liquori, la carta, gli oli, gli aromati, i grani, il coltellame. E' qui il deposito de'viui, delle setedel paese,ede'frutti del mezzogiorno. Vi si tengono 6 fiere all'an- no. Fu patria d'alcuni illustri, ed il Va- lentino Pluvinel pel i.°aprìin Francia scuole di cavallerizza, e fra gli ecclesiastici ricorderò solamente il cardinale Alfonso Uberto Latier de Bayanne(F.). La po- polazione si fa ascendere a i5,ooo abi- tanti circa. 1 dintorni sono deliziosi, ma prima della costruzione della riviera, il

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Rodano colle sue inondazioni vi cagiona- va gran guasti. Valenza, Valentìa, Ju- lia Fa lentia e Sagalaunoruni Urbs, città antichissima, fu la capitale de' Sega- Ianni > e divenne colonia romana sotto Vespasiano imperatore col nome di Co- lonia Julia Valentia) celebrata da più scrittori, come da Plinio, Tolomeo, dal codice Teodosiano, e da Prospero Tuoni in Chronico presso Goltzio e 1' Ortelio. Tutlavolta non presenta questa città al- cun avanzo di antichità romane. Valenza colla istituzione delle nuove provincie fat- ta sotto l'imperatore d'occidente Ono- rio, si trovò compresa nella i." Vienne- se, e dopo essere stata occupata da' bor- gognoni, venne conquistata col reame lo- ro da' figli di Clodoveo I rede'franchi, ed inutilmente fu assediata nel 578 da Za- bnno bravo capitano de'longobardi. Mor- to nell'877 il re e imperatore Carlo 1 il Calvo, Valenza fu concentrata nel nuovo regno d'Arles, i cui possessori lasciarono a' conti di Provenza una vasta carriera di dilatarsi col riconoscere la loro sovra- nità. Difatti, questi conti si resero padro- ni non solo del piccolo paese chiamato Valentinois o Valentinese, di cui Valenza era la capitale, ma di tutti i paesi che so- no al mezzodì dell'Iserosino al Mediter- raneo. Essendo poscia la Provenza stata divisa iu contea e in marchesato, la 2." quota che comprendeva quanto giace tra l'Isero e la Duranza, sortì a' conti di Tolosa (^.), sotto i quali v'ebbe in ogni città de'conti particolari che dipendeva- no da essi quali loro vassalli. Ili ."conte di Valentinois che si conosca è Gontardo che vivea verso la metà del secolo X, la cui sposa gli partorì Lambert che gli suc- cesse.Da Gontardo Valenza divenne la se- de de'conti delValentinois.Lambert colla moglie Falectrude e il loro figlio Aimar o Ademar nel 985 iu suffragio delle lo- ro anime stabilirono, medianici fondi che eederono, la ricostruzione della chiesa di s. Marcello per couvertirla iu monastero benedettino, soggetto soltaolo alla s. Se-

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de, coll'annuo censo di 5 soldi. A Lam- bert conte del Valentinois,euon aLnm- bert conte di Chalons , deve attribuirsi il seguente fatto. Gli anvergnati aven- do fatto invasione in Borgogna al tempo di Ugo il Grande, cioè nel 936 al più tardi, vennero incontrati da Lambert con- te degli allobrogi, accompagnato da Ber- nardo suo congiunto e da altri signori nel Borbonese, e mentre retrocedevano, si gettò sopra di essi tagliandoli in pez- zi. Ne si può dubitare che il Valentiuois non appartenesse anticamente al paese degli allobrogi, senza che mai vi sia stato compreso il Ghalonese. Al presente di- videsi in alto e basso Valentinois, ili.° dall'Isero alla Dróme lunghesso il Roda- no; il 2.0 dalla Dròme sino al Venaissi- no. San Marcellino, Montelimar e Ro- maus sono, dopo Valenza, le città princi- pali dell'antica contea. Il Diese, la cui ca- pitale è s. Diez posta sulla Dròme, 'era una delle i4 città che componevano la provincia Viennese. Dopo aver apparte- nuto successivamente a' romani, a' re di Borgogna, a' re di Francia e agi' impe- ratori, cadde sotto la potenza de' conti di Provenza, e prese allora il titolo di contea. Pretendesi che Guglielmo fi- glio di Bosone conte di Provenza, sia sta- to il 1 ." conte del Diese. verso la metà del secolo X, ed Isaru fu 1' ultimo con- te particolare di s. Diez. Nel 1096 co- mandava l'ii.a divisione dell'armata de'crociati, dopoché Papa Urbano II nel 1 095 promulgò nel concilio di Clermont la i.a crociata, avendo nel recarvisi ono- rato di sua presenzaValenza,edaquivi in- timato quel gran concilio. Morto Isaru nel 1 1 16 senza figli, fu da'couti diTolosa, da cui dipendeva allora il paese tra rise- ro e la Duranza, riunito in qualità di marchesato di Provenza, il Diese all'an- tico loro dominio, ed alcuni aggiungono e riunito alla contea di Valentinois. Non conoscendosi la continuazioue de' conti del Valentinou della 1/ stirpe, passo a dire della seconda. Essa comincia con

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Aimar T cognominato di Poitiers, figlio naturale ili Guglielmo IX contedi Poi- tiers, nato verso il i i i5. In compagnia di molte genti si recò a Montelimar, e fu dalla contessa di Marsanne, luogo posto nel Valentinois, impegnatodi soccorrer- la contro i vescovi di Valenza e di s. Diez, chele facevano forte guerra. Gli fu di molto aiuto, e conquistò parecchie ca- stella e città nel Valentinois e nel Diese; e la contessa per rimunerarlo de'servigi resi gli offrì la metà di tutta la sua ter- ra, con facoltà di prendersela tutta inte- ra, se sposasse l'unica sua figlia Filippa, come fece, e così divenne signore di tutta quella terra. Nacque da questo matrimo- nio Guglielmo I, e morendo del i i 35 gli successe nella contea di Valentinois. E- gli servì per qualche tempo il conte di Tolosa, il quale Io riconobbe a cugino e patente, e lo colmò di onori e di aiuti. Al suo tempo la contea del Valeutinese fu di mollo ristretta dall'imperatore Fede- rico I, il quale sollecito per quanto po- teva in minorare l'autorità laicale, tro- vandosi a Besancon accordò con diplo- ma del 24 novembre 11 5? la signoria di Valenza, insieme a'diritti legali di cir- ca i3 castelli ne' suoi dintorni, ad Od- done o Eude vescovo di Valenza. Dopo tal concessione Oddone e i suoi successo- ri si qualificarono per vescovi e conti di Valentinois. Nel 1 1 78 con diploma del 29 luglio gratificò circa nella stessa guisa Roberto vescovo dis. Diez, avendogli do- nato quella cittàe alcuni castelli nel Diese in assoluta giurisdizione in un co'dirilti regali anche sopra tultociò che aveva il conte Guglielmo I di Poitiers nell'esten- sione di quel vescovato, ad eccezione del castello di Quint. Ma il giorno dopo ac- cordò una specie di compenso al conte Guglielmo 1, cedendogli il pedaggio da Valenza sino a Montelimar divisibile col Delfino. Conviene rammentarsi, che es- sendo nella giurisdizione dell'impero l'an- tico regno di Borgogna e di Arles,ed ap- partenendo a tal regno le contee Valeu-

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linese e Diese, per questo Federico I si credette padrone di fare le narrate do- nazioni, Guglielmo I nel 1 1 83 prese sotto la sua protezione I' abbazia cislerciense di Leon cel, francandola nel tempo stesso d'ogni pedaggio, e con successiva dispo- sizione ingiunse a*. suoi castellani e baili di prender la difesa di quel castello, con- tro alcuni faziosi, fra'quuli ve n'erano pu- re di sua terra; gente perniciosa che non aveano alcun riguardo di oltraggiare i monaci di Leoncel, di prendere e di por- tar via i loro beni. Neil 187 Guglielmo

I e suo figlio Aimar II, con atto seguilo a Valenza nella badia di s. Rufo, diede- ro alla certosa di Selva Benedetta una rendita di biade fondata sulla loro terra d'Etoile. Morendo Guglielmo I nel 1 189, gli successe Aimar II di Poitiers conle di Valentinois e di s. Diez, nato dalla sua moglie Beatrice figlia di Guigge* IV delfino del Viennese. Questi si riebbe in parte delle perdite fatte dal padre, mercè la donazione che gli fece Rai* mondo V conte di Tolosa nel giugno di detto 1 189, di ogni azione e dominio che possedeva tanto da se quanto per parte de'suoi vassalli nella contea Diese. Aimar

II poscia in riconoscenza verso la casa di Tolosa si dichiarò pel conte Raimondo VI nelle guerre degli eretici Albigesi (F.). Egli fortificò i suoi castelli e li pose in istato di difesa; ma nel 121 3 vedendo che si avvicinava da Valenza Simone di Monfort, capo della spedizione crociata contro quegli eretici, in uno al duca di Borgogna, si recò da loro e colle sue som- missioni prevenne le stragi che lo minac- ciavano. A garanzia delle promesse da lui fatte, consegnò a Monfort alcuni de* suoi castelli, de' quali venne da questo generale affidata la custodia al duca di Borgogna ; però 2 anni dopo, l'occasio- ne che se gli presentò d' ingrandirsi lo staccò interamente dagl'interessi del con- te di Tolosa. Privato questo principe dal concilio di LaterauolV neh 2 i5 de'suoi domiuii conquistali da'crociati, Aimai II

VAL si giovò tli tale decisione pei* estendere la sua dominazione sul Vi va rese, compreso negli slati del conte di Tolosa , benché non formasse parte del conquisto de'cro- ciati. A malgrado di questa usurpazione e degl'impegni presi da Aimar li verso Blonfort, rientrò senza spogliarsene nel partito di Raimondo VI.Monfort veden- doli riuniti , passò il Rodano a Viviers nel 1217, ed unitosi con un corpo rag- guardevole di crociati capitanato dal ve- scovo di Nivers, strinse d'assedio Crest, castello fortissimo e munitissimo nel Va- lentinois, del quale il prode cav. Arnal- do cl'Aydu era governatore per Aimar li cui apparteneva. Molli vescovi del pae- se e circa 100 cavalieri francesi lo assiste- rono uella spedizione. Si negoziò peral- tro la pace tra quel generale e il conte di Valejilinois, e si convenne finalmente in un trattalo. Promise Monfort di dar sua figlia al conte, che dal cauto suo pro- testò di vivere seco lui in buona amici- zia, e in pegno di sua parola gli die in cu- stodia parecchi de' suoi castelli. Nel tem- po stesso Aimar li concluse la pace con Umberto di Mira bel vescovo di Valenza, col quale avea forti brighe. Del pedaggio accordalo sul Rodano a suo padre da Fe- derico I, Aimar II domaudò e ottenne la conferma dal uipote Federico II impera- tore nel 1219. A'26 luglio di tale anno, mercè convenzione seguita tra il vescovo e il capitolo di Valenza, il conte riconob- be tener da quella chiesa in franco feudo la signoria diChàteau-Double. Frattanto pel trattato di Parigi, Raimondo VII con- te di Tolosa dovette cedere alla Chiesa romana e al Patrimonio di s. Pietro, ol- tre il contado Venaissino e parte della città d1 Avignone, al modo narrato in tali articoli, le contee Valentinese e Diese; ed il Papa Gregorio IX nel 1228 divenuto signore di detti domimi ceduti dal conte di Tolosa supremo signore de'medesimi, accordò il Valeulinese e il Diese in feu- do alcoute Aimar II diPoitierscon molti pesi, uaode'quali era, che le seconde ap-

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pellazioni giudiziarie di delle terre si de- vol vesserò al preside o rettore pontificio del Venaissino, che la s. Sede cominciò nel temporale agovernarenel i220yecon« tinuò sino alla rivoluzione di Francia, che glielo tolse con Avignone nel ponti- ficato di Pio VI. Di più si obbligò il conte in alcune occorrenze di somministrare al Papa 100 cavalli e 4oo fanti nel conta- do Venaissino e nella città d'Avignone. Tuttociò, con quant'altro dovrò dire sulla sovranità della s. Sede di queste contee, tacendosi da molti scrittori , forse poco di voli alla s. Sede stessa e non veramente storici, come pure da\V Arte di verifica- re le date, rende quest'articolo alquan- to prolisso, per dichiararlo a gloria del vero e della Sede apostolica. Aimar II quindi nel febbraio i23o acquistò da Ai- mar e da Pietro di Poussin la terra di quel nome, e poco dopo mori. Filippi- na di Fai, sua 2/ moglie, che vivea an- cora neli25i, gli portò in dote la terra di Fai con molte alhe terre nel Vivarese. Divenuto perciò vassallo del re di Fran- cia, ebbe ordine di rivocare il bando e avambando nelle sue terre (pubblico co- mando sovrano indirizzalo a'vassalli di trovarsi in armi ad un dato convegno per servire nell'esercito, o in persona o con un certo numero di soldati a piedi o a cavallo), e di partire per raggiungere la regia armata. I figli avuti dah.° ma- trimonio furono Josserande moglie di Bermoud signore d'Andusia,e Gugliel- mo a lui premorto nel 1 226 lasciando tli Flotta di Rozannit, Aimar 111 di Poiliers. Questi fanciullo successe all'avo sotto la tutela della madre, la quale alla morte del marito avea conteso tal carico al suo- cero, e coll'opera del vescovo di Valen- za se lo era appropriato colla forza. Rai- mondo VII conte diToIosa e cugino d'Ai- mar III, essendosi avvicinato al Rodano nel febbraio 1 2 3t), fu visitato dal conte tli Valentinoi«, e con atto seguito a l'Ile del Venaissino a' q del seguente aprile, iili dichiarò che il castello di Bois colle

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sue dipendenze apparteneva al suo allo- dio al pari d' altri 16 castelli , tra' quali Privas, Tournon , s. Alban, tutti posti nel Vivarese, e che niuno ne teneva in feudo o altrimenti da qualunque signo- re temporale ci fosse. Aimarlll ricevette poscia que'dominii in feudo franco dal conte di Tolosa, dopo avergliene dato il dominio principale e diretto, riser- bandosi soltanto il dominio utile e il na- turale possesso ; indi gliene rese omag- gio a mani giunte, alla presenza di due vescovi e molli signori. Essa non era che una restituzione de' diritti da Ai. nat- ii usurpali, come dissi più sopra, al conte Raimondo VI dopo la decisione del concilio di Lalerano IV che lo dichia- rava decaduto da'dominii toltigli da'cro- ciati; della qual decisione si era Rai- mondo VII suo figlio fatto assolvere nel 1229, fermo restando le cessioni de' paesi dati alla s. Seiìe e al re di Fran- cia s. Luigi IX. Nel 1 s56 Ai ruar IH, con lettere scritte a Guido Fulcodi, riconob- be l'omaggio fatto a Raimoudo VII del Dieseje il fece, come dice, per timore, attesoché Raimondo VII gli avea minac- ciato guerra in caso di rifiuto ; confessan- do però che il suo avo avea ricevuta da lui la contea del Diese a titolo feudale , e tacendo l' infeudazione ricevuta pure dal Papa. Volendo s. Luigi IX assicu- rarsi del castello di Bidage appartenen- te al conte di Valentjuois, promise nel 1257 Aimar III, sulla domanda elicglie- ne fece il re, di rimetterglielo sinchèegli o i figli tanto del fu Baraldo di Bidage, quanto Guglielmo di Solignac suo vas- sallo, lo possederanno. Morto nel 1265 Guizzardo V sire del Beaujolais seuza posterità, Ai mar III contrastò la succes- sione alla di lui zia Isabella sorella di Guizzardo, e fu rivendicala colla decisio- ne della corle del re nel 1269. Nel pre- cedente vacata la sede vescovile di Va- lenza, attesa la dimissione datane da Fi- lippo di Savoia, per succedere all'omo- nima sua contea, dopo averla ainuiiui-

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strata senz'essere negli ordini sagri; al- lora Aimar HI scrisse a Papa Clemente IV pregandolo procurare un degno pa- store alla chiesa di Valenza , e il Papa colla sua risposta fece sapere al conte , che per corrispondere al suo lodevole de - siderio avea eletto a quella cattedra per- sonaggio savio e discreto, e inoltre suo parente, senza però nominarlo. Questi e- ra Bertrando di Poitiers vescovo d'Avi- gnone, che nella sua elezione avea avuto a competitore Guido di Montlaur. Ai- mar III però ebbe in seguilo delle con- troversie con quel prelato, questi moren- do nel 1274 dopo essersi pacificato col conte. Il Papa b. Gregorio X, reduce dal concilio di Lione II, nel 1275 si trasferì a Belcaire e indi a Valeuza, ove senten- do che Alfonso X re di Castiglia pretende- va all'impero e s'intitolava Imperatore, a'i3 settembre scrisse all'arcivescovo di Siviglia, che obbligasse il re ad astener- sene come avea promesso, per non pre- giudicare l'eletto Rodolfo I d' Absburg, ed occorrendo facesse uso degl'interdetti e delle scomuniche. In Valeuza il Papa fece quelle altre cose che riferisce a p. 22 1 il p. Bonucci, ne\V Istoria del b. Grego- rio Xy il quale da Valenza passò a Vien- na, hi questa città unì il vescovato di s. Diez a quello di Valenza, tie.T intendi - mentOjCome pretendono alcuni, di render con ciò più temuto al contedi Valenli- nois il vescovo di Valenza. In conseguen- za di tal unione il vescovo Amedeo de Roussilon succeduto al vescovato di Va- lenza, si pose in possesso di quello di s. Diez. Fu suai.a cura di formare un ca- pitolo composto di ecclesiastici delle due diocesi per mantenere tra essi un perpe- tuo legame; ma Amedeo poco dopo di- chiarò guerra ad Aimar HI egli tolse parecchie piazze, le quali ostilità non ces- sarono seuza gli accordi in cui li poterò comuni amici. Morì Aimar III neli277 poco dopo il 6 maggio, giorno in cui fe- ce donazione al suo primogenito di di- versi castelli posti nelle diocesi unite di

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Valenza e di s. Diez, celi Viviers, venen- do sepolto nella badia cistercicnse di Beaujcu, come avea ordinato nel testa- mento. Questo conte avea sposato prima Floria dell'illustre e antica casa di Beau- jeu, clama di Belleroclie figlia di Umber- to V sire di Beaujeu capitale del Beau- jolais, prima che lo fosse Villafranca ; 2.°neli 268 Alixenteo Alice diMercoeur figlia di Beraldo sire di Mercoeur, e ve- dova di Ponzio di Montlaur. Ebbe dalla prima il figlio successore, e due figlie, Fi- lippina maritata a Bertrand signore di Baux e conte di Avellino nel regno di Napoli, e Margherita moglie di Ruggero di Clerieu ; dalla 2." nacque Guglielmo conte di Chaneac. Il sigillo di Aimar 111 l'esprime a cavallo con uno scudo sul petto, e 6 besanti sormontati dalla fron- te delloscudo, che sono l'armi di Poiliers. Leggesi nell'intorno: Sigillimi Ay mari de Pie lavi a comi ti s F alentinensis et Diensis. Nel controsigillo si vede una stella a 12 raggi colle sole parole: Co- mitis Valentinensìs. Aimar IV di Poi- tiers suo primogenito e successore, ma- ritato sino dal 1270 con Ippolita o Po- lia figlia d' Ugo conte di Borgogna e di Alice di Merauia, successe al padre nel- la contea di Valentinois. Questo matri- monio gli fruttò la terra di Saiut-Val- lier nel Graisivaud. Piimasto vedovo si rimaritò nel 1286 con Margherita figlia di Rodolfo conte di Ginevra. Nel 1291 sentendo che giungeva nella Svizzera l'imperatore Rodolfo I, si recò presso di lui a Muret con molli signori e prelati del regno di Borgogna per fargli omag- gio, come a suo signore feudale. Fdippo di Beruisson, governatore del contado Venaissino per Papa Nicolò IV, voleva obbligare neh 291 Ugonetto Ademar si- gnore di Monlelimar a far omaggio al- la s. Sede de'castelli de la Gai de, di Rac, e di una porzione di quelli di Savace e di Chàteau-Neuf di Mazene ; ma vi si oppose il conte di Valentinois, sostenen- do che tulle quelle terre, meno Guide,

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dipendevano da lui, e dopo alcuni dilxit- timenti si convenne che Ugouetto rico- noscerebbe il conte di Valentinois a si- gnore immediato di quelle terre, e le tor- rebbe in sub-feudo dalla Chiesa roma- na. Aimar IV. come buon economo, au- mentò considcrabilmenle i suoi (locatati con vari acquisti. Comprò nel 1 288 il ca- stello di Sure, nel 1293 la terra e signo- ria di Faulignan, nel 1296 la terra di Barre nel Vi Varese, e nel 1299 il castel- lo di Mondar nella diocesi di s. Diez. A suo tempo eletto Papa il francese Cle- mente V nel i3o5, con istrana risolu- zione preferì alle famigerate ri ve del Te- vere (V.) quelle del Rodano, stabilen- do la residenza iri Avignone e intitolan- dosi nelle monete che coniò anche conte del Fenaissino. Aimar IV nel 1 3 1 7 a- vendo venduto il castello di Belleroche, acquistò invece i castelli di Mirebeau e di Pisancon neh 323. Vivea neh 329, e morì d'oltre 80 anni. Dalla sua 1/ mo- glie ebbe 7 figli, il successore Aimar V, Umberto ed Ottone morti celibi, Gu- glielmo signore di Saint-Vallier. Luigi vescovo di Langres nel i3i8, Alice mo- glie di Artaud signore di Rossiglione, e Costanza maritala ad Ugo Ademar di Monleil. Dalla 2.a moglie gli nacquero : Amato che successe nelle terre di Cle- rieu e Chanlemerle, a Guglielmo suo fra- tello consanguineo, morto senza posteri- rità verso il i 343 ; Amedeo successore di Guglielmo nella terra di Saint-Vallier; Caterina moglie d' Aimeri VII o Vili visconte di Narbonajed Anna 3.a moglie di Enrico contedi Rodez, rimaritata po- scia a Giovanni delfino di Auvergne. Ai- mar V di Poitiers detto Amairetlo, e- sercilava la dignità comiziale nel Valeri- linese e nel Diese con Aimar IV suo pa- dre sino dal 1307. A' i3 giugno 1 3 1 G egli rimise nelle mani di Luigi X re di Francia lesuecontee, che ripigliò poi per averle da lui in fede e omaggio, sottraen- dosi così dalla suprema signoria della s. Sede, essendo i Papi allora influenzati

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dalla Francia, che avea perciò voluto il loro stabilimento in Provenza, median- te le mene del prepotente Filippo 1 V, con deplorabili conseguenze. Anche il delfi- no Umberto II pretendeva gli dovesse omaggio ligio per le sue contee; laddo- ve sosteneva Aimar V non dovergli che il semplice, e per guarentirsi dalle per- secuzioni del delfino si appellò alla cor- te pontificia di Avignone. Disgustato il Papa Giovanni XXII pel suo operato col re di Francia, ricusò prender cognizione della controversia. Finalmente dopo pa- recchie tergiversazioni, Aimar V a' 20 aprile i 338 fece l'omaggio quale lo pre- tendeva il delfino. Nel seguente anno Ai- mar V a' 12 agosto fece il testamento e poco dopo mori. Sibilla di Baux sua spo- sa, figlia del conte d'Avellino Raimon- do, gli die Aimar morto senza figli nel 1 324>Luigi LGuizzardo morto nel 1 3^9, Ottone vescovo di Verdun, Aimar si- gnore di Veyne, Guglielmo vescovo di Langres, Enrico nominato vescovo di Gap nel 1 349, Carlo ceppo de'signori di Saint-Vallier; e 5 figlie, la cui primoge- nita Ippolita sposò in prime nozze Rinal- do IV conte di Dammartin, ed in se- conde Armami VI visconte di Poiignac; Giovauna, l'ultima, visse nel celibato e morì in odore di santità. Luigi I di Poi- liers successe al padre Aimar V, e fu crea- to luogotenente generale in Linguado- ca nel i34o, dal re Filippo VI, indi nel 1 344 servi nell'esercito di Giovanni du- ca di Normandia all'assedio di Aubero- che nel Tolosano, che si dovette levare la notte della festa di s. Lorenzo : il con- te Luigi in quell'incontro fu fatto prigio- ne, ma era in libertà nel seguente no- vembre. Nel i345 guerreggiava ancora nella Saintonge pel re, e fu l'ultimo an- no di sua vita. Da Margherita d' Enrico li di Vergi, signore di Fouvent, nacque- ro Aimar VI di Poiliers detto il Grosso, e Margherita moglie di Guizzardo di Beau- jeiijSignoredi Perreux. Intanto perdispo- siziouedeldelfiuo di Vienna Umberto II,

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il Delfiuato nel 1 343 fu ceduto alla Fran- cia,al modo che dirò a Vienna e accennai a Delfino ; solo qui avvertirò, che i nuovi delfini figli de' re di Francia resero o- maggio feudale ai Papi pel Valentinese e pel Diese. Aimar VI neh 347 entrato in guerra col visconte di Valenza pe' reci- proci loro diritti, volle Papa Clemente VI in Avignone farsi arbitro della loro lite, ed inviò un legato per negoziare una tregua. Aimar VI si rese bene accetto all'imperatore Carlo IV, che gli confer- mò con diploma de' 16 marzo 1 349 tut- te le signorie, vietando al vescovo di Va- lenza di qualificarsene conte, ed inoltre lo nominò vicario generale dell'impero nel regno di Arles. Non sembra però a- ver egli usato di questo titolo. Giovan- ni Il redi Francia accrebbe l'autorità di Aimar VI nel paese, creandolo con regie lettere de' 7 agosto 1 353 luogotenente di Monsieur il Delfino del Viennese. Nel quale officio avendo Aimar VI com- messo un fallo con dare in cauzione al conte di Savoia Amedeo VI alcuni ca- stelli, fu denunzialo al parlamento sotto il regno di Carlo V, e condannato con decreto a restituire quelle piazze, ed a pagare 1000 marchi d'oro al re, il qua- le ['assolse con soli i5,ooo fiorini d'oro, come si scorge dalle sue lettere d'aboli- zione dell'agosto 1 368. Vedendosi senza discendenza, alienò in quel mezzo parec- chie sue terre, e nel 1373 con testamen- to fatto in Avignone a'9 febbraio istituì suo erede universale, per ciò che gli ri- maneva, Luigi il di Poitiers suo cugino- germano, sostituendogli Edoardo di Beau- jeu figlio di sua sorella o i figli di lui. Morto l'anno stesso fu sepolto presso i francescani di Crest, ch'era la sepoltura de'suoi antenati. Egli aveva sposalo per contralto dei5 dicembre 1 344 Elipl o Alice figlia di Guglielmo Roggero I ba- rone di Beaumont, nipote di Papa Cle- mente VI, e sorella del cardinal Roger poi Gregorio XI, che nel 1377 restituì a Roma la papale residenza. Ella rima-

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se vedova di Guglielmo II signore de la Tour d'Auvergne, e visse sino al i4oG circa. Luigi li di Poi liei s, figlio d'Aimar di Poitiers signore di Chalencon e di Gujotte d' Uzes, nato nel 1 354, succe- dette al conte Aimar VI suo cugino nel Valentinesee nel Diese. Nel 1 3y4- si ac- cordò con Carlo di Poitiers signore di Saint- Vallier intorno la successione di loro famiglie, e gli cedette le tene di Pi- sancon e di Mareuil in uno «'castelli di s. Nazario e di Flandene. Nel i4°4 con allo dell'i r agosto rinunciò a Carlo VI re di Francia le sue contee, che com- prendevano 27 ciltà o castelli, 1 1 fortez- ze, e 200 feudi o sub-feudi, ri serbando- sene il godimento a vita e colla condi- zione : i.°JSTon potessero mai esse con- tee uscire dalle mani dei re o di suo fi- glio maggiore il delfino. 2." Gli desse il re nel successivo mese di novembre 100,000 scudi d'oro. 3. 'Nel caso lasciasse alla sua morte figli legittimi, allora non avendone alcuno, avessero eglino la li- bertà di rientrare in quelle contee resti- tuendo al re la somma da lui avuta. Il quale trattato alcuni lo dicono sorpresa fatta al conte Luigi li, altri essere stato divisato in un abboccamento avutoa'3o novembre i3gi col signore della Piviè- re deputato a ciò dal re Carlo VI. An- tonio di Grolée, ed i signori d' Entre- monts e di Mirabel, istigati da Amedeo Vili conte e poi i.° duca di Savoia, di- chiararono nel 1407 guerra al conteLui- gi II, ed ignorasi il motivo o pretesto.Era in quel modo un dichiararla al re stesso di Francia signore feudale o cessionario di Luigi II. In forza de' quali due titoli, il conte di Valentinois non omrcise di ri- Togliersi con istanza de'6 luglio al parla- mento di Grenoble per chiedere soccor- si; e quella corte pronunziò un decreto che proibiva a' viennesi di lasciar passare truppe per terra, per acqua, che provenissero dagli stali di Savoia. Carlo di Poitiers signore di Saint-Vallier aveva acconsentito cou atto de' 1 9 giugno 1 4o4

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alla donazione fatta dal conte Luigi II de'suoi stati al redi Francia. Ma avventi- la la sua morte nel i4'o circa, non cre- dette suo figlio Luigi di Saint- Valliei do- vere osservare la convenzione, e perciò entralo armata mano con Giovanni suo fratello vescovo di Valenza nel castello di Grame, ove risiedeva il conte Luigi U di lui cugino, s'impossessò di sua persona e lo costrinse ad un nuovo trattato a'i3a- gosto i4'6>alla presenza di parecchi ca- valieri e dottori di legge. In quest'atto si con venne,che nel caso il conte Luigi II ve- nisse a mancare senza figli maschi legit- timi, le contee del Valentinois e del Die- se apparterrebbero al signore di Saint- Vallier, ecceltuato il Chàteau-Neuf di Damasan che resterebbe a Lancillotto fi- glio naturale del conte. Egli era allora rimasto vedovo di Cecilia figlia di Rog- gero IUcontediCeaufortin Vallèe, mor- ta nel i4'o} da cui non avea avuto che femmine. Ma tornò ad ammogliarsi nel i4'7 con Guglielmina di Grueres figlia di Uaule conte di Grueres in Savoia, col- la speranza di avere posterità maschile, e deludere con ciò l'espettazione del si- gnore di Saint-Vallier. Avvenne però di- versamente,essendo stato sterile quel ma- ritaggio. Determinato sempre di vendi- carsi della violenza fattagli dal signore di Saint-Vallier, formò a' 22 giugno i4'9 in Baix il suo testamento, con cui, dero- gando all' ultimo trattato, istituiva suo erede universale il delfino Carlo, figlio del re Carlo VI, col peso di pagare a'suoi esecutori testamentari 5o,ooo scudi, per soddisfare a' suoi debiti ed eseguire i suoi legali ; sostituendogli in caso di ri- fiuto Amedeo Vili duca di Savoia. Mo- rì il conte Luigi II a'4 del seguente lu- glio nel castello di Baix, e fu sepolto a* francescani di Crest, lasciandodel suoi.0 matrimonio due figlie, Luigia maritata nel 1389 con Uberto Vili sire di Thoire- Villai s, ed N. moglie d'Auberto di Tras- si. Quantunque Luigi II sentisse ogni giorno messa, dicesse le sue orazioni, si

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confessasse ciascun anno, tuttavia era as- sai ambizioso, e caricava i suoi luciditi di gravezze. Questi lo temevano assai per- chè era rigoroso, e parecchie volle avea tolto a'gitidici e uflìziali la cognizione delle cause criminali presso es»i penden- ti per ritrarre grosso profitto dalla com- posizione delle parti o altrimenti. Tosto ch'egli ebbe chiuso gli occhi, Luigi di Saint-Vallier prese il titolo di conte del Valentinois e del Diese in forza della do- nazione che gliene avea fatta, e senza ri- guardo al testamento annullato. Ma En- rico di Sassenage, governatore del Del- finato, e il consiglio delfinale reclama- rono que' domimi a nome del delfino Carlo, sostenendo la validità dell'atto con cui era stato dal conte Luigi II istituito suo erede universale, per cui Luigi di Saiot-Vallier,assistito dal vescovo di Va« lenza Giovanni di Poitiers e da alcuni cavalieri, offrì di rimettersi alla decisio- ne <lel consiglio del delfino, dopo che a- vesse preso conoscenza de' suoi diritti e inalur.i menle ponderati. A' 16 luglio i4 19 segui l'atto di taleolferta alla Gom- be-Iìelion presenti varie persone quali- ficate. Finalmente nel 1 4-2 3 asceso al tro- no il delfino col nome di Carlo Vili, gli furono da Luigi di Saint- Vallier ceduti con trattato fatto o Bourges a'4 maggio tutti i suoi diritti sulla successione del conte Luigi li, mediante una rendila an- nua e perpetua di 7000 fiorini d'oro, che gli vennero da quel monarca assicurati, e da quell'epoca rimasero unite e incor- porate nel Delfinato le contee del Valen- tinois e del Diese. Però altri sostengono che Amedeo Vili duca di Savoia persi- steva ancora nelle sue pretensioni sul Va- lenlinese e sul Diese, alle quali non ri- nunciò che mediante la dispensa fattagli neh 446 da Luigi delfino dell'omaggio del Faucigni. Inoltre si racconta che A- medeo Vili nel i4'9 avea preso in se- questro Valenza, per aver pagato i de- biti di Luigi II. Ma ora conviene ripor- tare collo storico carmelitano p. Fan-

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toni, e col filippino p. Rinaldi annalista, un interessante tratto di storia, che al- quanto in favore della s. Sede modifica e rettifica 1' ultimo periodo riferito, sul dominio delle contee di Valentinois e di s. Diez, la quale si disse pnreDiosis, Diati- sis o Dcensisj tratto auche questo taciuto da altri storici, certamente in pregiudizio degli antichi diritti della Chiesa romana e de' Papi. Narra però con più di verità, pe'documenti che produce, il p. Fanto- ni neU'Historia d'Avignone e del con- tado Venesino stati della Sede aposto- lica nella Gallia} 1. 1 , p. 337, 34^, 346, che per disposizione testamentaria del- l'ultimo conte del Valentinois e del Die- se, essendo irritato contro i suoi nipoti che l'avevano già tenuto in carcere, ne chiamò erede il redi Francia, colla con- dizione, che se il re permettesse che al- cune parli di quelle sue terre pervenisse in potere de'suoi ingrati nipoti, si devol- vesse l'eredità alla Chiesa romana. Car- lo VII enlrò in possesso de' contadi Va- lentinense e Diese, e rese omaggio per procuratore a Calisto III per quella par- te di essi ch'era feudo della s. Sale. Ma violando poi Carlo VII il testamento, con distribuire non poche terre a'discen- denti nipoti del conte, decadde dalla feu- dalità de'contadi, e per diritto i due pae- si tornarono nella signoria della Chiesa romana, nello stesso pontificato di Cali- sto IH. Certo è ancora, che la Francia ne conservava il possesso, poiché Luigi XI mentre era delfino, qual suo sovrano vi trasferì daGrenoble la ricordata universi- tà, che alcuni storici e geografi pretendo- no in vece da lui istituita in Valenza,ed in appresso traslocata a Grenoble capitale del Delfinato. Divenuto Luigi XI nel i46i redi Francia, considerando il Va- lentinese e il Diese devoluti alla Chiesa romana per la violazione del testamento, inconseguenza dell'operato daCa rio VII, stimò doversi restituire al Papa ; laonde autorizzò il cardinal Golfredi o Geoifroy suo ministro o ambasciatore iti ilo ma di

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restituirli a Pio li, a condizione che ri- manessero al re quelle lene de' contadi situate nel regno di Francia, cioè al di del Rodano. Accettò il Papa l'offerta, e condonò a Luigi XI tutte le ragioni di dette terre al di dal Rodano, con esen- zione pure dell'omaggio ligio di vassal- laggio e di fedeltà. Perciò nel voi. LXX, p. 46, anche colla sicura testimonianza del Marini, potei narrare, che Pio li nel 1462 inviò a Luigi XI il suo famigliare e nunzio Antonio de Noxeto, a ringraziar- lo per la cessione e restituzione fatta al- la s. Sede de' contadi Valentinese e Die- se, e ad occupar questi in nome della me- desima, con pontificio diploma riprodot- to dal p. Fantoni, diarissimo in diri- tto Filius Ludovicus rex. Dal quale in- oltre rilevasi, che anco Luigi XI prima di tale reintegrazione aveva reso omag- gio ligio e di fedeltà a Pio II. Il re ra- tificò tutto il trattato. Lo conferma Ri- naldi all'anno 1462, n.°i 1. » Luigi XI diede un preclaro esempio di giustizia e di liberalità, concedendo alla Chiesa ro- mana le contee Valentinese e Diese". Ma col p. Fantoni raccontai nel voi. Ili, p. 242, che essendosi ricusati d'ubbidire al- le regie e pontificie disposizioni i prefetti delle terre de' due contadi, la donazione o restituzione non ebbe pieno efFelto, si- no al i483 e al Papa Sisto IV, il quale sotto il diretto dominio della s. Sede, li trasfuse nel suo nipote conte Girolamo Riario signore di Forlì (V.)j però mo- rendo nel fine d'agosto Luigi XI, sotto il successore Carlo Vili il parlamento del Delfinato, espulsi da' contadi i ministri pontificii, con suo decreto riunì subito i due contadi alla corona, facendone forti lagnanze Sisto IV, che morì nel seguen- te agosto i484> >l P- Fantoni riportando il breve di protesta del Papa, diretto al duca di Borbone, Hortamur nobilitatem titani. Dissi pure, che Innocenzo Vili, eletto in sua vece, ripetè da Carlo Vili i coutadi del Valentinois e del Diese; ed il re rispose, che si sarebbe accomoda fa

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la controversia amichevolmente per mez- zo di arbitri, onde il Papa l'esortò a no- minare persone idonee per la cognizione della causa. Se non che, protratto l'acco- modamento fino ad Alessandro VI Bor- gia, il quale bramoso dell'ingrandimen- to temporale de'suoi figli, conciliossi l'a- micizia di Luigi XII, alienò dalla s. Se- de tali contadi, e dal re li fece erigere in ducato col nome di Valentinois con let- tere patenti dell'agosto 1498, e ne fece investile il famoso Cesare Borgia (F.) suo figlio, che rinunziato il cardinalato, l'arcivescovato di Valenza (V .) e altre chiese, dopo aver ucciso il suo emulo e maggior fratello Pier Luigi (siccome il Novaes nella Storia d' Alessandro FI3 scrisse Giovanni per Pier Luigi, ch'era- no fratelli, e poi si corresse, qui ne fac- cio avvertenza, se in qualche luogo non avessi tenuto presente tafìe emendamen- to), per occuparne le dignità di genera- le e gonfaloniere di santa Chiesa, era- si dato interamente alla milizia, ed eb- be il governo generale dell'armi pontifi- cie, e prese il nome di duca Valentino , o almeno fu così comunemente chiamato. Luigi XII per eseguire i suoi progetti sull'Italia, con istupore di tutti ricolmò di favori un Cesare Borgia, che pose in trambusto l'Italia, e nel 1499 '' re 8U &" ce sposare la sua parente Carlotta , so- rella di Giovanni d'AIbret re di Navarra e del cardinal Amaneo d' Albret. Così l'investitura del Valeutinois e del Diese, conferita dal re a Cesare sotto il diretto dominio di Francia, fece per sempre per- dere quelle terre alla s. Sede; di più. il Papa donando a Luigi XII lo Stocco e berrettone ducali benedetti. Osserva il p. Fantoni, in tal modo Alessandro VI perde pure il dominio utile e diretto delle terre del Valentinese e del Die- se, che in uno al sovrano dominio go- deva la santa Sede, per le cessioni del conte di Tolosa e dell'ultimo conte del Valentinese e del Diese. Inoltre il re con privilegio inaudito adottò il nuovo du-

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ca nel 1 4f)9 n^ nome ed armi di Francia, con facoltà ili usarne in tutti i suoi atti. Alessandro VI a Luigi XII e per mezzo di Cesare rimise le bolle di dispensa pel suo divorzio con Giovanna di Valois,e per sposare Anna vedova di Carlo Vili. Inol- tre Cesare portò in Francia il cappello cardinalizio'al principe Giorgio d' A mboi- se, creato cardinale a'n settembre 1498, ed il cardinal della Rovere, poi Giulio II, che trovavasi alla corte di Parigi, fece la ceremonia d'imporglielo sul capo. Il Pa- pa fece accompagnare jn Francia il du- ca Cesare dall'inviato francese Lodovico diVilleneuve,daGio.GiordanoOrsinieda nitri nobili romani; e lo munì della lettera credenziale al re, scritta interamente di sua mano dal Vaticano a'28 di detto me- se,edirecenteriporlatadalcb.lieaumont, Della Diplomazia Italiana^ p. 160. In essa si legge» Volendo soddisfare intera- mente al desiderio tuo e nostro, mandia- mo alla Maestà Tua il nostro cuore, cioè il ddelto figlio duca di Valenza, di cui più caro non abbiamo, acciocché sia una testimonianza certissima e carissima del- l' affetto nostro verso l'Altezza Tua, alla quale non lo raccomatuliamo di più, pre- gandoti solamente di trattare quello, che così viene commesso alla tua regia fede, in modo che, anche per nostra consolazione, Apparisca a tutti die la Maestà Tua lo ha accettato per suo". Il medesimo illustre scrittore a p.82 riferendo parte della rela- zione che fece alla repubblica di Venezia il Cappello ambasciatore in Roma di Papa Alessandro VI, dice fra l'altre cose. » 11 Papa ama ed ha gran paura del figliuo- lo duca di Valenza; il quale è d'anni 27, bellissimo di corpo, e grande e ben fatto. 11 duca, in un luogo a s. Pietro, serrato intorno di tavole, amuiaz7Ò 6 tori selva- tici, combattendo a cavallo alla giannet- ta ; e ad uno tagliò la testa alla i." bot- ta : cosa ebe a tutta Roma parve gran- de. E' realissimo, anzi prodigo; e questo ni Papa dispiace. E altra volta ammazzò di sua Diano, sotto il manto del Papa,

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messer Pierotto; che il sangue saltò al- la faccia del Papa, del quale messer Pie- rotto era favorito... Ogni giorno per Ro- ma si trovano la notte quattro o cinque ammazzali, fra'quali vescovi e prelatijsic- chèintuttaRomatremanodiessoducacbe non li faccia ammazzare". Se Valenza era la capitale del contado e poi ducato di Valentinois, non che residenza de' suoi conti e duchi, sembra che ancor essa ap- partenesse a tale stalo; ed Alessandro VI chiamò il figlio duca di Valenza. Ma Ce- sare Borgia si rese infelicemente sempre più famoso per le sue vaste e prepotenti conquiste, per le sue crudeltà e per la sua insaziabile ambizione. Morto il padre nel i5o3, fu arrestato il corso delle sue ti- rannie, perdette in breve tutte le sue u- surpazioni, e fuggito presso il cognato re di Navarra, combattendo per lui restò uc- ciso nel 1 5o7, nella guerra contro il con- testabile di Castiglia. La duchessa Car- lotta sua moglie, illustre pel suo spirilo, senno e pietà, prese parte nell'avventure del marito, senza partecipare a' suoi di- sordini, e terminò di vivere I' 1 1 marzo i5i4- La loro unica figlia Luigia, qua- lificata duchessa di Valentinois, si mari- tò a'7 apiilei5i 7 con Luigi II sire della Tremolile, quindi in seconde nozze sposò a'3 febbraio i53o Filippo di Borbone- Busset. Si può vedere Duchesne, Histoi- rc dea Comtes de Valentinois. Nel 1 548 il re Enrico II fece donazione a Diana di Poitierssua amante dell'usufrutto del du- cato di Valentinois col titolo di duchessa. Questa per lai/ si vide incedere in Parigi in Carrozza, ove a poco a poco fu intro- dotto tal comodo; però si tenga presente il ricordato articolo e il riferito altrove. Diana nata nel 1 499 da Giovanni di Poi- tiers signore di Saint-Vallier , era stata collocata mollo giovane presso la conles- sa d'Angouléme madre di Francesco I, ed in seguito era entrata al servizio del- la regina Claudia in qualità di damigella d'onore. Il suo credito e la sua bellezza salvarono la vita a suo padre, di cui ella

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elidine In grazia al momento che aiuta- va ad essere decapitalo per aver seguilo il partito del contestabile di Borbone; ma non potè guarirlo dalle triste impressio- ni che l'orror della morte gli avea cau- sato altaiche intese la sua sentenza. Esse furono tali che in una notte gli s'imbian- carono i capelli , e fu colto di febbre "violenta che non lo lasciò per tutto il re- sto de' suoi giorni. Da ciò venne il pro- verbio della febbre di Saint-Fallier.k' 29 luglio 1 53 1 Diana rimase vedova di Luigi di Brez conte di Maulevrier , che avea sposalo nel i5i4- Cinque anni do- po, Enrico,allora delfino, in eia di 1 8 an- ni, divenne perduta meli le innamoralo di Diana, che ne avea 37, e che alle grazie e freschezza della gioventù, conservale fi- no ad un' età molto avanzata, univa doli di spirito corrispondenti a quelle della sua figura. Ella amò e protesse i lettera- ti. Gli ugonotti furono i soli ch'ebbero a lagnarsi di lei; per conseguenza non la ri- spettarono ne'loro scritti. Dopo l'infau- sta morte di Enrico li, accaduta a' 1 o lu- glio i55g, ella si ritirò nella terra d'A net, dove morì a'2.6 aprile 1 566, lasciando del suo matrimonio con Luigi di Brez due figlie, di cui la primogenita Francesca sposò Roberto della Marca duca di Bu- glione, e l'altra Luigia si maritò a Clau- dio di Lorena duca d'Aumale. Il ducalo di Valentinois, dopo la morte di Diana, fu di nuovo riunito al dominio della co- rona di Francia. Nel precedente articolo non solamente, come già arcivescovo di Valenza, ragionai di Cesare, ma ricordai i principali de'molti luoghi in cui parlai del medesimo, avendo ragionato ezian- dio di sua famosa Spada (^.), che pos- siede il duca di Sermoneta, come nar- rai descrivendo le notizie di quella cit- tà nelP articolo Velletri. Per la sua morte il ducato del Valentinese tornò al- la Francia, ed il re Francesco I vi fece fabbricare la cittadella. Quindi Valenza molto soiliì durante le guerre di religio- ne,da'sanguiua.ri e fanatici eretici ugonot-

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li. Quanto al Valentinese , divenne un piccolo paese formante uno de' più ric- chi appannaggi d'-alcou duca -e pari del regno. Luigi XI li dopo il 1641 ('0,ì° al principe di Monaco (/".)» sovrano dei- l'omonimo principato d'Italia, di cui ri- parlai nel voi. LX1, p. i43, cioè ad O- norato II Grimaldi, per essersi posto sot- to la prolezione della Francia per sot- trarsi dalle vessazioni degli spagnuoli. Lo ricevette dal re in piena proprietà per lui e suoi discendenti. Inoltre il ducato di Valentinois fu eretto in pariato diFran- cia con lettere patenti del maggio 1 64^, poscia dichiarato femminile con lettere de'26 gennaio i643. Questa donazione fu fatta perchè il re di Spagna Filippo IV confiscava o confiscar dovea ad Onorato li alcune sue terre nel regno di Napoli e nel ducato di Milano, allora domimi del- la monarchia spagnuola. A questo dono Luigi XIII aggiunse la baronia di Baux che eresse in marchesato, e queir altre signorie che registrai nel citalo articolo. Ivi pure dissi, che avendo Luigia Ippoli- ta Grimaldi, figlia maggiore di Antonio principe di Monaco, nipote d'Onorato II, preso nel 1 7 1 5 in isposo Goyon di Marti - gnon, che altri chiamanoFrancesco Leo- nor, gli portò in dote il ducato pari di Valentinois, e nel dicembre con lettere patenti fu ammesso per pari di Francia nel parlamento di Parigi, ove prestò giu- ramento neli7i6. Entrato dunque il du- cato di Valentinois nella casa del princi- pe di Monaco, il figlio primogenito tut- tora porta il titolo di duca di Valenti- nois, ed al presente lo è il principe eredi- tario di Monaco Carlo OnorioGrimaldi, grande di Spagna di i.a classe, nel 1846 maritato alla principessa Antonietta Ghi- slaine de' conti de Merode, da' quali nel 1848 nacque il principe Alberto Onorio Carlo.

Accaduta la tenibile rivoluzione di Francia nelfiniredel secolo XVII ^deca- pitalo il virtuoso reLuigi XVI, proclama- ta la repubblica e abolito ogni culto dire-

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ligione, possenti armate francesi invasero l'Italia, e dopo i più enormi sagrifizi im- posti al Papa Pio VI, coll'armistizio ili Bologna e il trattato di Tolentino (V.), pe'quali dovette rinunziare anche all'oc- cupato stalo d' Avignone e del Venaissi- no, invasero quindi interamente lo Sta- to Pontifìcio e Roma, che democratizza- rono. I medesimi repubblicani francesi, dopo averlo spogliato di tutto e detroniz- zalo, duramente a' 20 febbraio 1798 Io condussero prigioniero in Toscana,c\oè prima in Siena, e poi nella Certosa di Firenze, óa dove affranto dal male, dal- l'età eda un complesso di tanle strazian- ti disgrazie, a' 17 marzo 1799 senza ri- guardo alcuno, d'ordine dell'irreligioso e iniquo direttorio di Parigi , fu stabilito che si strascinasse nel cuore della Fran- cia, per essere più sicuri di sua innocua e virtuosissima persona, contentandosi poi che rimanesse in Valenza nel Delfi- nato, ove santamente terminò i suoi gior- ni. Nella sua biografia, nell'articoloFRAN- ciA,ne'molleplici che vi hanno relazione, tutto quanto narrai , e altamente cele- brandolo, vale a dire quanto precedette, accompagnò e seguì il suo eroico sagrifi- cio, precipuamente col veridico e couteua- poraneo JXovaes, Storia di Pio FI; e con mg/Pietro Baldassari segretario del mae- stro di camera del Papa, che accompa- gnandolo a Valenza si trovò eziandio al- la sua edificante morte col suo padrone, e quindi pubblicò la pregievolissima ed e- sattissima Relazione delle avversità e pa- timenti del glorioso Papa Pio VI negli ultimi tre anni del suo pontificalo^ edi- zione seconda corretta e aumentata ,Mo- dena 1840. Nondimeno per questo arti- colo serbai quelle particolarità eh' era indispensabile qui narrare, massime del soggiorno fatto in Valenza, come promi- si , il che eseguirò principalmente cogli encomiati benemeriti storici, nel più in- teressante; dappoiché i particolari detta- gli, (pianto sono importanti nella Rela- zione, in questi miei cenni riuscirebbe-

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ro prolissi. Il tirannico direttorio di Pari* gì, temendo gli eventi della guerra e la vicinanza al teatro di essa del Papa, sta bili di farlo tradurre nella badia di Molk presso Vienna d' Austria; ma rotta nuo- vamenteguerraa'tedeschi, divisò di man- dorlo in Sardegna, ed ivi farlo stabilire, colla mira d' ingrandire collo stalo della s. Sede quello del duca di Parma infan- te di Spagna, per piacere a quest'ultima potenza. Pensò pure d'inviarlo in Corsi- ca, perchè vi rimanesse obliato; finché a maggior sicurezza, e ad ulteriore strazio del venerando prigioniero, ottuagenario e infermo, ordinò che si trasportasse nel- l'interno della Francia, non curando le proleste de' medici che correva pericolo di perire nel viaggio. Varcate le orribili balze del Moncenis , tra gli eccessivi ri- gori della perpetua ueve,giuuse sulla fron- tiera di Francia, e Briancon fu lai.' cit- tà che l'accolse a'3o aprile 1799, ed ivi crudelmente gli furono strappati dal fian- co i prelati Spina arcivescovo di Corin- to e Maggiordomo, Caracciolo Maestro di camera, ambedue poi cardinali , Ma- rotti segretario e altri della Famiglia pontificia, cioè il cappellano Gio. Pio da Piacenza minore riformato e il Baipas- sai i. Quindi il direttorio vilmente risecò le spese del viaggio, lo stabilì a 1800 li- re,*da somrainislrarsi da'dipartiinenti pe' (piali doveva passare; ma il Papa vi sup- plì da per se, non permettendo loro tale aggravio. Per s. Crespi no, Ambrum, Savi- nes, Gap, Corps, La M tire, Vizille, giunse a Grenoble, ove Pio VI provò l'allettilo* so conforto d'essergli restituiti i nomina- li prelati e domestici; oltre di trovarvi il cav. Labrador deputato da Carlo IV re di Spagna di restare presso di lui , onde diminuire le pene di sua schiavitù , ed infalli cominciò il suo incarico con otte- nere la restituzione de' famigliari al Pa- pa, i quali però dovevano precederlo a Valenza. Piipreso il viaggio, perTullins, s. Marcellino e Romans arrivò a Valenza sul Rodano a'i4 luglio, ciltà che Dio a-

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vea destinato per termine di sue sciagu- re, mirabilmente sostenute con longani- me e inalterabile pazienza, con tanta glo- ria sua e del pontificato. Allora il diret- torio decretò essere Pio VI prigioniero di stato, per fargli sempre più perdere la speranza di riacquistare colla libertà la sua sede e il suo trono. Nella cittadella di Valenza era un palazzo con giardino annesso, il quale avanti la rivoluzione veva servito per abitazione al regio gover- natore,, e questo fu scelto per albergarvi Pio VI. Mg.1 Spina andò a vederlo, e tro- vò che per ampiezza era bastante a tut- to il seguito del Papa, ma allatto manca- va di suppellettili. Saputosi ciò in Valen- za, alcune famiglie dell'antica nobiltà francese, e segnatamente la marchesa di VinSjSÌ esibirono d'im prestare de'loro mo- bili e masserizie; ed in sulle prime il ma- gistrato dell' amministrazione centrale della Dróme si oppose come offerte di aristocratici, finché stretto dalla necessi- tà lo permise a tutti. I buoni signori di Valenza fecero tosto a gara in mandare l'occorrente, ed in 48 ore furono del tut- to forniti gli appartamenti del Papa e suoi prelati, e le camere pel rimanente dell'as- sai numerosa comitiva , e con tanta ab- bondanza che si restituì il superfluo. La marchesa di Vins con gran diligenza vol- le interamente guarnire e adornare ie stanze del Papa, tranne un Crocefisso di legno bene scolpilo, ed un quadro di buon pennello, esprimente Y Ecce Homo. Il r.° lo die Cornier commissario del di- partimento, uomo retto e cortese, rispet- toso e religiosissimo,offrendosi ad ogni oc- casione per mitigare le sventure e le pene del Santo Padre, ma glielo impedì il ma- gistrato repubblicano del dipartimento, benché il direttorio di Parigi al Cornier avesse affidato la speciale cura di badare alle cose del Papa. La pittura, che fu col- locata nella stanza da letto, fu sommini- strata dalla madre di Championnet ge- neralissimo nell' occupazione di Napoli. Raccontai neluoghi ricordati, con quan-

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ta commovente divozione da per tutto fu venerato e onorato Pio VI dalle popola- zioni francesi, nelle città e luoghi di pas- saggio e di fermata, le festive e affettuo- se dimostrazioni, quasi universalmente acclamato nel chiedergli con fervore I' a- postolica benedizione, e gli ubertosi frut- ti che se ne ricavarono per le di verse con- versioni: fu un viaggio trionfale. Arriva- to Pio VI in Valenza, direttamente fu condotto nel palazzo della cittadella , e subito ne fu chiusa fa porta , acciocché niuno entrasse, ed a* cittadini ch'erano usciti ad incontrarlo, e l'ebbero poi nel- la loro città per un mese e mezzo, solo ne' momenti dell' arrivo fu dato di poter- lo sfuggevolmente vedere. Il magistrato dipartimentale con suo decreto dichiarò essere il già Papa prigioniere e in istato di arresto, perciò non potere uscir mai dal suo albergo, e che niuno senza sua li- cenza in iscritto potesse entrare nella cit- tadella e molto meno nel palazzo. Alla sua porta pose un corpo di guardie e più innanzi una sentinella. Anche nel giardi- no erano alquanti soldati, per impedire che il popolo si adunasse presso il muro della cittadella, e che i preti francesi, im- prigionati nel vicino carcere e antico con- vento di s. Francesco in odio alla fede , e per non aver voluto prestare ilgiuramen- to civico, salutassero o facessero gesti a' famigliari delPapa, a'quali mediante car- ta di sicurezza fri permesso uscire e ritor- nare nella cittadella a piacere: mg/Carac- ciolo per amore al Papa non sortì mai dal palazzo. La cappella di questo servì per celebrare alcune messe, ma conveni- va poi dare la chiave al severo e vessa- torio magistrato, che il buon Cornier de- luse con consigliare che si lasciasse aper- ta, senza chiuderne la serratura, ed id quanto potè fu sempre amorevole; tale pure si mostrò Boveron uno de'5 del ma- gistrato. Il Cornier provvide una como- da sèdia a bracci uòli con piccole ruote, sulla quale Pio VI respirava l'aria aper- ta nel giardino, non senza amarezza pef

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l'inurbanità e irreligione di diversi sol- dati, che talvolta bai baiamente lo deri- devano e schernivano. Ed egli soliti va l'ingiurie con perfetta pazienza, e veniva rattemprata la pena di sidalti affronti, pel rispello col quale l'onoravano altri soldati. 11 comandante di piazza in di* verse ore del giorno aggiratasi pel pa- lazzo , per indagare se era osservato il prescritto dal magistrato. Questi ed i po- steriori rigori e la vigilanza colla quale fu guardato Pio VI, si vollero scusare pel mantenimento della pubblica tranquilli- tà, e per evitare turbolenze che suscitar poteva la vicinanza d'Avignone e del contado Venaissino, negli anni preceden- ti tolti dal dominio temporale di Pio VI e della s. Sede, e dove le genti di campa- gna sentendo vicino l'antico loro pater- no principe l'acclamavano e Io compian- gevano , scagliando improperi*! contro i suoi feroci persecutori. Il Novaes descri- ve quanto accuratamente si vegliava dal militare nella fortezza e suoi dintorni. Il Papa, poiché in Valenza si fu riposato un due giorni, slava mediocremente bene. Nella mattina avea mente svegliata e se- rena, diceva le sue ore canoniche, ascol- tava per l'ordinario due messe, e face- va lunghe e fervosc preghiere alla ss. Trinità; alla B. Vergiue, a s. Pietro, e avendone l' immagini dentro il bre- viario, le baciava con gran tenerezza. A- Tanti il desinare, di tanto in tanto si fa- ceva condurre nel giardino. Questo era come un terrazzo che dominava parte della città e il magnifico bacino del Ro- dano. Onde si dice che il Papa, la i .' vol- ta che fuvvi menalo, esclamasse: Oh che bella vista 1 1 suoi sonni consueti , dopo desinato , di giorno in giorno con pena si videro prolungare ; e svegliatosi, ordi- nariamente passava il rimanente del in silenzio, e non gradiva che gli si par- lasse di qualsiasi cosa. Nondimeno vo- leva nella sera alzarsi di letto, e co'suoi recitare il rosario. Gli abitanti di Valen- za eoo pi'qfcrle di soccorsi d' ogni sorla

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moslrnrongli generosa sollecitudine d'ad- dolcire l'asprezza delle sue sventure. Pa- recchi ecclesiastici , non ostante la seve- rità de'custodi dell' augusto prigioniero, travestendosi bene, andarono sino a lui. Tuttaquanla la città era addolorata dal- le tribolazioni del Santo Padre, e vi si ve- deva regnare la taciturnità e la tristez- za. Poco dopo l'arrivo di Pio VI a Va- lenza, dal cav. Labrador e da mg.r Spi- na , al quale il Baldassari serviva come segretario , si cominciò con vicendevoli noie diplomatiche a trattare degl'indulti desiderati dal gabinetto di Madrid, di- retto dal marchese d'Urqijo gran neon- co del clero. Alcune domande, attesa la condizione de' tempi, erano ragionevoli, e si concessero. Altre poco discrete , si modificarono. Altre ledendo di troppo i sagri canoni e la disciplina della Chiesa, furono negate. 11 Labrador che avea li- cenza amplissima di visitare il Papa, vol- le tentare di parlargliene, ma n' ebbe in risposta: Tutti i monarchi del mou- do non valere a farlo operare contro la coscienza; per piacer agli uomini non voler offendere il Signore, a cui fra po- chi giorni dovea rendere rigorosissimo conio del suo operato. Perciò temendo rog.r Spina che il Labrador se ne partis- se, e così restare il Papa e i suoi nell'in- digenza, manifestò le sue apprensioni al Papa, il quale anziché turbarsene , co- raggiosamente rispose: Niuno s'inganni credendo, che noi vogliamo vender l'ani- ma nostra , per prolungarci d' alquanti giorni la vita. La provvidenza di Dio non mancherà mai di soccorrere chi in lei confida. Sopporteremo l'inopia, accette- remo la morte, ma non fi a mai che con- sentiamo a servirci indes trite tionem del- la podestà che Dio ci diede in aedi fica- tionem". Quest' esempio di fermezza a- postolica fu l'ultimo atto del lungo e glo- rioso pontificato di Pio VI , poiché indi a poco, cioè Dell'entrar d'agosto, gli ven- ne languore grandissimo e sonnolenza quasi continua, e nausea d'ogni cibo, sic-

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che non poteva più ponderare deci- dere affari. Con tultociò Labrador con- tinuò a dimorare in Valenza, e sommi- nistrò denari anche dopo la morte del Papa a 'suoi famigliari tanto nel tempo che restarono in Francia , che nel ritor- no loro in Italia. Dimorando il Papa in Toscana era stato largamente soccorso da alcuni personaggi ecclesiastici e seco- lari di Germania e de' Paesi Bassi, ma egli se ne servi pel mantenimento de* nunzi. Inoltre somministrarono grosse somme l'arcivescovo di Siviglia Despuig e 1' arcivescovo di Valenza Ximenez, ed il governo spagnuolo a mezzo del cardi- nal Lorenzana regolò tali somministra- zioni con inviare 2000 scudi il mese, ol- tre il provvedere di tutto che faceva il cardinale la persona del Papa, e dava somme a mg.r Caracciolo per le spese straordinarie, ed ancora ne mandava a' cardinali. Vi fu persona che die 6000 scudi per 6 camicie pel Papa. Narra No- vaes, che Pio VI rispondeva al cav. La- brador ed a mg.r jVIarotti, che nelle sue tribolazioni procuravano consolarlo, fa- cendogli riflettere, che il suo esilio, le sue sofferenze e la sua rassegnazione, forma- vano l'epoca più. gloriosa del suo pontifi- cato, e confondeva i suoi nemici. «Tutto- ciò sarà vero : ma quello che mi affligge all'estremo, si è il vedere qua e disper- si e perseguitati i cardinali, i ministri del- l'altare ... Cosa sarà mai della mia pove- ra Roma, che ho tanto amata; cosa sarà del mio caro popolo; cosa sarà mai del- la Chiesa di Dio, la Chiesa che debbo la- sciare cosi sconvolta e agitata? '' In tut- te le provincie d'Europa non si parlava che di Pio VI e de'suoi oppressori, i qua- li non avevano altro in mira che d'avvi- lire il culto cattolico nella persona del suo capo, e degradarlo colle loro incessanti persecuzioni. Giammai però il Vicario di Cristo comparve grande sul trono me- desimo del Valicano, circondato da tut- to il suo maggior splendore; onde a ra- gione si confessava, che isuoi nemici non

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l'aveano fatto trasportare in Francia, che per incoraggiare e animare colla di lui presenza i sentimenti di religione , che sembrava andassero a illanguidire nel cuore di molti. La comparsa del roma- no Pontefice in Francia fu una successio- ne di trionfi, tanto pel suo augusto ca- rattere e sublime dignità, benché dalla forza tirannica oppressa, quanto ancora per la religione medesima, e nel tempo stesso un attestalo perpetuo della vergo- gna e dell'impoteuza della filosofia irre- ligiosa e tiranna. Intanto a' 22 luglio il direttorio di Parigi inviò al commissario Cornier l'ordine, che il già Papa come un ostaggio si trasfeiisse a Dijon, senza fermarsi a Lione, come rea di troppo at- taccamento all'altare e al trono, e che il viaggio fosse a di lui proprie spesel Giun- to il decreto a Cornier intorno al finir di luglio , ne avvertì i famigliari del Pa- pa, ma al magistrato lo tacque per al- quanti giorni. Pio VI avea peggiorato nella sua infermità', e l'accreditato me- dico di Valenza Bartolomeo Blein, che lo cura va, prognosticava assai sinistramente, per cui si conobbe anche dal magistrato dover protrarre la partenza, finché l'in- fermo migliorasse. Questo avvenne du- rante la novena per l'Assunzione, e nel della festa il Papa ascoltò due messe e ricevè la comunione da mg/ Spina. In- di questo prelato gli manifestò il decreta- to dal direttorio, e Pio VI virtuosamente rispose : » Sarà quello che Dio vorrà. Ve- ramente speravamo che ci concedereb- bero di starci qui quietamente a morire. Ma sia pur falla ancora in questo la vo- lontà di Dio". Leggo nel Novaes, che i custodi del Papa,vedendolo alquanto sol- levato, a' i3 agosto lo pregarono a farsi vedere alla gran quantità del popolo, che adunatosi intorno alla cittadella prorom- peva in minacce contro i suoi oppressori, se continuassero a privarlo dell'amala vi- sta del Vicario di Cristo. Onde Pio VI si fece portare a braccia sino al balcone di sua abitazione, e vestito colle divise di

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sua dignità, die non lascio mai , se non negli ultimi istanti di stia vita, affaccian- dosi rivolto al popolo Valentino, con vo- ce sonora esclamò : Ecce Homo , e gli compartì la sua apostolica benedizione. Mentre conveniva disporsi alla partenza, a* 16 agosto il Papa fu trovato langui- dissimo, ottenebrato nella mente e nau- sea ti ssimo <T ogni alimento, per cui si dilazionò il viaggio e vi acconsentì il ministro dell'interno. Il 18 volle alquan- to alzarsi dal letto, e tentare col p. Gi- rolamo Fantini trinitario del riscatto, suo confessore, di dire l'uflizio; ma pro- nunziava fuor di luogo i versetti de'salmi che sapeva a mente. A' 19 migliorò, mo- strò animo sereno e gustò il cibo; ma do- po il desinare venne assalito da singhioz- zo, vomito e diarrea, onde il d.r Blein ve- dendo che ne'seguenti giorni il male pro- grediva avvisò del pericolo. Si chiamò pertanto da Grenoble il d.1 Luigi Ducha- doz, che a'^3 cominciò colPaltro medico a curare il Papa della violenta dissente- ria mucosa e sanguìnea, senza però do- lori per l'insensibilità degl'intestini, col- piti ancor essi dalla paralisi che all'infer- mo avea mortificato il corpo dal mezzo in giù, fin da quando dimorava in To- scana. A' 27 la dissenteria si cambiò in lienteria, sicché le cose eh' egli riceveva per bocca, immantinente le evacuava af- fatto indigeste. Non avea febbre, ma e- strema debolezza; per cui di mano in ma- no che all'infermo mancavano le forze cor- porali, gli si attenuava la voce. Però l'a- nimo suo si rasserenò, cessò la sonnolenza letargica, svegliate e giuste ebbe l'idee, e sino all'ultimo respiro fu in perfetti sen- timenti, benché nell' ultime 24 ore del suo vivere sopravvenne la febbre inter- rottamente. A' 27 dovendosi il Papa co- municare per Viatico, si fece levare dal Ietto e porre nella sua sedia, e confessa- tosi, assunse il rocchetto, la mozzetla e la sloia. L'aieivescovo Spina, preceduto dagli altri ecclesiastici con candele acce- se, dalla cappella pollò la ss. Eucaristia,

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e Pio VI trattosi il camauro, che soleva usare in luogo del berrettino bianco, l'a- dorò con profonda riverenza. Mg." Ca- racciolo, standogli a lato, recitò per lui la professione di fede; ed il Papa atten- tissimo ascoltava , e col moto del capo indicava la sua pienissima sommissione agl'insegnamenti divini di s. Chiesa. L'ul- time parole di giuramento: Sic me Deus ad j uvei, et haec s. Dei Evangelia , le pronunziò di sua bocca, come accompa- gnò le parole del Confiteor recitato dal p. Fantini, rispondendo Amen alle due preci dell'assoluzione. Dipoi quando mg.r Spina, tenendo in mano il ss. Corpo di Cristo, disse l'annunzio sublime e soave : Ecce Agnus Dei, il Papa cominciò subi- to a dire il Domine non sum dignus, e intero lo ripetè 3 volte. Dopo il fervoro- so ringraziamento, il p. Fantini gli disse se voleva fare qualche disposizione a be- neficio de'suoi famigliari. Rispose il Pa- pa : » Siamo molto grati a tutti. Ma nel- l'attuale nostra posizione, che possiamo noi fare? " Poi, fatto venire rog.r Spina, gli domandò se avea denaro per disporne; e udito che alcune somme donate dalla pietà d' alcuni tedeschi, erano depositate in Italia , per mancanza di modo onde farle giungere in Francia, gì' ingiunse di compilare il codicillo, che sottoscrisse di sua mano, ne commise al prelato 1' ese- cuzione, e si legge nel Daldassari. Con- fermato l'anteriore testamento e i legati in esso lasciati ad alcun famigliare , se- condo le proprie forze, dispose a favore di quelli parlili con lui da Roma e in at- tualità di servizio, esclusi quelli presi do- po la sua partenza da Firenze. Oltre al- la spesa del viaggio per tornare alle pro- prie case, a tutti assegnò la paga di ruo- lo d'un anno, indi inoltre nominatamen- te dispose.»» A'nostri due aiutanti di ca- mera Bernardino Calvesi e Andrea Mo- relli (poi 2.0 aiutante di Pio VII), oltre a ciò che secondo il costume nella nostra piccola eredità possa loro appartenere, in- tendiamo delle nostre suppellettili , la-

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sciamo Ittita la nostra biancheria e ve- stiario da dosso. 11 rimanente poi di tut- ta la nostra biancheria da tavola come da letto, eccettuato un servizio da tavo- la nuovo, ricevuto da Noi, allorché era- vamo in Siena, da mg.r Erskine, si divi- derà fra il nostro scalco e i nostri scopa- tori, compreso il decano, cuoco e creden- ziere, avuto riguardo al grado loro e an- zianità, e ad arbitrio dell'esecutore della presente disposizione. Al p. Gio. Pio da Piacenza, attuale nostro cappellano , ed al p. Girolamo Fantini nostro confesso- re, ambedue secolarizzati da Noi nel no- stro viaggio, e che con tanto amore ci hanno prestato il loro servizio, lasciamo oncie 3oo d'argento per ciascuno, per u- na sol volta, non comprese le spese per il loro ritorno. Tutti gli argenti e le al- tre cose preziose che si trovano attual- mente essere di nostro uso , ma non di nostra proprietà , aventi Io stemma de' nostri predecessori o nostro, intendiamo che tutti fedelmente siano resi al nostro successore. Tutto il di più che ci appar- tiene, si consegnerà a' nostri eredi (i ui- poti cardinale e duca Braschì)". Nello stesso giorno de'27 i medici dichiararo- no il male incurabile e che fra pochi il Papa morrebbe. Il breve tempo che sopravvisse, lo passò in fervide orazioni, a'28 ricevè da mg.r Spina l'estrema un- zione, estremo conforto de'fedeli, conti- nuando il Papa le preci e sempre ripe- tendo: In le, Domine, speravi: noncon- fundar in determini. Essendogli stato posto in mano un piccolo Crocefisso, lo tenne sempre stretto sino ai cominciar di sua corta e placida agonia, baciandolo di frequente teneramente. Nella sera peg- giorò e alla molestia del singhiozzo si ag- giunse quella del catarro. Perdouali i suoi nemici , ricevuta dal p. Fantini 1' assolu- zione sagramentale, e da mg/ Spina quel- la in articulo moriis con indulgenza pie- na ria, il detto confessore cominciò a reci- tare le preci della raccomandazione del- i 'anima , ed innanzi che il Papa perdes-

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se la conoscenza , con alletto alzò la de- stra e facendo 3 segni di croce benedisse tutti i suoi, che si struggevano in lagri- me d' amore. Passati 5 minuti, con san- to transito il gran Pio VI rese la sua bel- l'anima a Dio, a'29 agosto 1799, at* ua* ora e circa 3o minuti del mattino. Conta- va anni 81, mesi 8 e giorni 2 d'età, e di pontificato anni 24, mesi 6 e giorni 1 4, il più lungo dopo s. Pietro, e qual martire della moderna filosofia, come dice ilBal- dassari : ina ripeterò l'elogio che fu pub' blicato a Parigi dopo la sua morte: Pius VI, in sede Magnus, ex sede Major, in coelo Maxima». Dell'effigie di Pio VI to- sto in Francia se ne fece un grandissimo numero, e tutti ansiosamente l'acquista- rono. Una avea l'epigrafe: Pio VI som- mo Pontefice, morto in cattività. Era cir- condata da foglie di palma intrecciate a corona , in segno di martire. Nella bio- grafia di Pio Vie ne'Iuoghi in essa ricor- dati descrissi, oltre l'edificantesua morte e l'elogio di sue magnanime virtù, la se- zione del di lui cadavere eseguita egre- giamente dallo scopatore segreto Filippo Morelli , che prima avea studiato la chi- rurgia, in uno all'imbalsamazione, alla presenza di tutta la famiglia , operazioni durate 8 ore; come posto nella cassa mor- tuaria con iscrizione riferita dal Baldas- sari, e temporaneamente col vaso de' Pre- cordi deposta nella stanza sotterranea sot- to la cappella della cittadella , e difesa con incamiciatura di muro. I funerali no- vendiali celebrati in detta cappella, tra le dimostrazioni di dolore e di divozione de* valentini; l'esequie onorevoli fatte in tut- ta la cristianità che lo pianse. Frattanto reduce dalla spedizione d'Egitto, l'8 ot- tobre sbarcò a Frejus Napoleone Bona- parte, e indi si recò a Valeuza con alle^ grezza e speranze de' valentini , essendo ormai da tutti odiati i reggitori della re- pubblica; vi si trattenne 24 ore, ed a' io partì per Lione e Parigi col general A- lessa no" ro Berthier. Nel suo breve sog- ' giorno a Valeuza , *olle vedere la &nu~

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glia ecclesiastica de) Papa, la trailo con cortesia e benevolenza , promettendo il suo patrocinio , sia pel libero loro ritor- no in Italia, sia per portare il corpo del Papa a Roma. Fosse o no che li favoris- se, ne' primi del seguente novembre eb- bero tulli i passaporti, restando a Valen- za a custodire le venerande spoglie di Pio VI , mg.r Spina e mg.r Malo cameriere segreto. Mentre mg.r Spina implorava li- cenza di trasportare il pontifìcio cadave- re, Napoleone divenuto i.° console e di fatto monarca, a'3o dicembre 1799 de- cretò. Che il cadavere di Pio VI si sep- pellisse in Francia cogli onori usati co' morii suoi pari , e sulla sepoltura si co- struisse poi un monumento semplice, che indicasse la dignità ond era stato insigni- to. Il prelato Spina impedì che ciò si e- seguisse dal vescovo costituzionale di Gre- noble e dal clero simile di Valenza , ri- pugnandovi pure i buoni valenti ni, come prevaricatori e scismatici; ma bisognò contentarsi de' soli onori civili e militari, ommessa ogni ceremonia religiosa, ben- sì con grande accompagnamento e mol- li segni di duolo, e non quanto alla pom- pa fu in tulto eseguito l'annunziato dal programma, riprodotto dui Baldassari, e dal Cancellieri nella Storia de possessi, p. 4'7> con a^t,e notizie. A' 3o gennaio 1800 il corpo di Pio VI dalla cittadella fu portato al cimile rio comune, e quivi sotterrato. Neppure vi fu posto segno al- cuno sul sepolcro , per cui natavi sopra dipoi dell' erba , non più si distingueva il sito preciso ove giaceva. Ed allora mg.r Spina si recò dal sagro collegio in Ita- lia: la sua biografia va tenuta presente, poiché si rannoda con quanto vado in breve narrando; ma pochi argenti polè condurre seco, impadronendosene la re- pubblica francese, quali proprietà del pa- pato 1

Elello Pio VII, raccontai nella bio- grafia del predecessore, che a mezzo di mg.r Spina inviato a Parigi per trattare il celebre Concordato, il quale fu concluso

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nel 1 80 t , in nome del Papa domandò a Napoleone il corpo e i precordi di Pio VI, e l'ottenne. Di conseguenza, nella not- te de'^3 al 24 dicembre fu disotlerrala la cassa morluaria e il vaso de'precordi, e consegnali al prelato (ch'ebbe nel viag- gio a compagno il p. Carlo Caselli ser- vita e poi cardinale, secondo Cancellieri, anch' egli essendo stalo inviato a Parigi pel concordato) a' io gennaio 1802, il qua- le su carro funebre li condusse seco, tra la generale divozione de' popoli. Narrai pure il solennissimo ingresso in Roma degli avanzi mortali di Pio VI, i magni- fici funerali celebrati in s. Pietro da Pio VII, praesenti cadavere, con Orazione funebre j la tumulazione in quel sontuoso tempio , di che anco nel voi. LX1 V > p. Ii4, dopo la ricognizione del cadavere. Questo fu trovato intero, ma contraffatto nel volto. Agli obiti onde il cadavere era stato vestito in Valenza, furono sovrap- posti gl'indumenti pontificali.E mg.rLan- te tesoriere generale mise nella cassa una borsa , che conteneva le monete coniate nel pontificato del defunto. Indi chiusa nuovamente la cassa co' soliti sigilli , vi si aggiunse sopra una piastra di piombo con questa iscrizione. Pius VI, P. M. - A Valentia a pud Rhodanum - Adbasi* licarn s. Petri- Solemniler trans latus - Die xvii februari mdcccii. A suo tem- po la cassa fu posta presso il sepolcro di s. Pietro, innanzi alla cui confessione e- levasi il già ricordato monumento; e sic- come l'iscrizione l'avea indicata lo stesso Papa,ecolNovaes' la ri portai nel voi. XII, p. 3o 1 , qui riproduco la scolpita. Pius VI Braschius Caesenas Orate prò eo. Tut- tavolta apprendo da Cancellieri, che l'i- scrizione fatta da Pio VI fu posta sul luo- go ove giace la cassa morluaria; mentre quella qui riferita è scolpita nel zoccolo che serve di base alla di lui statua colos- sale summentovata. Dice lo stesso Cancel- lieri che il vaso de'precordi dovevasi por- tare con quelli degli altri Papi nella chiesa de'ss. Vincenzo e Anastasio, ora de'A//«/-

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stri ifrgV Infermi (F.). Tale vaso ilei suo cuore e delle sue viscere instantemente lo domandò a Pio VII il governo francese, per la cillàdi Valenza, e con sommo impe- gno il vescovo Recherei, e l'ottennero; per cui nella biografia di Pio VI narrai pure ia pompa colla quale i precordi, per cu- ra dello Spina divenuto cardinale , si ri- portarono a Valenza, accogliendoli i Va- lentin» con divoto giubilo a* 29 marzo i8o3, e collocandoli nella suddetta cat- tedrale. A compimento della narrativa, compendierò la relazione pubblicata dal Biddrtssari. Tale arrivo fu annunziato col snono d'un'ota delle carapaue. 11 vescovo Recherei fece incontrare il convoglio fu- nebre da 3 deputati a Monteliiuar, ed i comandanti militari colle autorità civili l'acculsero all' estremità del borgo Saul- nières.La carrozza che portava il prezio- so deposito era coperta di velluto cher- misino, V accompagnavano i commissari di Roma e Tolone, e fu tenerissimo spet- tacolo la calca del popolo ivi concorso. JNel suo ingresso in Valenza suonarono tutte le campane delle chiese,al rimbom- bo del cannone. La pompasi componeva, degli uiìi/.iali di tutte l'amministrazioni, di 3oo damigelle vestite di bianco con cintura nera , di molle dame e cittadini in abito nero, delle autorità giudiziarie e civili, degli avoués, degl'ingegneri, del magistrato comunale, della prefettura e degli udì zi ah militari. Questa comitiva venne dalla strada maestra sino alla por- ta s. Felice, poi per la via medesima sino alla piazza dell'Erbe, iudi per la piazza della Libertà pervenne alla cattedrale per la porta maggiore, ov'era il vescovo in abiti pontificali e 49 ecclesiastici con paramenti neri e paonazzi. L' urna con- tenente i precordi di Pio VI, posta sopra una barella parata di nero, venne porta* ta nel vestibolo in cui stavano i detti ec- clesiastici. 11 vescovo ne fece la ricognizio- ne con alto notarile, indi alla presenza de' commissari di Roma e Tolone, delle au- torità e della moltitudine, disse lesegueu-

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ti parole, n Ragguardevoli deputati. I francesi, ma specialmente i valentiui, vi- dero mal volontieri la traslazione della spoglia mortale di Pio VI , della quale voi adesso ci riportate una porzione. E- gliuo si consolauo per questo ritorno, del quale debbono essere grati alla bontà del Santo Padre, alle cure del cardinal Spi- na, ed al favore speciale del governo fran- cese, che ne fece domanda mediante il suo ministro residente in Roma. Se voi tornate alla metropoli del mondo cristia- no, direte al Sommo Pontelìce,che la re- ligione cattolica e apostolica romana ri- nasce in Francia sotto felicissimi auspicii. Questo concorso di fedeli che voi vedete, annunzia in modo autentico ii loro affet- to alla religioue de' uoslri padri e alla memoria di Pio VI ". 11 cittadino Rubi- na u, uno de' commissari di Tolone, im- provvisò una risposta, in cui fra le altre cose dichiarò. >* Onorati essendo di im- portante commissione, ci reputiamo feli- ci che intatto vi consegniamo il deposito a noi aflidato. Siamo stupiti di grati concorso di fedeli, il quale certamente de- ri va dal rispetto ch'essi portano all'obbiet- to che ci ha adunati, dalle vostre virtù, o mg.r vescovo, e dal buon esempio del vo- stro clero". Indi i canti lugubri, prescritti dal rito della diocesi, annunziarono l' in- gresso del cuore e viscere di Pio VI nella chiesa cattedrale. La maestà dell' edili- zio, il modo ond'era apparato, 3oo e più ceri accesi, la moltitudine de' fedeli che da 3 ore e più vi stavano congregati, ra- pivano T anima in modi tali , che si può sentirli, ma uon mai spiegarli. Giunta ia cassa nel coro, si posò sopra un mauso- leo costruito in buonissimo stile. Otto ur- ne funebri, fiammeggianti e frammesse a molti ceri accesi, insieme con questi face- vano risaltare l'eleganza del cenotafio. Le dame e damigelle di Valenza, con som- ma cura e divozione attesero ad orna- re tal monumento. Collocate a' loro po- sti l'autorità costituite, si cantò il vespero de' morti, e poi si fecero le 5 assoluzioni,

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ed in ultimo si commise di custodire il deposito a due ecclesiastici in cotta ed a due laici, i quali passarono la notte in preghiere. Nel seguente all'ore 9, mg.r vescovo si condusse col clero in coro a cantare 1' uffizio de' morti, e alle ore 1 o coll'intervento dell'autorità costituite in abito formale, e di grandissimo concorso de'fedeli, si celebrò la messa solenne. Do- po il Vangelo il prete francese Dufau For- tis deputato e commissario, chein Civita- vecchia da'prelati Vaticani ricevè in con- segna i precordi, stando a pie dell'altare recitò una parlata e la concluse con dire. «Fedeli di Valenza, il Santo Padre esau- dì i vostri voti. In tutti i luoghi pe' quali passammo, la vostra sorte era lodevol- mente invidiata. Questo sagro pegno del- l'amore che a voi porta il Sommo Ponte- fice, oh confermi ed assodi la vostra u- pione colla s. Sede, e conservi la pietà che voi mostrate oggi in modi così segnala» ti". Poi comparve in sulla cattedra di ve- rità il celebre oratore Mila vaux confiden- tissimo del vescovo, e recitò l'orazione fu- nebre di Pio VI, colla cui eloquenza ecci- tò in ogni cuore dolcissima commozione. Stabilì per principio , che qualsiasi uomo non è grande veramente, se non in quan- to è grande dinanzi a Dio. Poscia percor- rendo la vita del medesimo Pontefice, fe- ce bellissima e verissima applicazione del- l'accennato principio. Finita la messa so- lenne, e fatte di nuovo le 5 assoluzioni, il prezioso deposito fu trasferito processio- talmente nella cappella destinata per cu- stodia temporanea, ed ove fu posta una lampada ardente e notte,tìnchè il mau- soleo che do vea racchiuderlo fosse compi- to per collocarlo stabilmente nella stessa cattedrale, il governo francese avendolo commesso inRoma allo scultore Laboreur (onde onorai e questa vittima augusta del- la persecuzione religiosa, ed a servire di ri- parazione alle crudeltà esercitate contro il comune Padre de' fedeli, come osserva il J aulir et nelle sue Mcmoires). La cas*a fu coperta cou drappo di velluto violaceo,

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avente nella parte superiore ricamata in oro la Croce, e nella parte anteriore il tri- regno. Ad onta della lunghezza della fun- zione e il gran concorso de'fedeli, perfet- ta fu la quiete. In questa occasione le da- me e damigelle ragguardevoli , a favore de'poveri fecero una questua, e versaro- no nella cassa di beneficenza la ricavata considerabile somma. 11 prefetto e le au- torità civili e militari gareggiarono uel- l'onorare i deputati e in ogni occorren- za. Quindi il Baldassari riproduce la re- lazione, come il cuore e le viscere di Pio VI furono riconosciute, e poi collocate con solenne funerale nel monumento che le racchiude, ed eccone il sunto. A' 19 ot- tobre 181 1 mg.' Recherei convocò nella cattedrale i canonici e que'della fabbrica di essa, significando loro di voler fare in- nalzare il monumento di marmo desti- nato dal governo imperiale a racchiude- re i precordi di Pio VI, e perciò doversi prima visitare la cassa che li conteneva e farne la ricognizione. Entrati nella cap- pella ove erano stali collocali, si trovaro- no intatti lai/ cassa; i due sigilli vescovili ei due della municipalità di Valenza; la 2." cassa di noce; la coperta della 3.a cas- sa co' sigilli del cardinal York arciprete Vaticano e due del capitolo Vaticano. Aperta la 4-* cassa, meglio vaso o urna di piombo, contenente il cuore e le visce- re di Pio VI, si trovò intatto il sigillo di mg/ Caracciolo suo maestro di camera. Indili vaso di piombo fu chiuso e risal- dato. Osservò P architetto Ricaud che lo spazio preparato nel monumento per ri- porvi il vaso di piombo non era suffi- ciente, perciò propose di collocarlo sotto del medesimo, e ci convennero il vescovo co' canonici ed i fabbriceri. Quindi a' 1 1 ottobre dello slesso 181 1 rag/ Becherel, invitali il capitolo e i fabbriceri Della cat- tedrale, sigillò col proprio sigillo in 5 di- versi luoghi il vaso de'pontilìcii precordi, ed alla loro presenza fu riposto nel luo- go determinato, faceudosi le consuete sa- gre ccremonie. Finalmente a'25 ottobre

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si celebrò nella cattedrale di Valenia so- lenne funerale, per la dedicazione del monumento consagralo alla gloriosa me- moria del Sommo Pontefice Pio VI, ed a tale effetto nel coro si eresse decoroso catafalco ornato dell'insegne pontificali. Alle ore io tutte l'autorità citili, milita- ri e giudiziarie recaronsi nella cattedra- le, e siccome era stato invitato a presie- dere alla ceremonia il cardinal Spina, il vescovo accompagnalo dal capitolo e dal clero della città e contorni , ricevè alla porta della chiesa il cardinale, il quale assistito dallo stesso vescovo e da quello d' Avignone, celebrò pontificalmente la messa. 11 canonico Bisson segretario del vescovato di Valenza, recitò un discorso proprio della funzione. Immenso fu il concorso de' fedeli, tutti mostrandosi in- teneriti sommamente, per la commoven- te e patetica narrazione che delle virtù di Pio VI fece il facondo oratore. Il fu- nerale terminò colie 5 solenni assoluzio- ni prescritte dal pontificale, e suonarono tutte le campane delle chiese della città. Mg/ Becherel sul monumento fece scol- pire la seguente iscrizione. Sanata Pii VI redeunt Praecordia Gallisi Roma tenet Corpus j Nomenubique sonai. Va- Icnliae obiit, 29 Aug. art. 1 799. Le sup- pellettili ch'erano servite a Pio VI nel suo soggiorno nella cittadella, ed altri og- getti di suo uso furono riguardati e tenu- ti come memorie illustri e divole. Notai nel voi. LUI, p. 108, che mg/ Chatrous- se vescovo di Valenza, possedendo la pic- cola pisside che il Papa soleva portare colla ss. Eucaristia sospesa sul petto nel doloroso viaggio , la donò al Papa Pio IX (V.)t il quale ne fece lo slesso uso io quello memorabile di Gaeta, con parten- za segreta dalla sua sede, per non essere esposto a nuovi oltraggi de'decnagoghi e de'faziosi riuuilisi in Uoma. Il Giornale di Roma del 1 85 1 a p. 730, riporta la seguente notizia.» In un piccolo castello a mezz'ora di distanza da Valenza, tro- vasi attualmente un mobile di assai pie-

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Iosa memoria. E la sedia di appoggio, nella quale il 29 agosto 1799 spirò Pio VI d'immortale memoria (l'accurato e testimonio oculare mg/ Baldassari, co- me anche il Novaes, all'erma che morì sul letto, narrando. Dopo averci benedetti, distese e abbandono le braccia sul leu- to, e gli uscì dalla mano il Croce/isso j ed inginocchiati intorno al letto, dopo 5 minuti spirò. Bensì sulla sedia prese la comunione a'27,e volle sedervi la mat- tina del 28 , per cambiargli il letto in al- tro polito, ma non trovandosi pronto, a mezzodì convenne ricoricarlo nel suo let- to. La buona signora Bollami gli portò il suo, ma i medici nou vollero che si rimovesse il venerando infermo). Qual- che mese indietro fu venduto con lutto il castello del sig/ De Maccarlhy: iu esso trova vasi l'oggetto di cui abbiamo parlato. 11 sig/ ab. De Barjac canonico onorario della cattedrale di Valeuza vol- le ad ogni costo comprarlo, e l'ha collo- calo in una camera del suo castello di Monllosier. Si sa che il Sommo Ponte- fice prigioniero del direttorio nel palazzo detto del Governo, non trovò iu questq suo carcere alcun mobile. Le pietose da- me di Valenza riunironsi insieme, e ven- nero modestamente guarnite le camere e l'appartamento dell'illustre Poutefice. Al- la morte di Pio VI le autorità resero al- le dame di Sacy i mobili (la sedia a brac- cioli colle ruote, di cui parlai più sopra, la somministrò il Cornier; può darsi che l'avesse da tali dame), che avevan dato, fra' quali eravi la sopraddetta sedia, in cui Pio VI aveva passato gli ultimi gior- ni (questa proposizione è esatta). La fa- miglia del sig/ Maccarlhy l'ebbe in ere- dità dalle signore di Sacy, da cui I' ha il soprannominato ecclesiastico acquista- ta. Questo fatto mi ricorda una visita che feci negli appartamenti e nelle camere ove morì l'illustre Pontefice Pio VI. Dopo a- ver letto 1'importanli Memorie del car- dinal Pacca (questo insigne porporato dice in esse, che neh8i4 stando per tur-

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imre in Italia, aveva divisato di passare per Valenza, e visitai^ come santuario la camera in cui era morto Pio VI,ela chiesa in cui fu prima sepolto j ma come dissi, non fu sepolto in chiesa. Non che raccogliere notizie sugli ultimi avveni- menti di quel S. Pontefice; ma gli con- venne deporre questo suo desiderio affi- ne di raggiungere prestamente Pio VII), desiderava di vedere la città di Valenza e di visitare il palazzo ov'era stato prigio- ne il Vicario di Gesù Cristo. Un rispet- tabile vecchio, con cui avevo fatto cono- scenza dopo esser giuuto in quella città, appagò il mio desiderio,accompagnando- mi egli stesso, e mostrandomi la desiata cameruccia. La mia guida era in relazio- ne col medico del sig.r Labrador amba- sciatore di Spagna. Il sig.r Labrador ave-t va accompagnalo l'augusto prigioniero a Valenza, ed il suo medico curando pure il Papa, die agio al mio amico di pro- strarsi più volte a'piedi del Pontefice. A- •veva dunque io in conseguenza un eccel- lente Cicerone, e ben si comprende qua- li sentimenti dovessi provare. La mia sor- presa però fu grande, allorché invece di trovare una cappella, non vidi neppure un inginocchiatoio! " Mi giova sperare, che l'illustre Valenza, che ben a ragione vanta il soggiorno fattovi da Pio VI, e di possederne il cuore e le viscere, vi ripa- rerà; e sarà segno della gratitudine de' buoni cattolici, e degli ammiratori prin- cipalmente, presenti e futuri, di quel ma- gnanimo supremo Gerarca. Le quali mie sperauze le credo fondale e convalidale dal progrediente spirilo religioso che e- ininentemetile grandeggia in tutta la flo- ridissima Francia, e quale con affettuosa espansione d'animo riverente vado cele- brando all'opportunità; massimamente per l'operato del venerando Episcopato e del rispettabile clero francese, che ri- spleudouo iu gareggiare nella pietà, nel- la dotti ina e nel zelo mirabile; non che per tenersi strettamente uniti alla catte- dra di s. Pietro, e persiuo col ripristina-

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re l'adozione della sua Liturgia^ del suo Uffizio divinof /^.J.Nuova invasione dello slato pontifìcio e nuovo imprigionamento del suo sovrano, dovevano fare rivedere a Valenza lo spettacolo d'un altro Papa deportato, Pio FU. Lo narrai alla sua biografia, rilevando che tra'suoi famiglia- ri enumera vasi per singoiar coincidenza quel Morelli i.° aiutante di camera, che ivi con tale uffizio era slato col predeces- sore. A' 6 luglio 1809 Pio VII fu arre- stato nel suo palazzo Quirinale, e da- gl' imperiali francesi condotto in Fran- cia. Racconta il suo benemerito storico Artaud , t. 2 , cap. 59 , che quanto più avvicinavasi alla Francia, tanto più l'en- tusiasmo aumentava. Lo dimostrò pre- cipuamente Grenoble nel finire di detto mese. Improvvisamente arrivò l'ordine di partire per Valenza. Ma il Papa giun- to in questa città , non ebbe la permis- sione di visitarvi il monumento innalza- to a Pio VI, per averle benignamente concesso i di lui precordi. Dovevasi di- rettamente da Valenza passare ad Avi- gnone, e convenne ubbidire; indi pel con- tado fienaissimo, per Aix. e Nizza fu con- dono a Savona (F.) , stabilita per luo- go di sua prigionia.

La luce del Vangelo fu portata in Va- lenza da' ss. Felice prete, Fortunato ed achilleo diaconi (^.), per ordine di s. Ireueo vescovo di Lione e discepolo di s. Policarpo vescovo di Smirne, come si ha dagli A età Vitae et Martyrii ss. Fcli- cisf Fortunati et Achillei auctore coevoy in Vitis ss. 2 3 aprilis, presso i Collaudi- si. Eadem ex Mss. Trevi rensis s. Ma- ximinì, cimi Comment. praevio, et notis Godofredo Henschenio. Predicarono la fede cristiana in Valenza, ed ivi co' loro fervorosi discorsi avvalorati dalla costan- za de'molteplici miracoli, convertirono a Gesù Cristo gran numero ili idolatri. Es- sendo Cornelio giudice o magistrato di Valenza, per la persecuzione de' cristiani ordinata dall'imperatore Settimio Seve- ro, li fece imprigionare e quiudi marti-

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rizzare nel 2 1 I ,che altri ritardano al 2 1 2. Leggo nel Cecconi, Dissertazione sulCo rìgine dell' Alleluja, che i ss. Felice, For- tunato ed Achilleo s' invigorirono a su- perare! tanti atroci supplizi del loro mar- tirio , col ripetere spesso il cantico del- Y Alleluja. Nel luogo ove furono sepolti veune eretta una cappella o chiesa. Di- poi le loro reliquie furono trasferite nel- la cattedrale di Valenza, la quale in se- guito ne die notabile porzione ad un si- gnore della casa diBoucicaut, che le de- pose nella chiesa de' religiosi della ss. Tri- nità. Ma quanto rimaneva in Valenza di questo prezioso deposito, fu abbrucialo e disperso dalla rabbia de'calvinisti ugo- notti sul declinar del XVI secolo. In que- sto che corre, poterono i valentini avere una piccola porzione delle reliquie collo- cate in Ailes, e le venerano con gran- dissima divozione nella cappella dell' o- spedale, e celebrano la festa di questi lo- ro santi tutelari a'23 aprile. Riferiscono Movaci e Cancellieri, che il cadavere di Pio VI fu deposta sotto la cappella del- la cittadella di Valenza, dov' erano stati già sepolti i ss. martiri Felice, Fortuuato ed Achilleo. La sede vescovile vi fu eretta nel IV secolo, e sino dal suo principio fu illustre, poiché nel medesimo nella città si cominciò a celebrarvi importantissimi concili!. Appartenne alla i .a provincia ec- clesiastica Vienna, e sino dal detto secolo fusuffraganea della metropoli di Vienna. Nel 1275 recandosi il b. Gregorio X in tale città, si ha dal summentovato p. Iionucci, che a'25 settembre col parere e consiglio de'cardinali, unì i due vicini vescovati di Valenza e di s. Diez (V.) nella Gallia Nar- bonese, stante il miserabile stato della 1 .*, e la vacanza d'ambedue le sedi avvenu- ta in tali giorni , siccome erasi proposto nel concilio generale di Lione li da lui celebrato, senza confusione de'loro dirit- ti. Ciò esegui colla bolla V alentinensem et Diensem Eeclesiasì che si legge nel- la Gallia Christiana. Dipoi i due ve- scovati furono nuovamente separali, uou

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da Sisto V, come scrivono alcuni, ma o da Innocenzo XI nel 1G87 come vuole Commaoville, o da Innocenzo XII nel 1692 secondochè alferuia Novaes, che aggiunge essere ambedue i vescovi con- ti delle loro città, ed avere di rendita, il vescovo di Valenza 16,000 lire, e 1 5,ooo quello di s. Diez. Veramente il vescovo di Valenza anticamente assu- meva il titolo di conte di Valenza e ne esercitava i diritti, tnn negli ultimi lem- pi non godeva più che il dominio utile. Si legge nella Gallia Christiana , t. 4>p- 1108: Valentinenses Episcopi et Corni- tcs. Dominatur autem Episcopio titillo Comitis Castronovo ad Isaram, Ale- xiano} Monti Generis t Auriolo3 M'ir- mandae, Bellimonti, et Subdioni irnpe- rahat nomine Principatus 3 sed distra- età est haec toparchia per Monliiciuni Episcopwn cimi facultate Sumnii Pon- tificis, ut con/lare tur pecunia RegiaCle- ro persolvenda. I vescovati di Valenza e di s. Diez restarono suffragatici di Vien- na sino al concordato del 1 80 1 , pel qua- le Pio VII avendo soppresso la dignità metropolitica di Vienna, dichiarò il ve- scovo di Valenza suffrasatieo dell'arci*©1 scovo di Lione; quindi col breve Novani de Galliarum dioecesibus , de' 24 set- tembre 182 1, Bull. Roni. cont.t. i5, p. 45 1, sottrasse la sede di Valenza dalla metropolitana di Lione , e I' assegnò a quella d'Avignone. Inoltre col breve No- strisApostolicis, dello stesso giorno e an- no, Bull, cit., p. 4^6: Extinctio juris me- tropolitici archicpiscopiLitgdunensi<i su- per Ecclesia V alcntinensi in regno Gal- liarum. E col breve Etsi per Nostrae, pure di detto giorno, Bull, cit., p. 4^7» e diretto al vescovo di Valenza Di-la-Tou- rette: Cessatiojuris metropolitici archie- piscopi Lugdunensis super Ecclesia Va- lentinensi in regno Galliarum. Tuttora la sede vescovile di Valenza è sulfraga- nea dell'arcivescovo d'Avignone. Il i.° ve- scovo di Valenza che si conosca è Emilia- no, cani s. Marcellinus ex mandato ma-

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gni illiusEusebii y ercellcnais Episcopi, atlcum venit ungendus inprimwn Anti- stitem Ebredunensium. Pareches./I/rtr- cellino sia stato consagrato vescovo d'Em- Lron che avea convertito alla fede, dopo il 363. Nelle Monumenta Histor.Patriae, t. 4>P- iqo,all'anno358$i chiamaEuiilia- no col nome di santo, e si dice che con s. Eusebio consagrò Marcellino. Si vuole che Emiliano fòsse presente al i.° conci- lio tenuto in Valenza nel 3y4- 1 Sani- martani pare che anticipino il suo ve- scovato. Indi trovasi s. Sisto martire. Era vescovo di Valenza nel 4°o Massimo !, contro il quale Papa s. Bonifacio I del 4iH, ad istanza del clero Valentino ema- nò sentenza di condanna, dopo aver da- to ad esaminare le accuse formate con- tro di lui a 7 vescovi della provincia. Fu trovato reo di parecchi delitti, e involuto nell'eresia de'mauichei. Circa 6o anni do- po fu commesso il governo della chie- sa di Valenza a s. Apollinare monaco di Lei ins, e ne fu consagrato vescovo circa il 460 o 4°*0' Subito impiegò le sue ze- lanti cure a riformare gli abusi che la vita sregolata dell'antecessore vi avea in- trodotti; male sue fatiche apostoliche fu- rono interrotte da di verse malattie, e quel- la che l'assalì verso il 5io fu lunga e pe- ricolosa. 11 pio suo ardore gli fruttò de' nemici e l'esilio, disgrazia ch'egli conver- tì nella maggior sua santificazione. Nel 5 1 7 interveuneal concilio d'Epaona, pre- sieduto da suo fratello s. Avito di Vienna, dopo essere tornato nella sua diocesi , e favorito da Dio del dono de' miracoli. A- veudo stretto amicizia con molti illustri vescovi delle Gallie, e massime con s. Ce- sano d'Ailes, vi fece un viaggio andando a Marsiglia. Si vuole morto verso il 52 5, e tumulato nella chiesa de'ss. Pietro ePao* lo posta ne'sobborghi di Valenza. Tra- sferito poi il corpo nella cattedrale, fu em- piamente bruciato dagli eretici ugonotti nel fìuir del secolo XVI. Gallo nel 549 fu al concilio d' Orleans. Il vescovo Mas- sino 11 nel 56j mandò al coucilio di Lio-

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ne il suo diacono Astemio. Raguoaldo in- tervenne al concilio di Ma^on nel 58 1 , a quelli di Lione nel 583, di Valenza nel 584 e di Macon nel 585. Dopo Elefa I, fu vescovo Agilulfo o Aigulfodel 648; In- gildo si trovò al concilio di Chalons; Lu- picino sottoscrisse un documeuto di Car- lo Magno per le reliquie de'santi da quel- T imperatore date ad Aquisgrana. Suc- cessivamente governarono questa chiesa Salvio I, Antonio I, Elefa II, Valdo, Sai- vio II, Lamberto o Damberto, Ramber- to fratello di Bosone re d'Ailes, che in va- ri concilii sotto«crisse,neir859 a quello di Toul, nell'860 di Toussi, uell' 876 di Pontyon, nell* 879 di Mantala in cui fa dato il titolo di re a Bosone, e nell* 855 avea assistito a quello di sua sede Valen- za. In seguito si registrano i vescovi Dun- tra 11 no, Eilardo, Isacco I, Emetico, Ado, Brocardo, Arcimberto o Arcinibaldo, A- gildo o Aino, Roberto. Isacco li nell'887 fu al concilio di Chalons e nell'892 a quello di Vienna. Remegario I ricevè in dono dall'imperatore Lodovico IV Sa- xiacum, Adgentiolum , et Saonem vii- las comitatus Diensis, con diploma pres- so iSammartani. Dopo il 991 Umberto de'conti d'Albon. Nel io 1 1 fu eletto Re- megario Il , che nobilitò la cattedrale. Guigo o Wigo del ioi5 intervenne al sinodo di Anse nel io25o io32. Ponzio de'conti del Valentinois sedeva nel 1 037, indi nel 1 o4o intervenne a' 1 5 ottobre al- la solenne consagiazioue della clvesa di nuovo riedificata dis. Vittore di Marsi- glia, onorata dalia presenza del Papa Be- nedetto IX, recatosi io Provenza forse per le fazioni che desolavano Roma, e da qua- si tutti i prelati circonvicini; quindi nel 1047 sottoscrisse il testamento d' Ugone arcivescovo di Besancon. Gontardo del 1082 ricevè e ospitò il Papa Urbano II. Neil 1 1 1 era vescovo Eustachio e viveva nel 1 1 34, che in un documento di con- cessione è chiamato Episcopus et Comes Valenlinensis. Nel 1 146 s. Giovanni ci- stercense, discepolo di s. Bernardo e i

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abbate di Bona Valle, chiaro per virtù:, santa vita e miracoli, onorato a' 5 otto- bre. Orilberto del i 148 permise a Gibor- no de Auriolo viro ìnclyto , aedificare castrimi in Episcopatu talentino. Ber- nardo del 11 54 intervenne a una dona- zione deil'abbadessadi s. Andrea di Vien- na. Oddo o Eude già decano della chiesa di Valenza, di nobile stirpe , virtuoso e lodato pastore, nel 1 i5? ricevè dall'im- peratore Federico I un diploma di dona- zioni con giurisdizione, cioè la signoria della città di Valenza in uno a'dii itti re- gali de' j 3 castelli de' diutorni. Nel 1 1 58 vendè per 200 marche d'argento l'isola Esparveria nel Rodano presso Valenza, all' abbate di s. Rufo d'Avignone, dalla quale città vi trasferì la canonica madre di sua congregazione , con approvazione d' Adriano IV già abbate generale della medesima. Dedit Bellumcastrum Epi- scopatui Valentino 11 78, et 11 85 ac- cìpit Monlemvcneris ac Bellimontemab Umberto de Montemvencris. Pr aeterea munificus f uh erga abbatiam Lioncellit quam redditibus ac praediis e gremio non tantum e athedr ali s Falcntinae,sed et ecclesiarum Burgi ac s. Felicis. Gli successe Falco o Falcone nel 1 1 89, nel qual anno ricev eìieCastr umbucum,B a l- franiy et omnia quae Noso et Eccone modici» amnibus continentur; morì nel 1 199. In questo gli fu sostituito il b. Um- berto de Mirabel priore certosino di Sel- va Benedetta. A suo tempo avvennero molti tumulti e guerre de'feudatari ri- belli; sed vir mirae probitatis, qui in so- litudine cartusiana m ilitaverat sub Chri- stij'ugOf prò sedis dominatione et j uri- bus propugnandis rebelles ad clienlclae obsequium strenue revocavit.Anno \ 2 o5 accipit a Philippo principe tabulasela- bus dal castra Episcopo, Urram videli- cel j Pelafollum, Copium, Augustidi- mini, mediani par lem Lpiani. Anno 1 209 eidem pr aesuli concedi tur carte- ris prohibilis probare aurum et argon- tutu Valenliae, In cartis Lioncelli re-

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censetur in pactis convenclioncm cura Falcntinis prò vectigali : et 1217 dal Drunstallium paglini Guigoni Turno- niodinastae potentissimo, et Charmium Basteto. Guntardum Cabeolensem api- bus et genere pollentem praelio supera- vi^ et ad obedientiam clicntclae compii- Ut. Morì il b. Umberto a'29 aprile 1220, com'è registralo nel Necrologio di s. Ru- fo. Nello stesso anno gli successe Geron- do o Giraldo primo abbate Molismense poi cliiniacense. Indi Guglielmo di Savoia primogenito del conte Tommaso 1 e per- ciò nipote del b. Umberto HI bealiiìca- to da Gregorio XVI , già monaco, che coll'armi dovette sostenere la sua auto- rità e dominio temporale. Nel 12 26 emit Episcopatui Augustam, Deuaiuarn, et partem Cristac a Silvione de Cris fa de- cano Valentino. Nel. 1229 parcit Fa- lentinìs rebellibus, quorum domus Con- frate ri ae eversa estjpsiquc prohibiti con- ventu omni ciani episcopo , ex sentenlia comitis Gcncvensis eie. Nel i23o mar- cas argentis quibus Valentiniab arbi- trariis judicibus damnati fuerant, mu- tantlibris Fiennensibus. Is vero propter fortitudìnem qu'am exhibuit ad defen- sionem jurium Ecclesiae, vocalus par- vus Alexander; nominatur electus Fa* lentinus , come si ha da una carta nel 1234- A ce e pit quoque rcvocationem fa- cilita ti s imponendi per dioecesim vedi- gal. an.\iZc)fi7ctae Guigoni Delfino, et Guillelmo Pictaviensi. Innocenzo III le- ce Guglielmo patriarca di Gerusalemme, amministratore del Patrimonio, e morto in Asisi nel 1236 fu trasferito il corpo in Altacomba nella Savoia. Gli fu surroga- to nel 124© il fratello b. Bonifacio di Sa- voia già certosino e superiore del mona- stero di Nantua, poscia vescovo di Bel- ley, indi consagrato in Lione da Innocen- zo IV in arcivescovo di Cantorbery nel 1 244? morto nel castello di s. Elena nel- la Savoia a'i 8 luglio 1270: per le sue vir- tù e santità di vita, Gregorio XVI ne confermò il cullo immemorabile e Io bea-

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tifico con altri reali di Savoia x\e\i 838, come narrai in tale articolo. Quali fos- sero le sue virtù e quale la sua dottrina, specialmente lo dimostra il modo con coi egli amministrò le sue cinese, degno suc- cessore nella Cantauriense a s. Edmondo. Libéralissimo verso i poveri, solertissimo nelT estirpazione degli errori , difensore gagliardo delle prerogative e libertà del- la Chiesa, si mostrò indefesso nel solleva- re i caduti, Dell'antivenire i misfatti, uni- camente intento alla difesa della fede di Cristo, alla cura del suo gregge, all' in- cremento della religione. Nel \il\5 gli successe il fratello Filippo di Savoia , e fatto arcivescovo di Lione ritenne l'am- ministrazione di Valenza, di più Innocen- zo IV lo dichiarò rettore di Romagna; intervenne nel 1248 al sinodo di Valen- za, ma per morte di Pietro suo fratello conte di Savoia nel 1 267 o nel 1 268, non essendo iniziato negli ordini sagri, rinun- ziò le dignità ecclesiastiche e col nome di Filippo I passò a regnare nella Savoia. Ne' comizi capitolari per l'elezione del nuovo pastore, furono nominali Bertran- do della casa di Poitiers vescovo d'Avi- gnone, e Guido de Montlor o Montelau- 10 canonico di Puy; ma Clemeute I V sen- tenziò a favore del i.° e lo traslocò aila sede Valentina, e morì nel 1274* Allora Guido ottenne il vescovato e fu confer- mato dal b. Gregorio X, ma nell'istesso anno morì in Tarascona. A' 22 gennaio 1275 morì anche il vescovo di s. Diez, Amedeo I de' couti di Ginevra. Essendo dunque vacanti le sedi, il b. Gregorio X le unì insieme, come già notai, ordinan- do che dovessero concorrere nell' elezio- ne del vescovo i suffragi de' due capito- li, e che s'intitolasse vescovo di Valenza e di s. Diez, per cui i Sammartani ne ri- portano la serie colle notizie in quella de* vescovi di Valenza, e soltanto i nomi in continuazione dell'altra, Dìensem Epi- scopi et Oomites, t. 2, p. 553. Il i.° ve- scovo di Valenza e s. Diez, il b. Grego- rio X lo creò in Vienna uel medesimo

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1275, nella persona di Amedeo de Rous* ki Ioli nobile del Delfina to, già abbate mo- naco saviniacense,per modestia ripugnan- te con lagrime. Chiaro per lodevoli ge- sta, morì in s. Diez a' 17 settembre 1282. Gli successe il suo consanguineo Giovan- ni 11 de'couti di Ginevra neli283, e ri- ceve l'omaggio de'feudatari delle due dio- cesi, morendo nel 1 297. Ne occupò la se- de il cugino Guglielmo de Roussilon, che molte belle cose operò nella pace e nella guerra , a vantaggio delle sue sedi , nel 1298 dividendo il collegio de'canonici di Valenza e di s. Diez, riuniti dallo zio Ame- deo; così concluse vantaggiose convenzio- ni per le sue chiese co'ceusuari delle me- desime, benemerito terminando di vive- re nel 1 33 1 . Ademaro de la Voute no- bilissimo di Anduse, canonico Valentino e diese, molte cose operò quanto a' be- ni delle due mense co' dipendenti. Nel 1 336 da Viviers vi fu traslato Enrico I de'signori di Villars, e pervenuto il Delfi- nato al figlio del re di Francia, per esso ricevè il giuramento da diversi feudatari. Nel 1 343 Pietrode Castroluce abbate clii- niacense, indi sepolto in Clùny. Nel 1 35?. Giovanni Jofeury o Jausceut o Gauscens; nel 1 354 Lodovico de Villars fratello del vescovo Enrico I; nel 1379 Guglielmo de la Voute nobile di Anduse, che fu tur- bato dV Ministri del delfiuo. Intanto in- sorto il grande scisma d'occidente, soste- nulo dall'antipapa Clemente VII de'cou- ti di Ginevra in Avignone, ne seguì l'ub- bidienza la Francia , ed in conseguenza Valenza e s. Diez. Fra gli anticardinali che il pseudo Clemente VII creò nel 1 383, vi comprese il nipote o cugino Amedeo de'marchesi di Saluzzó (V ,\ vescovo di Valenza e s. Diez, nello stesso anno, già canonico arciprete della chiesa metropo- litana di s. Giovanni di Lione , indi de- cano ei.a dignità di s. Maria di Bayeux, e per le ragioni di Beatrice de'couti di Ginevra sua madre era signore di Aulon iti Francia. Nel 1394 successo nell'anti- papalo Beuedctlo XIII, compì Amedeo

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per lui un' onorifica legazione n Ferdi- nando I re d'Aragona, p meglio al prede- cessore Mai lino. Abbandonato poi il par- tito avignonese e Io scisma, si accostò al- l'ubbidienza romana, quindi si trovò nel famoso sinodo di Pisa nel 5409, dove fu riconosciuto per vero cardinale da Ales- sandro V. Neli4io divenne decano del- la cattedrale di Puy, e adunatosi il con- cilio di Costanza v'intervenne e molto in esso operò per V unione e la pace della Chiesa. La saviezza e la prudenza gli con- ciliarono la stima di tutti que' padri , a segno che iielf elezione del nuovo Papa ebbe 12 voli per la suprema dignità; ma prevalse l'esaltazione di Martino V, che inviò il cardinale in Francia, travagliata dalle civili discordie e dalie guerre stra- niere, per tentare di ristabilirvi la pace. Ma mentre tornava in Italia mori a' 28 giugno 1 4 *9- Fu dotto e amante delle lettere, e mentre stava in Costanza, si oc- cupò con altri prelati della lettura di di Dante, e volendolo far conoscere a due vescovi inglesi, fece calde istanze al rimi- nese fr. Giovanni da Serravalle vescovo di Fermo, perchè voltasse in prosa latina e quindi commentasse la Divina Com- media. A tale faticoso lavoro si accinse que! prelato, principiandolo il 1 ."febbraio 1 4 1 6 e compiendolo a* 1 6 febbraio 1 4 1 7 nella stessa Costanza, con lettera dedica- toria al cardinale ed a'due vescovi ingle- si, nella quale si scusa, attesa la brevità del tempo, d'essere stato costretto a far la traduzione meno elegaulemente, e si conserva mss. nella biblioteca Capponia- te, ora Vaticana. Avendo il cardinal di Saluzzo rinunziato le due sedi , fin dal 1 388 gli successe ne'vescovati Enrico li, il quale donò in parte Montilisio a Fran- cesco de Cossenatico, per 200 fiorini d'o- ro annui e la protezione di sua chiesa, come con altri e con altri luoghi avevano

pie

aticato i suoi predecessori, che si

pon-

uo leggere nella Gallia Christiana. Nel i3go Giovanni di Poitiers de signori di s. Valerio 0 di Saiut-Vallier, caro al i.°

VAL 3i

delfino di Francia Carlo, rettore del con- tado Venaissino per la Chiesa romana, al - la cui ubbidienza era tornata Valenza e la Francia ; e morto dopo lunghissimo vescovato neh 45 1, fu sepolto nella cat- tedrale. Essendosi già dimesso neh 44^» in questo gli successe Lodovico di Poitiers nipote suo, abbalcdi s. Rufo e RomaneU- se, preposto della cattedrale Valentina. Ebbe questioni co'rninistri del Delfinato, per avere alterato la moneta, e dalla cau- sa che fece fu deciso dal deputato del re l'arcivescovo di Reims: Nidlam jurisdi- clionem in ch'itale Valenti nensi compe- tere Regi. Nel 1 45o ricevè l'omaggio del delfino Lodovico e di altri feudatari, di- cit in comitatibus Valentiae et Ditte; idem r eri pi t ab e odem Ludovico i456, Pisancianum prò homagio, et consor- tium Comitatuum.quod .sex ante annis ei concesserat. Nel 1 468 Gerardo de'si- gnori di Crussol, sui judicibus consti tu- tiones in foro servandas ordinavi t. Nel 1472 Giacomo de' signori di Ratarnay, decano di Grenoble, caro a LodovicoXI, governò sino a' 12 aprile 1 47^- ^e' se~ guente anno Antonio de Balsac priore di s. Cassiano de'canonici di s. Rufo, ricevè nella clientela di sua chiesa diversi signo- ri. Neh 491 Giovanni de'signori d'Espi- nay, canonico tesoriere di Rennes, ab- bate d'Acquaviva, consigliere regioe pro- fessore di leggi , fu promulgalo nel col- legio de'canonici dal canonico decano di s. Diez: procedette contro gli eretici val- desi neh494> ed ammise all'omaggio al- cuni feudatari. Nel 1 5o3Gaspare deTour- non arcidiacono Valentino, restò eletto da' canonici in concorrenza d'Urbano de' si- gnori di Miolans, la controversia venen- do decisa dal primate di Vienna; non o- stanle Urbano si usurpò il titolo di vesco- vo, di che fu privato nel concilio di La- terano V nel i5i 5. Neh 52i fu latto am- ministratore di Valenza e di s. Diez il cardinal Giovanni di Lorena (F.) deca- no del sagro collegio* Neh 524 il cardi- nal Francesco Clermont(V.) legato d'A-

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vignone, e poi anch' esso decano del sa- grò collegio. Pei* sua cessione, nel 1 53 1 fu fatto vescovo Antonio de Vesc abbate di s. Afrodisio. Nel i53j Giacomo de Tournon fratello del vescovo Gaspare, traslato da Castres. Nel i553 Giovanni de'signori di Monluc, d'ingegno e facon- <iia ornato, consiglieredi Caterina de Me- dici, e pe'tempi turbolenti celebre esper- tissimo ambasciatore in Italia, Germania, Inghilterra, Scozia, Polonia e Costantino- poli. Nella rinomala assemblea di Poissy difese energicamente gl'interessi e la re- ligione de' cattolici; e nella dieta di Var- savia contribuì all'elezione in re di Po- lonia di Enrico di Valois. Nella legazio- ne eli Polonia trattò pure nelle corti di Svezia, Moscovia,Transilvania e Austria. Lodato da molli scrittori, morì in Tolo- sa e fu sepolto in s. Stefano con onorifi- co epitaffio. In difficili tempi gli succes- se il nipote Carlo de Gelas de Leberon nel i58o, poiché i novatori ugonotti com- misero esecrabili nefandezze in s. Diez e in Valenza; nel 1600 morì in Pavia. Gli fu surrogato il nipote Pietro Andrea de Gelas de Leberon, che illustrò le sue se- di per la difesa che imprese della reli- gione cattolica combattuta da detti ere- tici, e sostenne gravi fatiche sino al 1621 in cui morì presso s. Liberata. Il signo- re e priore di questa e nipote suo, Carlo Giacomo de Gelas de Leberon , abbate di s. Maria di Bonacomba, nel 1624 ne occupò la cattedra, facendo il suo ingres- so a Valenza a'6 febbraio, ed in s, Diez a' 6 aprile 1625. Restaurò le chiese e i luoghi occupali e devastati dagli ugonot- ti , redense alcuni luoghi della mensa impegnali per le calamità de'tempi, re- staurò pure l'episcopio di Valenza, l'au- mentò e abbellì. In Alessiano eresse una casa suburbana pe'successoriChiamò nel- la sua diocesi il gesuita s. Francesco Regis per esercitarvi il suo zelo colle missioni, massime nel borgo di s. Aggreva ripieno d'eretici ugonotti, e vi esercitò molte e- toiche virtù; così a s. Andrea di Fangas

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e ne'dintorni. Neh 644 stabilì in Valen- za il seminario per 12 chierici, e vi noie a insegnare i sacerdoti delle due diocesi. Ammise nella stessa città i recollelti, in Montilio e Crista le monache della Visi- tazione, e le orsoline in Cabeoli , dista, s. Diez e Valenza. Intervenne a' comizi tenuti in Parigi dai clero gallicano pel 1625, i635 e i645>, presso la qual città morì a Du Mesnil nel «654, lodato e ze- lantissimo pastore. Eidcni consacrai Hi- storiam de rebus gestis Valcntinorwii ac Diensium Praesulum Joanneni Co- lumbus anno i652. Nel i654 fu eletto Daniele de'signori di Cosnao Episcopus Comes Valenti nus et Diac, regio consi- gliere e priore cluniaceuse , consagrato dall'arcivescovo di Bourges, indi delega- to coli' arcivescovo di Vienna a' comizi generali del clero in Parigi. Di lui e de' successori tratta la nuova edizione del- la Gallia Christiana. Separate le chiese di Valenza e di s. Diez, nel 1700 fu fat- to vescovo di Valenza Giovanni de Ca- lellandi Tolosa, d'una famiglia ragguar- devole nella toga, la quale die alla chiesa di Rieux un vescovo, e pubblicò; And- quités de l'Eglise de Valence, avec des reflexionsy sur ce qu ily a de plus re- marquable dans ecs antieprités, Valence 1724. L' egregio vescovo scrittore parla di sua illustre chiesa , come un tenero padre parlerebbe de' suoi figli. Da per tutto manifesta il più gran zelo per la con- servazione del deposito della fede; ila per tutto si mostra penetrato da quello spi- rito di pietà ch'era suo proprio. Morì ge- neralmente compianto dalla sua gregeia, al principio deli 725. Le Notizie di Ro- ma riportano i seguenti suoi successori. Nel 1726 a' 3i marzo Alessandro Milon di Parigi. Nel 1772 Fiacrio Francano de Grave, di Blaye diocesi di Bordeaux. Nel 1788 Gabriele Melchiorre de Mes- sey,di Binile diocesi di Langres. Neh 802 Francesco Recherei, della diocesi di Cou- tances. NeliSrg Maria Giuseppe Anto- nio Lorenzo Larivoire de la Tou rette,-

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di Tours: nel suo vescovato Pio Vili col breve ExponiNobis ,de' 'i5 maggio 1 83o, Bull.Rom. cont. t.18, p. 106: Concessio indulgentiarum assequendarum ab eìst qui visitaverint ccclesiam monìalium Nativi talis Domini Nostri Jesn divisti ordìnis s, Augusiini dioecesis Valenti- nensis. Per sua morte, G regorio XVI nel concistoro de' 1 3 luglio 1840 preconizzò a vescovo successore Pietro Chatrousse, di Voiron diocesi di Grenoble, già par- roco di diverse chiese, vicario generale del proprio vescovo di Grenoble, pio, dot- to, probo e di tutta esperienza. Asuo tem- po, come riferisce il Giornale di Roma deli 852 a p. 522, a' 25 maggio in Va- lenza (ovvero nella vicina diocesi di Gre- noble) ebbe luogo la sagra ceremouia del gettito deliaci .a pietra nella chiesa della Salelte. La funzione riuscì magnifica, ad onta del cattivo tempo. Nel giorno in- nanzi una quantità di pellegrini erasi portata sulla piazza in cui avea avuto luo- go l'apparizione; ad un'ora del mattino vi avevano già avuto luogo 2000 comu- nioni, e i sacerdoti non bastavano all'af- fluenza de'fedeli; ma nel giorno lo spet- tacolo divenne ancor più imponente. Da ogni banda saliv ano lunghe file di pel- legrini che pareva uscissero dal fianco stes- so della montagna. Nulla di più grandio- so, religioso e pittorico delle processioni che si fecero, le quali precedute da' loro stendardi giungevano precorse dalla me- lodia de'divoti loro cantici. Si fece a scen- dere a più di 1 5,ooo il numero de' fore- stieri accorsi a quella sagra funzione. Il più vivo entusiasmo poi si manifestò nel- la moltitudine quando vide giungere mg.1 Filiberto de Bruillard vescovo di Greno- ble, che malgrado l'età non avea temu- to d'intraprendere il viaggio per assister- vi. Mg.r Chatrousse vescovo di Valenza celebrò la messa all'aria aperta sotto una tenda, e quindi fece l'inaugurazione del- la i.a pietra. Tutto fu fatto coll'ordine il pi ù perfetto, e la memoria di augusta ceremonia non uscirà mai di mente a voi. L1XXVIII.

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quanti vi assisterono. L'accennata appa- rizione è quella della ss. Vergine, avve- nuta nel 1846 sulla montagna della Sa- lette, della quale non poco si scrisse, on- de ricorderò i seguenti opuscoli. La ve- rilé sur Vévéncment de la Salette du ig septembre 1 846, 011 Rapport a mg.T VE- veque de Grenoble sur l'apparition de la Sainle Vierge ci deux petits bergers sur la montagne de la S 'alette , cantori de Corps (Tsere), par Vabbé Rousselot, chanoine, professeur au seminaire dio- césain de Grenoble , vicair general ho- noraire du diocese. Avec Vapprobatìon de mg.r VEvéque de Grenoble, Greno* ble 1848. La verità dell' avvenimento di La Salette del 19 settembre 1846. Rapporto a mg* Vescovo di Grenoble de* commissari incaricati di raccoglie- re e verificare i fatti comprovanti V ap- parizione della B. Vergine a due pa- storelli sulla montagna di La Salette. Pubblicata per cura delcav.AntOfiioRe, Milano 1 852 con figure.Lo stesso GYorrcrt- le di Roma del 1 853, a p. 794 e 8 1 8, ri- porta. A'6 di agosto il vescovo di Valen- za mg.r Chatrousse indirizzò a'fedeli della città e diocesi una lettera circolare per an- nunziare loro la solenne traslazione del corpo di s. Aria Eutichiana, che fino dal 1847 vi avea portato da Roma. Questa santa giovinetta romana , martirizzata per la fede di Gesù Cristo, fu trovata in Pvoma nel cimiterio di s. Priscilla presso la viaSalaria,a'28 aprile 1846. Il marmo che copriva il suo sepolcro, era stato po- sto dallo sposo ElioCrispino, e perciò col- la seguente iscrizione. Ariae Eutichiane- ti con- jugiBenemerentì feci t-Aelius Cri- spinus. La traslazione ebbe luogo a Va- lenza con grande pompa , secondo la se- guente narrazione del Courrier de la Dróme de' 3i agosto. Principiò la cere- monia colla messa solenne pontificata da mg/ Paolo Naudo arcivescovo d'Avigno- ne. I vescovi di Viviers, di Nimesedi Va- lenza vi assisterono col numeroso clero della città e de'din torni. La bella basilica

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romana di s. Apollinare in tale occasio- ne era stata ornata con ricchezza e gu- sto. Dopo la messa la processione per- corse la via dalla parte della chiesa di s. Giovanni, ove dal giorno precedente sul- l'altare maggiore stavano alla venerazio- ne de' fedeli esposte le preziose reliquie della s. Martire , in mezzo un numero straordinario di ceri e di vasi di fiori. In quel frattempo il prefetto di Valenza, il general Lafontde Villiers comandante la suddivisione militare, il [.'aiutante Va- cher funzionante pel maire, seguiti da' principali funzionari della città , tutti in grande costume, si recarono egualmente a questa chiesa, onde colla loro presenza concorrere allo splendore della di vota ce- i emonia. Alle ore io circa i primi sten- dardi entrarono nella chiesa di i. Gio- vanni, onde uscirne dalla porta laterale. Il tempio era pieno di popolo quanto mai, e la processione non fece che traversarlo. ]\Ig.r arcivescovo d'Avignone con mitra e pastorale, e gli altri 3 vescovi nomina- ti, soltanto in cappa, si collocarono nel co- ro, e dopo le consuete preghiere e alcu- ne parole fervorose sulla circostanza, det- te dal curato della parrocchia, la proces- sione s'avviò per la cattedrale a deposi- tarvi il s. Corpo. Dopo 3 mesi di penosa malattia , sopportala con grande rasse- gnazione, a' 16 maggio 1857 mg.r Cha- trousse vescovo di Valenza passò a vita migliore. Indi nel concistoro di Bologna de'3 agosto, il regnante Pio IX dichiarò suo successore l'odierno mg.'Gio. Ballista Paolo M.a Lyonnet , di s. Etienne arci- diocesi di Lione, trasferendolo dalla se- de di s. Flour, già rettore del piccolo se- minario di Lione, canonico e vicario ge- nerale di quella metropolitana earcidio- cesi, grave, dotto, prudente, d'ottimi co- stumi e pieno d'esperienza nelle cose ec- clesiastiche. Ogni' nuovo vescovo è tassa- lo ne' libri della camera apostolica in fio- rini 370. La diocesi si estende per circa 20 leghe di lunghezza e 20 di larghez- za, contenendo più luoghi.

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Concilìì di Valenza. Il i.° fu tenuto a' 12 luglio 374, per far cessare alcune discordie insorte in Va- lenza. Vi assisterono circa 3o vescovi, di 22 de'quali compreso il diocesano ne ab- biamo i nomi: credesi che fossero la mag- gior parte della Gallia Narbonese, e che fosse questo come un concilio di tutte le Gallie. Vi fu proposto di rimediale a cer- ti disordini, i quali eransi introdotti nel- la Chiesa. Uno di questi abusi riguarda- va coloro, ch'erano stati bigami o ammo- gliali due volle, o che avendo sposato del- le vedove, erano sollevati allo stato ec- clesiastico. Il concilio dichiarò, che que- sto non è mai permesso, neppur (piando tali matrimoni fossero stati fatti avanti il battesimo; ma non depose quelli eh' era- no stali eletti in questa guisa, purché non avessero commesso qualche fallo, che li rendesse indegni del ministero. Il 2.0 ca- none non vuole che si accordi facilmente penitenza allegiovanijche dopo essersi con volo consagrate a Dio, erano passate vo- lontariamente allo stato del matrimonio. 11 3.° fondasi sul concilio Niceno, che ac- corda a quelli ch'erano caduti dopo il bat- tesimo nell' idolatria, e che si erano fatti ribattezzare, incesta lavalìone, la grazia di poter soddisfare alla Chiesa colla pe- nitenza canonica, ed estende la peniten- za degli apostati sino all'ultimo giorno della vita, laddove il concilio Niceno ac- corda loro la comunione dopo 12 anni di penitenza. Il 4-° canone è rimarcabile. Siccome tulli quelli, che hanno ricono- sciuto gli obblighi dello stato ecclesiasti- co, hanno sempre moltissimo appreso d' incaricarsi d' un fardello si pesante e pericoloso, così trovavansi allora delie personeche per evitarlo dichiaravansi fal- samente rei di qualche peccalo mortale, che gli escludeva secondo i canoni. Ora questo concilio prescrisse,chedebbasi cre- dere alle persone sulla loro parola, e sia- no esclusi dal vescovato, dal sacerdozio e dal diaconato, come rei del delitto onde accusavansi, 0 della bugia o della calun-

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nia contro se stessi. II 2.0 concilio fu ce- lebrato nel 529 o nel 53o, i di cui «itti si sono perduti; però da un frammento citato nella vita di s. Cesario dal diacono Cipriano , scorgesi che vennero trattate le materie per la verità della grazia e del libero arbitrio, contro i semi-pelagiani, e che s. Cipriano vescovo di Tolone pro- vò coli' appoggio della s. Scrittura e de' Padri, che l'uomo non può far nulla nel- l'opera della sua salute se non vi è chia- mato da un a grazia di Dio preveniente. Il 3.° concilio fu teuuto nel 584 ° nel 585 nel regno di Goutrano re d'Arles e di Borgogna, e si compose di 17 vescovi, compreso Sapodo o Supando d' Arles che li presiedette. Questo concilio accordò al re e alle sue istanze la conferma delle do- nazioni fatte o da farsi a' luoghi santi e alle chiese, da lui, dalla regina Auslre- childe, e dalle due figlie ch'erano consa- grate a Dio, con proibizione sotto pena di scomunica, a' vescovi di detti luoghi ed a' re, di toccar nulla iti avvenire di sif- fatti beni. Il concilio intende per luoghi, le chiese di s. Marcello di Chalons e di s. Sinfronianod'Autun. 11 4. "concilio nel 589, fu relativamente a'beni della Chie- sa. 11 5.° si adunò l'8 gennaio 855, d'or- dine dell' imperatore Lotario I, coli' in- tervento di 14 vescovi delle 3 proviucie di Lione, Vienna e Arles, e vi si fecero 23 cauoni, de' quali i primi 6 sono dot- trinali. Questo concilio fu tenuto per oc- casione del vescovo di Valenza accusato di diversi delitti. I delti primi canoni con- tengono varie decisioni sulla grazia , sul libero arbitrio e sulla predestinazione; gli altri riguardano diversi punti di di- sciplina ecclesiastica. I vescovi inserirono nel 4-° canone una clausola per rigetta- re come inutili, nocevoli e contrari alla verità, i 4 articoli di Quercy, spiegando- si in una maniera poco favorevole a've- scovi di quel concilio dell' 853, ed i 19 altri con forza di Giovanni Scoto, impe- gnalo da Incmaro, contro la dottrina di Gottescalco, a scrivere su materie ch'e-

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gli non intendeva e perciò riprensibile. Il 6.° concilio dell'890, per ricevervi Lui- gi, figlio di Bosone, per re d'Arles. Il 7.0 nel 1 1 00 per esaminare le accuse e le do- glianze de'canonici d'Autun, controil lo- ro vescovo Nortgaudo o Nerigodo o Ne- rigaldo , incolpandolo d' esser asceso su quella sede per simonia, coll'aiuto d' U- go o Ugouo abbate di Flavigny, e di scia- lacquarne i beni. 1 cardinali Giovanni e Benedetto legati di Papa Pasquale II ci- tarono quel vescovo al concilio malgrado la protesta de'canonici, che dichiararono, non potersi tradurre fuori della loro pro- vincia, e ad onta dell'opposizione dell'ar- civescovo di Lione, il quale lagnavasi che i legati gli togliessero il giudizio d'un ve- scovo di sua provincia. L'affare siccome gravissimo, da'24 vescovi intervenuti di- scusso e agitato, ne fu rimessa la deci- sione al concilio di Poitiers, il quale e- gualmente venne presieduto da'cardinali Giovanni e Benedetto. Frattanto il vesco- vo fu dichiarato sospeso da tutte le fun- zioni vescovili e sacerdotali ; ma Ugo di Flavigny fu rimandato assolto alla sua badia. Nel concilio di Poiliers, convinto il vescovo d'Autun di simonia, fu depo- sto dal vescovato e dal sacerdozio. L'8.° concilio fu adunalo per la conservazione della fede, la pace e la libertà della Chie- sa, a'5 dicembre 1248, coll'intervento e presidenza del cardinal Pietro di Colle- mezzo e del cardinal Ugo di s. Caro le- gato della s. Sede per Inuocenzo IV, de- gli arcivescovi di Narbona, di Vienna, d'Arles, d'Aix e loro sufFraganei, esseu- do vescovi di Valenza Filippo di Savoia. Vi si pubblicarono 2 3 canoni per fare e- seguire gli antichi , rinnovandosi la sco- munica contro l' imperatore Federico II ed i suoi fautori e aderenti. Vi si dice, che quelli che non eseguiranno le senten- ze degl'inquisitori, saranno trattati come fautori di eretici. » Noi abbiamo inteso, che alcuni scomunicati fanno degli sta- tuti e de'decreti contro quelli che gli sco- municano, e che denunziano queste sco-

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numidi e. Noi ordiniamo, che quelli i qua- li avranno fatti tali statuti siano scomu- nicati per questo stesso motivo, e che si cessi dalL'uffizio divino dovunque si tro- veranno". Regia, t. 3, i3, 1 i, i(\. Lab- bé, t. 2, 5 , 8, 9, 1 1. Arduino, t. 1, 3, 5, 6, 7.

VALENZA, Valentia o Balentia e per corruzione Colonia. Sede vescovile della Frigia Pacaziana, sotto la metro- poli di Laodicea, nella diocesi d'Asia. Eb- be a vescovi : Evagrio, che prese la dife- sa dell'eresiarca Nestorio contro il con- cilio generale d'Efeso del 43 1, e fu uno di quelli che pretendevano che Cirillo d'Alessandria non facesse l'apertura del concilio prima dell' arrivo di Giovanni d' Antiochia. Basilio, che sottoscrisse il concilio in Trullo nel 691. Pantaleone, che nel 786 assistette al VII concilio ge- nerale. Oriens chr. t. 1, p. 817.

VALERI ANO (s.), martire. V. Mar- cello (s.), martire.

VALERI ANO (s.), martire. V. Tibur- zio, Valeriano e Massimo (ss.).

VALERIANOo VALERINO (s.), ve- scovo d' Auxerre. Fu il 3.° vescovo di quella chiesa, verso la metà del IV se- colo. Egli inspirò colle sue istruzioni il disprezzo del mondo a s. Amatro, e lo eccitò allo studio della s. Scrittura. Il suo nome si trova tra* vescovi delle Gallie che intervennero a' concilii di Colonia e di Sardica. Assistette cogli altri vescovi del- la provincia alla consagrazione di s. Eu- verto d' Orleans. Dopo avere retto per 3o anni la chiesa d'Auxerre, passò alla beata eternità, e fu sepolto sul monte A- tre. Il suo corpo fu poscia trasportato nella chiesa che dal VI secolo in poi por- ta il suo nome ; ed havvi pure una chie- sa a lui intitolata a Chàteaudun nella dio- cesi di Chartres, ove da molto tempo si custodisce una parte delle sue reliquie. La sua festa si celebra il 7 di maggio.

VALERI CO (s.),abbate.Natonell'Al- vergna circa la metà del VI secolo, pas- sò l'infanzia custodendo le greggie di suo

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padre. Allorché seppe leggere apprese il Salterio a memoria, e divenne sua più diletta occupazione il cantare in chiesa le lodi del Signore. Avendo deciso di con- sagrarsi al servigio di Dio, si presentò al monastero di Autumon 0 di Autoin pò- sto nel vicinato; ma suo padre impedì che vi fosse ricevuto. Raddoppiate però le sue istanze, ottenne d'esservi ammes- so. Egli mostrò tanto fervore, che veni- va proposto agli altri qual modello di perfezione. Ritirossi poscia nel monaste- ro di s. Germano d' Auxerre, dove se- guivasi una regola molto austera. La ri- putazione di santità che godevano i mo- naci di Luxeul gl'inspirò il desiderio di andare a vivere con essi, sapendo che s. Colombano, il quale li governava, era uno de' più grandi maestri nella vita spi- rituale. Rimase parecchi anni in questa comunità, e quando s. Colombano fu co- stretto allontanarsene per la persecuzio- ne suscitata contro di se, s. Valerico ri- mase nel monastero, e ne prese la difesa per quanto gli fu possibile. Durante il viaggio che s. Eustasio fece in Italia per indurre s. Colombano a ripassare in Francia, fu incaricato s. Valerico del go- verno dell'abbazia. Non guari dopo que- sto santo uscì del monastero con s.Wal- doleno per andare a fare delie missioni in diverse provincie. Quando furono nel- la Neustria chiesero al re Clotario II un luogo in cui potessero ritirarsi ; ed ei do- nò loro la terra di Leuconay, all'imboc- catura della Somma, nel Ponthieu, do- ve Berardo vescovo di Amiens permi- se loro di edificarsi una cappella con due celle. S. Valerico convertì moltissimi in- fedeli colle sue predicazioni e co'suoi e- sempi. Volendo parecchi de' suoi disce- poli vivere sotto la sua direzione, egli do- vette far fabbricare delle nuove celle. Consagrava all' orazione, alla lettura e al lavoro delle mani il tempo che non ispendeva nell'istruire il prossimo, e dava a'poveri ciò che ritraeva dalle sue fati- che. I suoi digiuni erano rigorosi che

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talvolta passava alcuni di seguito sen- za prendere cibo alcuno; alcuni rami distesi per terra servivangli di letto. Mo- rì il 12 dicembre del 622, nel qual gior- no è onorato, non meno che al i.°d' a- prile. Nel luogo in cui era il suo romi- torio si edificò un monastero che prese il di lui nome, ed ivi pure formossi una città conosciuta sotto il suo Dome. Le sue reliquie furono successivamente portate in diversi luoghi, ma poscia si riposero nel monastero da lui intitolato, apparte- nente alla congregazione di s. Mauro.

VALERIO (s.), 2.0 vescovo di Tre- veri. Mandato da Roma nelle Gallie sul finire del IH secolo, fu successore di s. Eucario sulla sede di Treveri. Mancano sicure notizie della sua vita, poiché gli atti di s. Valerio pubblicati da Erigerò abbate di Lobes nel 980, e da Goldsche- ro monaco di Treveri nel secolo XII, meritano poca fede. E però noto per l'an- tichità del culto che gli rende la Chiesa, ed è onorato in Treveri a' 29 gennaio, nel qual giorno è nominato nel- marti- rologio romano.

VALERIO oVALlER Agostino, Car- dinale. Patrizio veneto, nacque a'7 apri- lei53o nella fortezza di Legnago, dove Bertuccio suo padre era magistrato della repubblica, nipote per parte di sorella del cardinal Navagero, di cui scrisse e pubblicò la vita, e potè molto profittare sotto la di lui egregia disciplina. Si gua- dagnò non solo la stima de'suoi condisce- poli, ma ancora quella de'precettori, per l'applicazione assidua allo studio, eccel- lente e straordinaria erudizione, non me- no che per le sue virtù, di zelo e carità pel prossimo, d'innocenza di costumi e fortezza di pudico animo, per cui ne'gio- vauili anni seppe trioufar colla fuga d'u- na rea donna che da'suoi amici era stata appositamente introdotta nella sua came- ra. Dopo aver sino dal i558 letto pub- blicamente in Venezia filosofia morale, fu promosso nel 1 565 da Pio IV alla chie- sa di Verona rinunziata dallo zio, a in-

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situazione specialmente di s. Carlo Bor- romeo, che ne conosceva il merito e il va- lore, e alle cui istanze più. volte predicò nella sua metropolitana di Milano. Go- dendo l'amicizia e la santa conversazio- ne di quell'arcivescovo, imitatore del suo verace zelo, oltre all'assistere in tempo di peste con indefessa cura e fervore gli ammalati e i moribondi, stabilì di cele- brare ogni anno il sinodo diocesano, am- maestrando in persona i parrochi nelle cose appartenenti alla cura e direzione dell'anime. Fu tanto alieno dall'interes- se, che non conobbe, ne mai maneggiò monete; laonde essendogli riferito che si sospettava della fedeltà del suo maestro di casa nell'azienda domestica, egli do- mandò quanto poteva costui appropriarsi in un anno, ed essendogli risposto un 5oo scudi, disse: E perchè non com- prerò per 5oo scudi la quiete dell'ani- mo? Fondò il seminario, per la quale pia opera poco mancò che non vi perdes- se la vita ; dappoiché vi fu chi non po- tendo soffrire che si erigesse quella nuo- va fabbrica, ebbe la temerità di colloca- re un'arme da fuoco ben carica sotto la sedia del trono episcopale, sul quale do- vea il vescovo ascoltare la predica ; e fu un prodigio 1' essersi scoperta l' iniqua trama dall' odore del miccio che nasco- sto vi ardeva, senza che il prelato mo- strasse risenti mento all'orribile attentato. Fondò spedali e altri luoghi pii, provvi- de all'onestà delle femmine, e ridusse gli ebrei sparsi per Verona in luogo chiuso e appartato. Nella città introdusse i ge- suiti, i minimi e i teatini. Nudrì tene- ra e costante divozione alla B. Vergine, onde nella chiesa di s. Anastasia di Ve- rona de'domenicani, fece a suo onore co- struire una nobile cappella al ss. Rosa- rio. Tale città, per gratitudine de'segna- l.i li benefizi ricevuti da lui,gf innalzò una statua di metallo. Informato Gregorio XIII del suo merito insigne, lo nominò visitatore apostolico di Vicenza, Padova, Venezia, e nelle provincie d'Istria e Dal-

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mazia per la riforma de'costumi, e per re- stituire all' aulico lustro l'ecclesiastica disciplina assai decaduta in quelle parli. La stessa autorità gli conferì sopra tutte le chiese del dominio veneto, onde in Ve- rona potè comporre le gravi discordie ec- citatesi fra'cittadini e il capitolodella cat- tedrale, pacificando insieme gli animi e- sacerbati. In ricompensa di queste e allre gloriose azioni, Gregorio XIII a'12 de- cembrei583 lo creò cardinale prete di s. Marco, in cui cinse il coro di ben lavo- rali sedili di noce, l'abbellì di pitture, e vi lasciò chiari monumenti di sua pietà ed ecclesiastica munificenza. Sopra la se- de del titolare, situala nel mezzo del co- ro, fece collocare l'immagine della Ma- donna, la quale volle pure che si pones- se dipinta sulla porta dell'abitazione con- tigua del cardinal titolare. Paolo V nel 1606 lo fece vescovo suburbica rio di Pa- lestrina, e chiamato a Roma fu ascritto al- la congregazione del s. offizio,ed a quella dell'indice, e fatto esaminatore de'vesco- vi. Riflettendo che co'gravi carichi ad- dossatigli dal Papa, nou poteva di per- sona prestare alla diocesi di Verona la dovuta assistenza, ottenne che gli fosse dato a coadiutore Alberto Valerio suo nipote, vescovo di Famagosta. Sebbene sgravalo della cura di Verona e inoltra- to negli anni,volle intraprenderne il viag- gio in lempo d'inverno per pacificare i nobili co'ciltadini, fra'quali eransi risve- gliate le sopile discordie. Questo cardi- nale fu assai dotto e perito nelle teologi- che e legali discipline, nelle lingue gre- ca, latina ed ebraica, e nella sagra elo- quenza, come lo dimostrano l'erudite sue opere, delle quali fece il lungo catalogo, olire il Torrigio, De Scriptoribus Car- dinalibus, il cardinal Quirini nella Por- pora e Tiara veneta. Come visse, morì santamente in lloma a*23 maggio 1606 di 77 anni non compiti, pel dolore dia - ver veduto l'interdello che Paolo Va vea fulminalo contro la sua repubblica. Usuo corpo trasferito a Verona fu sepolto nella

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cattedrale col solo nome inciso sulla la- pide sepolcrale. Intervenne a 6 conclavi e fu assente da quello di Sisto V. Esal- tarono le opere e le virtù, di questo degno porporato, che lauto bene scrisse, Della dignità del Cardinalato , i cardinali Pa- leottoe Daronio, Spondano, Ghilini,San- dero, Vittorelli e altri : ne scrisse la vita Gio. Ventura veronese, presso Calogerà, Opuscoli, l. 25,p. 8 1 , e fu poi ristampata dal Valvasense in Venezia nel 1704. Il cardinal Benlivoglio nelle Memorie ne fece splendido elogio, descrivendolo ve- nerabile per presenza e costumi, candi- do di natura, pio e tutto ecclesiastico, si- mile a'santi vescovi che aveano illustralo l'antica chiesa, purgatissimo scrittore lati- no, e di grande erudizione in tutti i ge- neri, uno de' più celebri personaggi del suo secolo.

VALERIO o VAL1ER Pietro, Car- dinale. Nipote del precedente e patrizio veneto, canonico di Padova, dopo esse- restato impiegato nel governo di s. Se- verina, Rifatto vescovo di Famagosta e poi arcivescovo di Candia, e per. riguar- do de'suoi personali meriti e di que'gra li- dissimi che si acquistò colla Chiesa uni- versale il celebre zio, Paolo V agli 1 1 gen- naio 162 1 lo creò cardinale prete di s. Sal- vatore in Lauro, dal qual titolo passò poi a quello di s. Marco,eneh62 3 da Gregorio XV fu fatto vescovo di Ceneda, chiesa che neh 625 cambiò con quella di Padova. Per la singoiar sua divozione verso la B. Ver- gine fondò a suo onore 3 sontuose cap- pelle, una in Verona dove istituì 9 cap- pelianie, altra nella chiesa di s. Maria delle Grazie, dell' isola presso Venezia, e la 3.a in Padova, nella qual città fondò altre cappellanie con reudite e ministri pel servigio e cullo delle medesime. Do- po esser intervenuto a' conclavi di Gre- gorio XV e Urbano Vili, lasciò questa mortai vila in Padova nel 1629, in re- putazione di singoiar probità e integrità di costumi, come rilevasi dall' iscrizione posta sotto il suo ritratto nella casa arci-

VAL pretale della terra d'Abano. Fu sepolto in quella cattedrale, il cui capitolo Inscio erede di tutte le sue sostanze. Sotto il poi tico della chiesa di s. Marco, alla quale il cardinale donò la sua sagra suppellet- tile, e un considerabile legato al capitolo, fu posta aita sua memoria da esso una la* pide onorevole.

VALESIANI. Eretici discepoli di Va- lesio filosofo d'Arabia, che comparve ver- so l'anuo 230. Era nell'errore di credere che la concupiscenza agiva sull'uomo con tanta violenza, che non poteva resister- le, nemmeno col soccorso della grazia ; e su questo falso principio insegnava che l'uomo non poteva essere salvato, se non era Eunuco (l .). Quindi i valesiani fa- cevano eunuchi, di consenso o per forza, non solamente quelli che abbracciavano la loro setta, ma anche gli stranieri che incontravano o che ricevevano presso di loro; e dopo l'operazione dell' evirazio- ne, consistente nella castrazione o taglio delle parti genitali, permettevano a' loro discepoli di mangiare ogni sorta di vi- vanderò che prima gli proibì vano. Pren- devano il nome di Gnostici o di Saggi e leggenti, a cagione della loro pretesa purezza. Ciò ha dato occasione di con- fonderli co'guostiei Carpocraziani, che avevano preso lo stesso nome, benché le loro massime fossero assai impure. I va- lesiani si sparsero nell'Arabia, e s. Epifa- nio è lo scrittore che li combatte più di tutti. Riferisce tutte le loro ragioni e ri- sponde a ciascuna in particolare. Anche s. Agostino li confutò; e Niceta, Tkes. Orth. Fidci, lib. 4> e. 3o. Osserva Can- cellieri, 77 Mercato, p. 204, che l'eresiar- ca Valesio si eunuco, come Origcne(F.)J e in condannato co' valesiani suoi imi- tatori. Tra le altre analoghe erudizio- ui, ricorda che Origene, pel sommo suo amore alla purità, avendo preso letteral- mente ciò che dice l'Evangelo, degli Eu- nuchi, che tali si sono fatti pel regno de* cieli, giunse all' eccesso di evirarsi, e a mettersi in procinto di recare incenso agii

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idoli, piuttosto che consentire che un em- pio etiope disfogasse la sua libidine sopra di lui. L' infame e obbrobriosa pedera- stia, Tabbominai e detestai anche neli.° de' ricordati articoli.

VALFKÈ Sebastiano (beato). Nacque a'g marzo 1 629 in Verduno, diocesi d'Al- ba nel Piemonte, da'piissimi Gio. Batti- sta d'onorata e antica famiglia, ed Ar- gentina Manzona, che vivevano e sosten- tavano la numerosa prole lavorando la terra e coltivando que' pochi poderi, che avevano, colle lore mani medesime. Nel- 1' età puerile cominciò a dare indizi di quell'eroica virtù, alla quale è arrivato colmo di meriti e di anni. Avea un cuo- re tenerissimo verso i poveri, praticava somma astinenza dalla più tenera età, ed era ubbidiente senza ritardo a' geuitori. Cresciuto in età, fu mandato alla scuoia delle umane lettere in Alba e poi a Bra, dove diede segui di maturo giudizio, e di non ordinario progresso nelle lettere e nelle virtù. Conoscendo la divina voca- zione allo stalo ecclesiastico, vestì l'abito chiei icale, e dopo aver superale moltedif- ficollà,a'2i maggioi644 dal proprio ve- scovo fu promosso a' primi due ordini minori, e nell'anno seguente ricevè gli al- tri due. Obbligato dal nuovo stato a pro- muovere le sue applicazioni allo studio e alla pietà, per rendersi più capace stro- meulo della gloria di Dio e più utile o- peraio nella vigna di Gesù Cristo, si por- tò in Torino allo studio della filosofìa e della teologia. A'26 maggio i65i entrò uella congregazione dell'oratorio di To- rino (nel quale articolo in più luoghi ra- gionai del servo di Dio) recentemente fon- dala nel 1649. La nascente congregazio- ne non avendo fratelli laici, il fervente uovizio ad imitazione de'primi compagni del fondatore di tutta la congregazione s. Filippo Neri (Z7.), si addossò volentieri i ministeri più abbietti servendo alla cuci- na, alla porta, al refettorio, e ad ogni al- tro ullìzio il più basso e gravoso. Intan- to non tralasciando d'attendere agli sludi,

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dispostosi col maggiore raccoglimento al sacerdozio, lo stesso suo vescovo lo pro- mosse a'24 febbraio 1 652. Indi neliG5(> compì gli studi di teologia con plauso ti- ni versale della città, insignito della laurea dottorale. Il primo ufficio a lui aflìdalo fu quello di prefetto dell' oratorio, e Io so- stenne per 18 anni interrottamente, con ammirazione e frutto in tutti i concor- renti. Fu egli il i.° ad introdurre il siste- ma dell'oratorio stesso, che mise diligen- temente in pratica. Egli sostenne ezian- dio l'uffizio di preposilo della casa di To- rino per 20 anni, non però consecutivi. Le preghiere che faceva, le lagrime che versava al fine del triennio per non es- sere rieletto, riuscivano del tutto inutili, giustamente persuasi i padri, che la sua esemplarità e osservanza avrebbe dato spirito, indirizzo e norma a tutta la con- gregazione di Torino. Era effettivamen- te un perfetto ritratto di s. Filippo, che animava e reggeva i suoi figli. Ma la dol- cezza della carità, con cui regolava , non impediva che fosse a tempo e luogo in- trepido ed inflessibile. Voleva infatti, che le regole e l'osservanze dell'istituto si e- seguissero da' padri e da'fralelli con tut- ta l'integrità ed esattezza. Ne' casi dubbi della regola s'indirizzava n Pioma consul- tando i padri più illuminati e insigni di quella congregazione madre e modello di tutte le altre, e conforme alle risposte di- rigeva se stesso e l'istituto torinese. Quan- tunque fosse fornito di tutte le qualità ne- cessarie per un ottimo confessore, non- dimeno sul principio non ardi d'ingolfar- si in tal ministero, che pareva alla sua grande umiltà troppo arduo e difficile; ma temendo d'errare con pregiudizio del- l'anima propria e dell'altrui, l'esercitò a poco a poco, e si raccomandò all'orazio- ni di molli, e ne chiese consiglio. Persua- so poi ad esporsi a sentire le confessioni d'ogouno con più frequenza, fu così as- siduo, che dall'aurora fino all'ora della mensa rimaneva nel confessionale, impie- gando gl'intervalli liberi nella recito della

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corona o nella lettura di qualche libro, il che osservandosi da un'apostata fu cagio- ne di sua conversione. Accorreva dovun- que era chiamato, senza far distinzione di persone, poiché abbracciava tulli con viscere di paterno amore, econ ogni soffe- renza dirozzando l'ignoranza, rischiaran- do i dubbi, animando i vergognosi, tran- quillando gli scrupolosi, tirava ogni sorla di peccatori nella via della salute egradata- mente alla virtù, ed alla perfezione. Alieno da umani rispetti, bramava sradicare il peccato e rimuoverne le prossime occasio- ni chiunque ne fosse il colpevole, mostran- do invincibile fermezza in negare la sagra- mentale assoluzione, quando il sagro mi- nistero lo esige. Di ol'avea dotato del dono di conoscere il segreto de'cuori,onde soven- te vedeva quanto i penitenti dimenticava- no 0 volevano tacere. Il duca di Savoia Vit- torio Amedeo 1 1 ,poi re diSardegna,l'elesse per suoconfessore,ma egli atterrito da tale incarico procurò di esimersene, e noti l'ac- cettò finalmente che con ripugnanza e do- po molte preghiere, e col consiglio de'pa- dri deputati. Il rea! principe sotto la sua direzione operò moltissime azioni di pietà e di beneficenza, che lo resero illustre ne' suoi domiuii e presso l'altre nazioni. An- che le reali principesse M.n Adelaide e M.a Luisa sue figlie vollero esserne penitenti, le quali per la direzione di lui divenne- ro specchi di virtù e di cristiana perfe- zione, onde deposto ogni fasto mondando, spesso comparivano nella chiesa della congregazioue e cou edificazione della città si confessavano dal beato nel suo pubblico confessionale. Divulgatisi i do- ni e le virtù di lui nel dirigere l'anime, concorrevano a'suoi piedi da tutte le par- ti persone d'ogni genere, grado e condi- zione. Così per Io spazio di tanti anni gua- dagnò a Dio anime senza numero, ed in mezzo all'apostolico ministero non dimen- ticava i saggi proponimenti, che si avea proposti uell' assumerne l' esercizio. Te- neva per prima di sue massime quella ohe per riuscir beue uell'impresa d'aiu-

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tare l'anime, bisogna attendere seriamen- te alla propria perfezione, e questo sen- timento insinuava quanto poteva a' sa- cerdoti, che per commissione degli arci- vescovi approvava per le confessioni. At- tese al sagro ministero d'annunziare quo- tidianamente nella propria chiesa la di- vina parola, secondola consuetudine del- l'istituto, con tutte le virtù proprie degli uomini apostolici,non solo in detta chiesa, ma nell'altre ancora, ne'conservatorii, ne- gli" spedali, nelle carceri, negli oratori'), ove dopo aver istruita la gente rozza co' catechismi , d' ordinario faceva qualche discorso morale a lutti i congregati. E seb- bene dalle monache, da' direttori delle confraternite e da' superiori de' regolari fosse invitato a predicare, ed egli facen- dosi tutto a tutti vi andasse, tuttavia non sembrandogli appagato il suo zelo ed il bisogno dell'anime, or sermoneggiava nel- le pubbliche piazze, or andava nel distret- to della parrocchia di s. Eusebio e in al- tre cappelle campestri, e que' contadini l'udivauo quale angelo del paradiso. As- sunse quest' esercizio ne'primi anni, e noi lasciò mai sino alla morte, beuchè ottua- genario, e decorato degli uffizi d'esami- natore sinodale, consultore della s. inqui- sizione e confessore regio. 11 suo ragiona- re era semplice e schietto, appoggiato al- le divine Scritture e alle sentenze de' ss. Padri, adattandosi al bisogno e alla ca- pacità dell'uditorio cou un metodo facile e condotto da un retto raziocinio. La san- tità della vita dava forza e virtù alla sua voce, che riscaldata dal fuoco dell'amor divino ammolliva i cuori più duri e li in- fervorava alla pratica delle virtù ed all'o- dio del peccato con mirabili conversioni. Da certissimi fatti si desùme, che lo spi- rito di Dio realmente lo animava ne'suoi ragionamenti. L'esercizio nelle virtù teo- logali, nelle virtù morali fu tale che tro- vatesi in grado eroico gli meritarono l'o- nore degli altari. Non fu contento d'am- maestrare colla voce, ma aggiuuse altresì lo scritto, e per istruire i poverelli che

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vanno per la città die alla luce un libret" to di dottrina cristiana intitolato: Breve istruzione alle persone semplici. All'i- struzione de' carcerati prestò lo stesso uf- ficio stampando un volumetto che porta il titolo: Esercizi cristiani proposti a' car- cerali. Finalmente pe'soldati impiegò la stampa d' una profittevole operetta che intitolò: Modo di santificare la guerra. Egli fece pur gran bene nelle valli di Lucerna, molto popolale dagli eretici Valdesi. Essendosi già per opera sua assai ivi aumentalo il numero de'catto- lici, bisognava provvederli di nuovi pa- stori, fabbricare nuove chiese, e ristora- re o ingrandire l'antiche, e l'une e l'al- tre fornire di sagre suppellettili. Ne fu da- ta dal duca la commissione al beato, il quale volentieri l'eseguì con prontezza e diligenza. Si trattenne in quel paese 8 giorni, girando sempre per le valli epe* monti, animando i fedeli, predicando e distribuendo limosine. Ordinate nel tem- po stesso pubbliche preghiere, accrebbe la divozione alla B. Vergine, e lasciò dap- pertutto perenni memorie di sua fede e zelo. Nel suo ritorno die al monarca la notizia di quanto avea osservato , e fu pienamente provveduto a ogni cosa. Si assegnarono i sagri pastori, si ristoraro- no e si fabbricarono le chiese, fu protet- ta la religione cattolica contro 1* eretica pravità de'valdesi,ed in ogni luogo si spar- sero libri di catechismo cattolico, com'egli avea inculcato. Divolissimo di s. Filippo Neri, nell'aspetto (come si può vedere nel- la stia immagine) e nell'azioni appariva a lui del tutto somigliante, oude fu chia- mato il s. Filippo di Torino. Quando quell' apostolo moderno di Roma fu e- letto nel 1695 comprotettore di Torino, il beato si adoperò con sommo zelo per accrescere in tutti la fiducia e la divo- zione verso il santo. Un giorno che Vit- torio Amedeo li voleva in ogni modo no- minarlo all'arcivescovato diTorino,il bea- to gli disse." Pare a Vostra Altezza reale, che un pretazzuolo, i cui parenti zappa-

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i»o la terra, abbia da esser l'arcivescovo di questa sua metropoli ? " Per esentarsi dalla dignità fece anche venire da Verdu- no un suo fratello vestito come lavorava la campagna, e cosi lo presentò al sovra- no. Ma vedendo, che questi ingegnosi ar- tifizi, suggeritigli dalla sua umiltà, a nulla giovavano, si rivolse con più fervorose preghiere a Dio, e finalmente gli riuscì d'indurre il monarca a nominare un al- tro all'arcivescovato, onde ne rese solenni grazie alla divina bontà. Logorodagli an- ni e stendalo dalle continue fatiche, si ap- prossimò al fine de' suoi giorni e al con- seguimento della gloria del paradiso, a cui furono mai sempre rivolti tutti t suoi alfetti. Egli avendo passalo il tempo del- la sua vita tra gli spaventi de'divini giu- dizi, ei timori di sua eterna salvezza, tra le desolazioni e aridità di spirito, come si apprende da un prezioso niss. di sue memorie, inlento continuamente a pro- muovere la gloria di Dio, indefesso ne- gli esercizi dell'istituto e del santo mini- stero, giunse per mezzo delle sante sue tribolazioni e delle luminose sue virtù ad acquistare un totale distacco dal mondo e un'intima unione della sua metile e del suo cuore con Dio, come scrisse al car- dinal Colloredo filippino suo protettore camico. Avvicinandosi al termine del vi- ver suo si sgravò del carico di regio con- fessore, ma non gli riuscì di lasciar quello di preposilo di sua congregazione. Predis- se in diversi modi e in varie occasioni la sua morte, che fu cagionata da una vio- lenta costipazione, la quale derivò dalla sua carità e dall' esattezza sua singolare alla connine osservanza dell'istituto. 1 me- dici nel principio non crederono perico- loso il male, ma presto disperarono del- la guarigione. Non amando visite per vo- ler conservare l'intima sua unione con Dio, co'suoi più divoti^sbrigavasicon po- che parole, suggerendo loro qualche pio sentimento. Lo visitò Vittorio Amedeo li due volle, ne volle entrare nella sua ca- mera senza prima avere inteso s'era con-

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lento di riceverlo. Avendo bisogno il beato di espettorare, il duca gli porse la sputacchiera, e gli nettò con un panno- lino le labbra; e siccome volevasi impe- dirglielo, disse il duca : Ancor io so fare qualche, volta V infermiere. Nel volergli sentire il polso , gli baciò la mano, rac- comandandosi con tutta la famiglia alle sue orazioni. Il venerabile vecchio, con- fuso a questi segni d'onore e di riveren- za del suo sovrano, gli disse: Aver sem- pre pregato per lui e reale famiglia, pro- mettendo far lo stesso dopo morto. Pe- rò gli raccomandò di sollevare i sudditi dalle miserie che pativano per le guerre, e a" intendersela sempre di stare unito col Vicario di Gesù Cristo, te vuole che Dio liei ti set la sua reale famiglia ed il suo stato. Rispose il duca: Sì, mio Pa- dre,sìj licenziandosi colle lagrime agli oc- chi. Il servo di Dio con tale esortazione, fece allusione alle vertenze che il prin- cipe avea colla s. Sede, che namai, come redi Sardegna^.). Durante la malat- tia volle più volte confessarsi, e la mat- tina de'27 gennaio 17 io si comunicò sa- giamentalujente, con fervorosi affetti di pietà , domandando perdono a Dio de' suoi [leccati, e a' padri della mala edifi- cazione, invitandoli a pregar per lui. Nel- la sera de'28, innanzi di ricever l'olio san- to, volle esser benedetto colla corona di s. Filippo, e premessele litanie della Ma- donna ed altre preci. Ad istanza de'padri e fratelli, li benedisse come preposito tene- ramente, raccomandando loro la pace, la carità, il buon nome della congregazio- ne, di cui era stalo pressoché il fondato- re. Con brevissima agonia, senza turba- mento, la mattina del 3o volò la sua bel- l'anima a ricever la corona dell'esimie sue virtù e il premio di tante apostoli- che fatiche, ili età ti' 8 1 anni meno 3<) giorni. Appena lo seppe il duca di Savoia, esclamò: Io ho perduto un grande ami- co, la congregazione un gran sostegno, e i poveri un gran protei torce padre. E- gualmeule ne fu dolente la corte e la cit-

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di Torino. Tutti accorsero in folli a baciar la mano ad un santo , dicendosi eli era morto un s. Filippo. Il suo corpo fu collocato in due casse sigillate iti più parli col sigillo arcivescovile, e tumulalo nel sotterraneo della propria chiesa, l'è' doni e grazie soprannaturali, di cui fu il- lustralo da Dio il b. Sebastiano Vaine in vita e dopo morte, pe' miracoli ope- rati da Dio a sua intercessione, fu intro- dotta la causa per la sua cauonizzazione da Pio VI ueli784; riconosciute le vir- tù in grado eroico e approvati due mi- racoli, Pio Vili neh 83o decretò potersi procedere alla solenne beatificazione, la quale neh 83 i decretò Gregorio XVI, e indi fece celebrare solennemente nella ba- silica Vaticana a' 3t agosto 1 834 » con quella decorosa pompa ecclesiastica de- scritta dal n.° 70 del Diario di Roma e dal supplemento al n.° 74- U p. Seme- ria prele della congregazione dell'orato- rio, nella Storia della chiesa metropoli- tana dì TorinOy a p. 387, descrive la fe- sta della beatificazione del veti. Sebastia- no Valfrè celebrata nella chiesa de'fìlip- pini a'2 giugno, premesso un soleune tri- duo, dopo essere stale riconosciute le os- sa del bealo dall'arcivescovo mg. r Frau- soni e collocate nell'altare. Abbiamo il Compendio della vita del beato Seba- stiano l'alfre della congregazione del- l'Oratorio di Torino^ Roma 1 833. Vita del beato Sebastiano Valfrè della con- gregazione dell' Oratorio di Torino ^de- dicata alla Santità di N. S. Papa Gre- gorio XVI, Roma 1 834. La fesla del b. Valfrè, Gregorio XVI la stabili a' 3o gennaio.

VALLACCIIIA. V. Valacchia.

VALLADOLID o VAGLIADOLID (Vallisoletan). Città con residenza ar- civescovile di Spagna nel regno di Leon, capoluogo della provincia del suo nome, distante 27 leghe da Burgos, 22 da Sa- lamanca e 37 da Madrid. E' situata in una gran pianura circondala da colline in parte calcaree e in parte gessose, sul

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finmicello Esgueva o Esqueva, clwe quivi si divide in due rami, i quali si varcano sopra parecchi ponticelli, e sulla sponda sinistra del Pisuerga o Pimerga, che la bagna versa il nord e 1' ovest, e si valica sopra un ponte di pietra ili 10 archi. Le proposizioni concistoriali la chiamano V allisoletum Castellae Veteris c'witas, in quanto che il regno di Leon fu unito a quello di Casliglia Vecchia , ma pro- priamente Valladolid è nel detto regno di Leon; l'ultima poi aggiunge: quatuor mille circiter continet domus, eamque octo familiarum milliafere inhabitant. E pur sede del capitano generale di 2.a classe, d'una grande cancelleria e tribu- nale di giustizia, d'una intendenza e del- l'altre autorità della provincia. E' gran- dissima avuto riguardo alla sua popo- lazione, ed ha una cinta murata aperta da 6 porte, e da due sobborghi, Overue- la e Cisterniga. Diverse sue vie sono di- ritte e larghe, ma in generale male insi- nuiate e poco pulite; la maggior parie delle case sono antiche e poco notabili per 1' architettura, ma ha v vi una quantità di case grandi chiamate palazzi, che an- nunziano l'antico splendore di questa cit- tà e oggi sono in buona parte abbando- nale; i re vi hanno anch'essi un palazzo di bella architettura, che spesso sono ob- bligati restaurare per impedire che toc- chi la sorte di quelli de' grandi di Ca- stiglia. Tranne alquante chiese e conven- ti, ben pochi altri edilìzi si trovano degni d'essere ricordati. Tra le pubbliche piaz- ze osservasi da un capo della città il Cam- po Grande e nel centro la piazza Mayor; quel i.° è regolare e di grande estensio- ne, cogli edilizi che lo circondano senza uniformità e di cattivo gusto; la piazza Mayor, quasi quadrata, è anch'essa gran- dissima ed ornata in tutte le sue faccie di case con 3 ordini di balconi e loggie, sostenuti da portici spaziosissimi portati da colonne e pilastri, e l'interno di que- sta piazza serve di mercato; quivi è si- tuato il palazzo civico, più notabile per

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la grandezza che non per la bellezza del- l'architettnua, e porta la data della fine del regno di Filippo IV. Vi sono 3 pub- blici passeggi, e quello fuor della città è il più frequentato. Vagliadolid gode d'un clima salubre, ma assai freddo e umido nell'inverno; manca nell'interno dell'ac- qua potabile, non essendovi che 3 fon- tane. L'antica cattedrale, ora maestosa metropolitana, era anticamente un'abba- zia di s. Benedetto, fondata nel i i 1 8; ven- ne secolarizzata nel 1^97 quando vi fu stabilito il vescovato. Questa metropoli- tana è un edilizio solido, ampio , di do- rica architettura, eretto da Filippo II, e sarebbe uno de'più bel li edilìzi della Spa- gna se fosse terminato. Si gloria del ti- tolo della B. Vergine Assunta in cielo, ha il baltislerio e la cura d' anime, e vi si venerano molte reliquie di santi. L'an- tico capitolo si componeva di 6 dignità, lai.1 delle quali era il decano, di 19 ca- nonici comprese le prebende del teologo e del penitenziere, de'quali 5 coll'intera prebenda e gli altri godenti la metà di essa, dimidii porlionariij non che di io cappellani, e di più sacerdoti e chierici addetti al servizio divino. Il presente ca- pi tolo,in conseguenza del concordato con- cluso tra il Papa Pio IX e la Spagna (F.) nel i85i, e della lettera apostolica Ad Vicariami de'9 settembre, si forma del- la 1 ." dignità del decano,delle dignità del- l'arciprete, dell'arcidiacono, del cantore e prefetto di scuola, e del tesoriere; di 4 canonici de officio, cioè magistrale, dot- torale, lettorale e penitenziale; di 24 ca- pitolari o canonici de grada, e di 20 be- neficiati per la divina ufliziatura. II pa- lazzo arcivescovile manca, ma già il go- verno regio ne ha ordinala la costruzione. Vi sono altre 14 chiese parrocchiali e mu- nite del s. fonte, in generale ben ornate ; una casa o convento di regolari, numerosi monasteri di religiose, 4 ospedali, diver- si sodalizi con oralorii, l'orfanotrofio va- stissimoe ottimo, il monte di pietà, e il seminario con alunni. Quanto all' 01 fa-

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nolrofio ne fu fondatore il prete Alfonso de Guevara e altri chierici , e Clemente VII T col breve Esposcit Pasloralis ofjì- cii, de'i4 agosto 1592, Bull. Rom.X. 5, pai*. i,\).3j5:ScnTinariumPucllarum()r- phanarum Vallisolcti Palcntinae dioc- cesis, illiusque rest et bona quaecum- que jurisdictioni ordinarli, ac regimini adniinislratorum subjiciunliir. Innanzi l'ultime e deplorali politiche vicende, in Valladolid eranvi 41 conventi di religio- si e 2 1 di monache.lra'primi distinguen- dosi quelli de'domenicani, de'fraucescaui e degli agostiniani. Le lettere, le scienze eie arti, da lungo tempo coltivate e con buon successo in questa città , vi tengo- no alcuni belli stabilimenti. L'università, una delle più antiche del regno, vi attrae gran numero di studenti e produsse de' giureconsulti rinomati; l'accademia del- le belle arti è anch'essa molto frequen- tata. Vi si contano 8 collegi : quello di s. CruZjfondato dal cardinal Pietro Gondi- salvo de Mendoza, è uno de'6 principali del regno; magnifica n'è l'architettura, e la biblioteca contiene edizioni antiche e mss. preziosi. Mentre era il cardinale lito- lare della chiesa di s. Croce in Gerusa- lemme di Roma, in essa si trovò una par- te del Titolo della ss. Croce[F.), ivi rin- chiusa 1000 anni prima dall' imperatore Placido Valentiniano II; così in onore della ss. Croce, di cui era profondamente di voto, fondò il detto collegio e un ospe- dale in Toledo, di cui era arcivescovo, a- vendo io rilevalo nella biografia del car- dinale col Cardella,che tanto presso il collegio che presso 1' ospedale nasceva spontaneamente un'erba colla perfettis- sima figura della croce. Affermano con- cordemente gli storici, che essendo il car- dinal Mendoza gravemente infermo, si vi- de sopra la sua camera una splendida Croce, la quale non disparve finché il pio cardinale non rese l'anima a Dio, il che avvenne in Caracca nel i49^« nl Valla- dolid fiorirono 3 collegi per le missioni a - postoliche. 11 i.° si deve allo zelo del p.

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Michele Vives eremitano ili s. Agostino, che fondò un collegio di missioni , con apostòlica e regia approvazione. I colle- giali erano destinali a predicare il Van- gelo agl'idolatri dell'isole Fdippine.Gl'in- glesi pure vi avevano un collegio sotto il titolo di s. Albano martire, fondalo nel 1 56g da Filippo II, e vi si ricevevano an- co gl'irlandesi. Ne fu data la cura •'gesui- ti, ed era stalo approvato da Clemente Vili col breve Cum nullum firnùusprae- sidiumtòe'3 novembre 1 592, Bull. Rom. t. 5, par. 1, p. 4 02. Avea ricche rendite, manteneva perciò molti alunni, i quali prestando il giuramento non si obbliga- vano a non entrare in qualche ordine re- ligioso. Sul principio della fondazione 20 alunni di questo collegio ritornando in Inghilterra vi subirono il martirio. De* cadde dal suo splendore questo pio sta- bilimento quando fu tolto a'gesuiti, e ne seguì un notabile danno. Dispiaceva che si continuasse a dirigere da' gesuiti , per- che gli alunni più. ingegnosi sapendo be- ne ammirare l'esemplare e benemerita compagnia di Gesù , facilmente doman- davano farvi parte. Il rettore,ollre le mol- te facoltà riguardanti le ordinazioni , a- vea anche quella di assolvere gli alunni dalle irregolarità per essere nati da ge- nitori eretici. A questo collegio essendo stati riuniti quelli di Madrid e di Siviglia nel 1 768 e nel 1770, vi si potevano man- tenere 20 alunni. Il collegio di Madrid per gl'inglesi era sotto l'invocazione di s. Giorgio, ed i suoi beni, consistenti iu ca- se nella città di Madrid, furono cambia- ti in vigne nelle vicinanze di Valladolid. 11 collegio di Siviglia era sotto l' invoca- zione di s. Gregorio I Diagno 3 fondalo nel 1 592 dalla s. Sede per le missioni d'I n- ghilterra e dotato da're cattolici, e dopo chei gesuiti cessarono di governarlo, ven- duti i suoi beui, il ricavato fu rinvestilo in Valladolid. Il 3.° collegio che esisteva in Valladolid era per gli scozzesi. Fu fon- dato da un cavaliere della Scozia, e venne affidalo a'gesuiti, i quali licenziali dalla

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Spagna nella persecuzione della veneran- da compagnia , i vicari apostolici della Scozia presero le opportune provvidenze perchè le rendite del collegio non fossero ad altro uso distratte, diverso da quello che si era il fondatore proposto. Supera- ti grandi ostacoli, si ottenne l'intento me- diante l'intervento di molti insigni per- sonaggi. In origine il collegio era stato fondato in Madrid, e fu trovala vantag- giosa la traslocazione in parte della casa de'gesuiti di Valladolid, pel suo dolce cli- ma, per la sua abbondanza e per la sua quiete, e come casa propria alla coltura delle lettere e della pietà. Vi erano i5 collegiali, che emettevano il solito giura- mentOjed aveano regole conformi a quel- le de'collegi pontificii di Roma. 11 rettore dovea scrivere lettera annualmente alla s. congregazione di propaganda fide sul- lo stato del collegio. Vi erano due pro- fessori spediti dalla Scozia da' vicari apo- stolici. Inoltre il rettore era munito di ampie facoltà per presentare gli alunni alle congregazioni, e per assolvere anco- ra ne'casi riservati dalla bolla in Coenne Domini, ed altre. Verso il 1390 Giovan- ni I re di Castiglia fondò in Valladolid il celebre monastero di s. Benedetto, det- to perciò il Reale, nel luogo ov'èTa l'an- tica cittadella. Lo spirito dell'istituto da' suoi monaci vi fu esemplarmente man- tenuto costantemente, per cui servì di mo- dello ad altri monasteri di Spagna, i qua- li uniformandosi a'suoi usi e pratiche, co- me a loro capo si assoggettarono, inclu- sivamenle al rinomatissimo monastero e santuario della Madonna di Monserralo, di cui parlai nel vol.LXVHI, p. 43eseg. Questa riunione di monasteri formò la congregazione benedettina diSpagna, det- ta comunemente di Valladolid. Tutti i monasteri erano governati dal priore di quello di Valladolid, come generale del- la congregazione, a cui Alessandro VI die il titolo d'abbate. Questo Papa inol- tre ordinò, che fosse eletto da'religiosidel monastero di Valladolid , e che V eletto

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fosse capo, visitatore e riformatore ge- nerale ili tutta la congregazione. Dipoi Paolo IV prescrisse i regolamenti per la convocazione de'capitoli generali, a'quali dovevano intervenire tutti i superiori de' monasteri per procedere all'elezione del generale, l'uflizio del quale da a anni fu prolungato a /\. Anticamente vestivano abito color tanè e scapolare nero, ma Paolo HI gli obbligò a conformarsi al- l'abito de' cassinesi. Per le politiche vi- cende, soppressi i monasleri, si sciolse la congregazione benedettina di Vallado- lid. Vi si trovano società economiche e di carità, una caserma di cavalleria e 3 di fanteria, ed il teatro. Valladolid una volta opulenta per la sua industria e pel commercio, è in oggi molto decaduta, più possiede clie alcune fabbriche di sta- migne, di cappelli, di fettuccie di seta, di tessuti di filo, di lana e di cotone, di stoviglie di terra , di paste d' Italia , di cioccolata, di confetti e profumi, di lavo- ri di filagrana; e ne' dintorni cartiere e concie di pelli. Il commercio consiste qua- si per intero di consumo locale, può diventare importante se non si rende na- vigabile la Piraerga (ino al suo confluen- te col Duero , che non è lontano più di due leghe. Di poco conto sono l'annue fiere , la più frequentata essendo quella de'29 settembre. Tuttavia il gran nume- ro di alfari contenziosi riservati alla can- celleria di Valladolid, quelli che concer- nono al capitanato generale della Casti- glia Vecchia e all'intendenza dell'eserci- to, Pafllueoza degli studenti, e il passag- gio continuo di viaggiatori e negozianti che recami a Madrid, danno a questa cit- tà un aspetto d'operosità e di movimen- to. E patria di gran numero di perso- naggi celebri. Filippo II dal potentissimo imperatore Carlo V quivi sor fi i natali, e mostrando per Valladolid predilezione, le die il titolo di città, sovente nel palaz- zo regio vi tenne la sua corte, vi adunò le cortes, la beneficò in più modi e vi fe- ce erigere la sede vescovile. Fiorirono in

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poesia e letteratura Pedro Lopez, G. Lo- mas Cantoral, Antonio Sanchez lineria, Alfonso Lopez, Gabriele del Corrai, F. Grancian-y-Fernando JNugnfZ. |Tra gli storici d. Miguel de Herrera, F. L. de Mi- randa, F. Alfonso Maldonado. Il giuris- perito Vasquez Menchaca. 11 dotto an« liquario Floranes, ed i pittori Antonio Pereda, e Filippo Gilde Mena. Ed in que- sta città, secondo la più comune opinio- ne , finì di vivere il benemerito e cele- berrimo scopritore dell' Americhe, Cri- stoforo Colombo de'conti e signori di Cuc- caro, a'20 maggio i5o6. Il suo corpo fu condotto a Siviglia nella chiesa de'certo- siili, donde venne trasferito nella cappel- la maggiore della cattedrale di s. Domin- go all'isola Spagnuola in dmerica, come in tale articolo e altrove narrai col Can- cellieri. Finalmente, nel 1797 le spoglie di Cristoforo Colombo vennero traspor- tate all'Habana città principale dell'iso- la di Cuba , ossia Avana (ove con altri le dissi trasferite nel 182 1)0 s. Cristofo- ro de Avana (V.) , e depositate vicino alla tribuna della cattedrale. Quello che accadde ad Omero, a Plinio il Vecchio , a Catullo, a Petronio Arbitro, al Papa Urbano V ed a molti illustri antichi e moderni, essersi cioè disputato sul luo- go che li vide nascere, avvenne pur an- co all'intrepido, al costante, al generoso scopritore del nuovo mondo; a quel ge- nio che segnò una novella via alla reli- gione e al commercio. Non si fa più que- stione sul luogo della patria del grand'uo- mo, certo essendo genovese, come della sua nobile stirpe. L' illustre suo discen- dente e ultimo rampollo mg.r Luigi Co- lombo, protonotario apostolico parteci- pante e segretario della s. congregazione dell' Indulgenze e ss. Reliquie , lo provò eruditamente con documenti nella sua bell'opera, che indicai nel voi. LXVIII, p. 1 14, ignorandone l'autore,che per mo- destia nascose il suo nome; come pure provò che la nobile famiglia Colombo si divise iu 3 rami, cioè de'conti di Cucca-

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ro nel Monferrato, di Coccoleto, ede'due di Piacenza. I due ultimi rami estinti, su- perstite deli.0 è l'encomiato ligure e vir- tuoso prelato, della cui rinomata opera si Inumo già 4 traduzioni in diversi idio- mi. Tuttociò che riguarda gli uomini ce- lebri e che si resero benemeriti dell' u- manità è sempre caro e importante di sapere; specialmente ove si producano «uovi argomenti, e si tratti la questione in guisa da più non lasciar luogo ad op- posizione. Del magnanimo Colombo poi, mai se ne parlerà abbastanza, sia per la grandezza della sua stupenda scoperta, feconda di meravigliose conseguenze, sia e principalmente pel suo vivo ed eroico sentimento crislinno,che mirava colle sco- perte di nuove terre a dilatare le glorie del Redentore. Egli è per tutto questo,cbe mi riesce sempre piacevole, nell' oppor- tunità che presenta la storia, di ritorna- re a dire onorevoli parole, su chi il tempo e la posterità rese doverosa e luminosa giustizia, e la gloria che gli è dovuta. Del- 1 opera in discorso, cioè Patria e biogra- fìa del grande ammiraglio D. Cristofo- ro Colombo scopritore dell' America, diedero contezza e ragione il Giornale ditìoma deh 8 54 a p- 768; e la Civiltà Catlolica3sev\Q 2.% t. 7, p. 4 ^.Quest'ul- tima che ne parla con più estensione, con- clude colle seguenti notabili parole. •'Que- sto italiano non fu grande a caso, ma di meditato consiglio : non produsse beni passeggeri, ma durevoli, e quello che più monta ebbe la religione a movente de' suoi vasti disegni (e lo ripetei anche io in più luoghi), la religione a consigliera ed a conforto nell' attuarli, la religione a consolatrice nelle immeritate sventu- re. Or che di quest'uomo molte città d'I- talia si contrastinola gloria, chi ben con- sideri, lungi dall'essere indizio di gret- tezza municipale, è seguo d'animi capa- ci di stimarne i pregi, e può essere spe- ranza che dove s* ambisce il vanto di a- vetlo a cittadino, colà eziandio si radichi questa verissima senteuza: vera grandez-

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za non poter essere senza virtù e senza religione ". La stessa Civiltà Cattolica, serie 3.*, t.g, p. 106 e 148, annunziò e poi alquanto ragionò dell' opera: Ciistoforo Colombo. Storia della sua vita e de' suoi viaggi, sull'appoggio di documenti au- tentici raccolti in 1 spagna ed in Italia, del conte Rosei ly de Lorgues, volgariz- zata per cura del conte Tullio Dandolo, Milano 1 857.I dintorni di Valladolid pro- ducono grande abbondanza di grani e vi- ni,sommaco (arboscello di cui si fa la pol- vere per conciar corami) e legumi eccel- lenti. La provincia di Valladolid occupa la parte occidentale della Spagna, ecom- ponesi di varie parti separate, tra cui la principale, quella nella quale trovasi la città omonima, è la più orientale, ed in cui si concentra tutta l'industria. Nella nuova divisione del regno, decretala dal- le Cortes del 1822, la provincia di Va- gliadolid era ripartita tra quelle di Va- gliadolid, Leone, Zamora, Segovia, Pa- iencia e Burgos. Valladolid o Vagliado- lid, Pintia e quindi V alli soletum , rag- guardevole città nel 625 edificata da goti, fece parte del regno di Leone, il qua- le nella prima metà del secolo XI 11 fu riunito al regno di Castiglia Vecchia, la quale verso il fine del XV secolo si trasfuse colla monarchia di Spagna, on- de Valladolid ne seguì i destini e le vi- cende politiche. Un tempo Valladolid ap- partenne a 'conti d' Urgel. Il conte Er- mengaldo Vili morendo nel 1208, con suo testamento legò la metà della città di Valladolid,che gli apparteneva dal lato di sua madre nipote del conte di Bar- cellona, al Papa lunocenzo HI, non che la feudal dipendenza dell'altra metà, a condizione che facesse eseguire il suo te- stamento. Ma l'unica figlia del conte e sua erede Arembiax, maritatasi con d. Pie- tro infante di Portogallo, venuta a mor- te nel i23i, lasciò alio sposo la conle-i d'Urgel colla città di Valladolid e le si- gnorie che le appartenevano. Il celebre Ferdinando li re d'Aragona in Vallado-

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lid impalmò nel i4^9 'a celebratissima Isabella 1 regina di Castiglia, operando- si così la riunione delle Spagne. Nel 1 856 si stabilì, che i lavori della strada ferra- ta da Valladolid a Burgos sarebbero co- minciali in breve.

La sede vescovile, ad istanza di Filip- po II re di Spagna, l'eresse Papa Cle- mente Vili con bolla dell'i r settembre 1.595, formandola diocesi col territorio dismembrato da quella di Palencia, di- chiarandola sulTraganea della metropo- litana di Toledo; indi l'ingrandì con ag- giungervi la città e luoghi di Medina del Campo ( V), col breve Utgratiae aposto- licae, de'28 febbraio 1602, Bull. Rom. t. 5, par. 2, p. 4o6 : Oppidum Medina del Campo, nonnulla gite Loca quaead Àbbatem cjusdem Oppidi pertinebant,E- piscopi V allìsolelanì juris die l'ioni sub/e- età declora ntur. Per 1 vescovo Clemen- te Vili dichiarò nel 1 597 Bartolomeo de la Placa, canonico di Baca e di Granata, trasferendolo dal vescovato di Tuy, e mo- rì nel 1600. Suoi successori furono: Gio. Battista Arcebedo, dal 1 600 al 1 608; Gio- vanni Quignones, poi trasferito a Sego- via; Francesco Sobrino, morto nel 16 17; Giovanni Fernandez, professore di filoso- fìa nell'università di Vagliadolid stessa, canonico diZamora, eletto nel 1 6 1 7, mor- to due mesi dopo; Enrico Pimentel, in se- guilo trasferito a Cuenca ; Alfonso Lo- pez, morto nel 1 624; Giovanni Torres O- sorio, morto nel iG32; Gregorio di Pe- d rosa, dell'ordine di s. Girolamo, gene- rale del suo ordine e predicatore del re, traslocato dalla sede di Leon, morto nel i633, ec. Le Notizie di Roma nel 174° cominciarono a registrare i vescovi di Valladolid, con d. Giuliano Dominguez di Toledo; indi riportano i seguenti. Nel 1 743 Martino Deìgado, di Belmaseda ar- cidiocesi di Burgos. Nel 1 754 Isidoro Cos- sio-y-Bustamante, di Guardo diocesi di Palencia. Nel 1768 Emanuele Robin de Zelis, di Cabuerniga diocesi di Santan- der. Nel 1773 Antonio Gioacchino Soria,

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di Salamanca. Nel 1 785 Emanuele Gioac- chino Maron , d' Almazan diocesi di Si- guenza. Nel i8o3 Vincenzo de Soto-y- Yalcarce, di s. Giovanni de Ruitelar dio- cesi di Leon. Dopo alcuni anni di sede vacante, nel 1824 Giovanni Baldassare Toledano, di Villa di Campillo abbazia di Medina diocesi di Valladolid. Per sua morte, Gregorio XVI nel concistoro de' 28 febbraio 1 83 1 dichiarò vescovo Giu- seppe Antonio Piivadeneyra della dioce- si di Lugo nel regno di Galizia, già per più. anni parroco e dottore in sagri cano- ni, da Leone XII fatto uditore di Rota per la Spagna a' io dicembre 1827, en- comiandolo il Papa per gravità di ottimi costumi, prudenza, dottrina, degno del- l'episcopato. Dice la proposizione conci- storiale, ac retentione offìcii Auditora- tus Causarum Palatii apostolici sub ti- tuloLocum-tenentisadSanctitatisSuae, etSedis aposto licae beneplacitum. Morì nel declinar di luglio 1 856. A suo tempo il regnante Pio IX, in conseguenza del ri - cordato concordato e della pur mentova- ta bolla Ad Vicariam , elevò la chiesa vescovile di Valladolid a metropolitana, e le attribuì per suiTraganei i vescovi d'Avita, Astorga, Salamanca, Segovia e Zamorat assegnando per mensa al nuo- vo arcivescovo i3o, 000 monete d'argen- te o reali , confermando la precedente tassa per ogni nuovo arcivescovo, di 2 5oo fiorini, registrati ne'libri della camera a- postolica. La mensa de'vescovi da ultimo ascendeva a circa 8000 ponderimi ino- netae illarum parlium pluribus pensio- nis gravati. Pel 1 arcivescovo il medesi- mo Papa preconizzò nel concistoro di Bo- logna de' 3 agosto 1857, l'attuale mg.1 Luigi de La Laslra-y-Cuesta , di Cubas diocesi di Sautander, che nel concistoro de5 18 marzo 1 852 avea dichiarato vesco- vo Orense , dalla qual sede lo traslatu alla nuova metropolitana, e nello stesso concistoro di Bologna gli accordò il pal- lio arcivescovile. Nella proposizione con ciitoriale per la provvisione della chieda

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d'Orense, il Papa disse dell'illustre prela- to, essere dottore ne'sagri canoni, già ca- nonico dottorale della patria cattedrale, poi della metropolitana di Valenza e vi- cario capitolare, indi vicario generale del- l'arcivescovo della medesima; laonde per la sua dottrina, gravità, prudeuza, pro- bità ed altre estese cognizioni, il reputa- va degno della dignità episcopale. L'ar- cidiocesi è ampia, si estende in lunghez- za ai4 leghe, e 7 in larghezza, contiene 1 3o luoghi, e le parrocchie sono munite del ballislerio.

Concilii di Valladolid. Il i.°fu tenuto uel 1 i3y, apud Val- ium Oleti , e ne trattano le collezioni, Regia, t. 28, Labbé, t.io, Arduino, t. 6. Il 2.0 si celebrò nel i 1 55 e fu provincia- le, e ne discorre il Pagi in tale anno. Il 3.° neh 322 dal legato invialo da Avi- gnone dal Papa Giovanni XXII, cardi- nal Guglielmo di Godin vescovo subur- bi cario di Sabina. Riunì questo concilio, che fu nazionale, ed in cui di suo ordine vennero pubblicati coll'approvazionedel concilio 27 canoni, riguardanti i conci- lii provinciali da tenersi ogni due anni, ed i sinodi diocesani tutti gli anni. Per- tanto vi si dichiarò agli arcivescovi, che se non tengono i loro concilii almeno ad ogni due anni, l'ingresso della chiesa sa- rà loro interdetto, finche abbiano soddi- sfatto la prescrizione.»Ogui curato avrà iscritti in latino e in lingua volgare gli ar- ticoli di fede, i precetti del decalogo, i sagrauieuti, e ciò che riguarda i vizi e le virtù. Egli li leggerà nelle 4 leste solen- ni dell'anno al popolo, e le domeniche di quaresima. Quanto a' concubinari e al- l'incontinenza de'chierici, che non cam- beranno condotta, saranno privati delle loro rendite, e del titolo de'loro benefìzi, e quelli cbe non ne avessero, saranno di- chiarati incapaci di possederne". Vi fu inoltre provveduto a'doveri de'parrochi, alla santificazione delle domeniche e del- le feste, a' falsi testimoni che sono sco- municati, a' benefizi e a' limiti delle par- vo!. LXXXVHI.

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rocchie, alle decime de'religiosi e loro di- sciplina, al tempo d'amministrare la cre- sima, al digiuno nella quaresima, «'ma- trimoni, alla simonia, alle rendile de'be- nefizi, agli ebrei, a'mori maomettani ec. Furono altresì proibite, sotto pena di sco- munica, le purgazioni canoniche, e le pro- ve dell'acqua e del fuoco. Vennero final- mente scomunicati que' che citano da- vanti a'tribunali secolari gli ecclesiastici. Regia, t. 29, Labbé, t. r 1 , Arduino, t. 7. VALLADOLID DI COMAYAGUA. Città con residenza vescovile nell'Ameri- ca meridionale, conosciuta più comune- mente da 'moderni col nome di Conici^ yagua (/"'.). Alle notizie riferite, in tale articolo aggiungerò, che vi si trasferì la sede vescovile di Truxillo (V.) di Gua- timala. Che vi sono 5 sodalizi, l'ospeda- le, il seminario e altri istruitivi e benefi- ci stabilimenti. Ali. °vescovo successero: Girolamo di Conelia, trasferito nel 1 562 altrove; fr. Alfonso de la Cerda dome- nicano, traslato a Charcas; fr. Gaspare d'Andrala francescano, morto nel 1612; fr. Alfonso Galdo domenicano; fr. Luigi di Cagnizarez de'minimi; Giovanni Mer- lo de la Fuente, nominato nel 1 648, ec. Le Notizie di Roma riportano i seguen- ti. Nel 1743 d. Francesco de Molina ba- siliano, di Sagedona diocesi di Cuenca. Nel 1750 Diego Rodriguez de Rivas-y- Velasco, della diocesi di Quilo. Nel 1764 Isidoro Rodriguez, di Mostolesarcidioce- si di Toledo. Nel 1 j6j Antonio Macar lil- la, diBenabarre diocesi diLerida. Nel 1773 Francesco Giuseppe de Palencia , della citlà di Canarie. Neh 777 fr. Antonio di s. Michele girolamino, di Revilla de Ca- margo diocesi di Santander. Nel 1783 Giuseppe Antonio de Isabela, di Moron diocesi di Siguenza. Nel 1788 fr. Ferdi- nando de Cadinanos minore osservante, di Vittoria diocesi di Calahorra. Nel 1 79^ fr. Vincenzo de Navas domenicano di Merida.Neh8i7 EmanueleGiuliano Ro- driguez, d'Almazan diocesi di Siguenza. Nei 1 844 Francesco di Paola Campoy-y-»

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Perez cìi Cariogeno, già canonico curalo della cattedrale e vicario generale. Mei 4 aprile 1 854 l'odierno mg.' Ippolito Cassia no Flores.

VALLADOLID DI MECHOACAN. Città con residenza vescovile nell' Ame- rica settentrionale, conosciuta da'moder- ni più volgarmente col nome di Mccìioa- can (J7.)- Solo aggiungerò a quell'artico- lo, che per mot te del notalo ultimo vesco- vo, il Papa Pio IX nel concistorode'3 ot- tobre i85o preconizzò l'attuale mg. 'Cle- mente Munguìa,di Reyes diocesi di Me- choacan , già canonico della cattedrale, rettore del seminario, vicario generale ed anche capitolare, dotto, grave, prudente, probo e pieno d'esperienza.

VALLE RONCEAUX. Canonici re- golari. V. voi. VII, p. 257.

VALLE DEGLI SCOLARI. Canoni- ci Regolari. V. voi. VII, p. 275.

VALLE VERDE. Canonici regolari. V. il voi. VII, p. 276.

VALLE (della) Andrea, Cardina- le. D'antica e illustre famiglia romana, ottenuto un canonicato di s. Pietro, colla carica di reggente della cancelleria, nel 1496 fu promosso da Alessandro VI al vescovato di Crotone, e neli5o8 trasfe- rito a quello di Mileto, al quale compartì non pochi benefìzi. Con questo caratte- re intervenne al concilio di Laterano V nel io 12 sotto Giulio II, che l'annoverò tra'segretari apostolici. Indi Leone X nel- la famosa promozione di 3 1 cardinali, il 1 luglio 1 5 1 7 lo creò cardinale prete di s. Agnese al foro agonale, e nell'anno stesso gli die I' amministrazione delle chiese di Caiazzo e Nicaslro, nel 1 5 1 8 quella diGal- lipoli, neh 5i 9 quelle di Sulmona e Val- "va unite, e neli520 la sede d' Umbria - tico. Lo stesso Leone X lo destinò nel i52o arciprete della basilica Lateranen- se,ove nell'anno santo 1 525 apù e chiuse la porta santa, ed abbate commendata- rio delle Tre Fontane. Nel tempo stesso venne nominato alla sede vescovile di Malta, ma prima di prenderne possesso,

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avendo ottenuto dalla munificenza diCar- lo V come re diSicilial'archimandrilato di Sicilia, rinunziòquel vescovato. Ebbe pure la legazione di Napoli, e la protei- toria dell'ordine de'minori , conferitagli da Clemente VII neh 523, il quale nel i533 dal suo titolo presbiterale lo tra- sferì al vescovato suburbicario di Pale- strina, nel catalogo de'quali vescovi l'U- ghelli si corregge d'avere registralo il car- dinale in quellode' vescovi di Crotone nel 1 533. Uomo com'egli era di gran pru- denza e senno fornito, fu molto caro a' principi, ed a' Papi che se ne prevalsero con gran vantaggio negli affari più ardui e rilevanti del pontificalo, e ne' quali si dice clie co'suoi lunghi viaggi arrivasse fino nella Persia e in altre remote re- gioni, ad oggetto d' apprendere i coslu- mide'popoli e delle nazioni, in tempo che poco comuni erano siffatte intraprese , a motivo della natura delle strade e de' mezzi per percorrerle. In Roma edificò il Palazzo della Falle (V.), che die no- me alla contrada e alla propinqua chie- sa di s. Andrea, non che al vicino tea- tro. Dopo essersi trovato presente a' con- clavi di Adriano VI e Clemente VII, nel i534 di 71 anni fu chiamato in Roma all' immortai vita, e rimase sepolto nella chiesa di s. Maria d'Araceli, nella tomba de'suoi antenati, con breve epitaffio di cui piò non rimane vestigio, ma riportato dal p. Casimiro, uelle Memorie della cldesa d'Araceli.

VALLEMANI Giuseppe, Cardinale. Nato nobilmente in Fabriano a' 9 giu- gno 1648 da Rinaldo Francesco e da Maddalena de'conti della Genga, porta- tosi a Roma nel fior degli anni, accop- piò all'esemplarità de* costumi, maniere piacevoli, tratto gentile, e qualche dot- trina, massime nell'indefesso studio della giurisprudenza, e poi fu aggregato a va- rie accademie d'Italia e alla cittadinanza romana. La fortuna gli aprì l'adito nella corte del cardinal Emilio Altieri, già ve- scovo di Camerino, che nel 1670 eletto

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Papa Io dichiarò di 21 anni suo came- riere segreto e poi eoppiere,canonico Va- licano, e custode dell'archivio di Castel s. Angelo. Introdotto quindi in prelatu- ra, secondo Cardella nelle Memorie sto- riche de Cardinali t da Innocenio XI ot- tenne la carica di segretario della con- gregazionede'riti,e poi di quella dell'im- munità (presso Colucci, Antichità pice- ne, t.17, p. 164, parlando degli Uomini illustri di Fabriano del Lancellotti , si dice che Alessandro Vili gli conferì la 1. "carica, Innocenzo XII la 2.a), nell'eser- cizio della quale, che fu assai lungo a ca- gione delle differenze del ducalo di Par- ma e Piacenza, contrasse il prelato gran- dissimi impegni co'principi. Alla fine Cle- mente XI, prima lo dichiarò segretario della congregazione della disciplina rego- lare, e successivamente Io consagrò arci- vescovo d'Atene, nel 1 706 Io dichiarò suo Maggiordomo (^.); creò e riservò in pet- to cardinale dell'ordine de'preti, pubbli- candolo nel i.° agosto 1707 dopo circa 1 5 mesi. Gli attribuì per titolo la chiesa di s. Maria degli Angeli , e lo ascrisse alle congregazioni del s. oflìzio, de' riti, del- l'immunità, del buon governo, di propa- ganda e di molte altre, e fino da'3i di- cembrei707 prefetto di quella de' riti; aggiungendovi la protettola de' minori conventuali e loro collegio di s. Bonaven- tura, della cappella Sistina del Presepe in s. Maria Maggiore, del collegio Mon- talto di Bologna, come trovo nelle Noti- zie di Roma. Dopo essere intervenuto a' comizi d' Innocenzo XIII e Benedetto XIII , terminò in pace i suoi giorni in Roma a* i5 dicembre 1725 d'anni 78 non compili, e fu sepolto nella basilica deJ ss. XII Apostoli, sotto una lapide ornata del suo stemma gentilizio, ove si legge e- legante iscrizione.

VALLENSSertorio, Cardinale. V. Vassalli.

VALLETTE Lodovico, Cardinale.

V. NOGARET.

VALLIS, VALLOS. Sede vescovile

VAL jri

della Cartaginese Proconsolare nell'Afri- ca occidentale, di cui parla Oliato Mile- vitano, lib. 2, e altri, sotto la metropoli di Cartagine. Ebbe a vescovi: Bonifacio donatista del 33o; Bonifacio cattolico, che nel 4* 1 intervenne alla conferenza di Cartagine; Uestituto sottoscrisse al con- cilio di Cartagine del 52 5. Morcelli, A- frica dir., t.i. Vallis, Fallitene uu ti- tolo vescovile in partibus, del simile ar- civescovato di Cartagine, che conferisce la s. Sede.

VALLO (V alien). Città con residen- za vescovile del regno di Napoli nel Prin- cipato Citeriore, capoluogo di distretto e di cantone. Siccome di recente è stata eretta in città vescovile, e sostituita per sede residenziale a Capaccio (F.), il cui vescovo s'intitola di Capaccio e Fallo, conviene che prima riparli di Capaccio e de'suoi vescovi, in aggiunta al suo ar- ticolo. L'ultima proposizione concistoria- le del 1 845, cioè dopo la pubblicazione del mio articolo, rileva cani oh aeris in- salubritatem a paucis colonis intuibile- tur, atque dempta Cathedrali Ecclesia, nonnullisquc aedidus, in reliquis opini- no diruta sit, Episcopo prò tempore in altero magis opportuno , et ab antiquo duobus fere milliariis distante dioece* seos loco, cui nomen Caputaquium No- vum, j'amdiu rcsidere solel: Ine quadrili' gcntae domus , et bis mille ci re iter rc- censcntar incolae. In Capaccio Vecchio era la cattedrale sotto l'invocazione del- la B. Vergine Assunta in cielo denomi- nata di Granata, quacque aliquam ex- poscit rcparalionem. Ibi Episcopus pos- sessione//! ini re, et ad eamdem infra an- num celebraturus accedere solet. 11 ca- pitolo si componeva di 4 dignità e pel i.° l'arcidiacono, e di 16 canonici senza il teologo e il penitenziere; veruni tam dignitates, quani canonici nulla fruun- tur congrua , et ad honorem, atque de- votionem tantummodo inierviunt.hu cu- ra dell'anime tanto della vecchia, quan- to della nuova chiesa , ambo mediocre-

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mente provviste delle sagre suppellettili» l'esercito un vice parroco, ed avvi il bat- listerio. Episcopale* aedesin ch'ita te Sa- lar, atque in ulroque Caputaquio prae- sto suntj attamen in Novo residcre so- lei Episcopus. In Capaccio Nuovo sol- tanto è un'altra chiesa parrocchiale, ed un convento di religiosi, alcun sodalizio, non pelò l'ospedale, il monte di pietà, altro; i 3 seminari cogli alunni erano sparsi in diversi luoghi della diocesi , la quale si estendeva a circa i 5o miglia, e contenendo 1 36 luoghi o oppi da. Ne'li- l)ii della camera apostolica ogni nuovo vescovo era tassalo in fiorini 3oo, e la mensa rendeva al vescovo 3ooo ducati napoletani quibusdam oneribus gravali. Colle rovine dell'antica Pesto (V.) si e- dificarono Policastroe Capaccio, nel qua- le articolo Pesto per. fallo tipografico è detto Pessi. Essendo Pesto sede vescovi- le, il vescovo nel secolo IX passò a sta- bilirsi a Capaccio e die origine all'unio- ne del suo vescovato ed al suo ingrandi- mento, per la seguita unione delle due diocesi, onde divenne piuttosto notabil- mente ampia. Imperocché riferisce TU- ghelli, Italia sacra, t. y, p. 4^4: Capii- taquenses Episcopi. Celsus Paestanus episcopo cimi Romualdo archiepiscopo, al quale ambo i vescovi erano suflraganei, inslitutus est testamenti executor a Ro- berlo Castri Trenlenarii Domino anno 1 1 56. Forte post Celsum Pacs tana citta Capulaquensi unita fuitEcclesia. A tem- po dell' Ughelli il vescovo risiedeva nel- l'episcopio di Diano, ed ivi pure era il seminario, e numerose erano le case re- ligiose della diocesi de'due sessi. Noterò che l'antica sede vescovile di Agropoli (F.) erasi riunita a quella di Pesto , perchè abbandonata da perniciosa in- fluenza dell'atmosfèra. L'Ughelli comin- cia la serie de' vescovi di Capaccio con Arnolfo del i 1 26, che nel 1 1 79 interven- ne al concilio generale di Laterano III. Il Coleti ne dubita, essendo allora viven- te Celso vescovo di Pesto. Nou si conosce

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il tempo in cui fiorì il vescovo Leonardo, N. neh 196 intervenne alla consagrazio- ne che Celestino 111 fece della chiesa di l. Lorenzo in Lucina di Roma, secondo Lucerai, mentre l'Uglielli ritarda il ve- scovato al pontificato di Gregorio IX. A Benevenuto scrisse Innocenzo IV nel ii5i, e sotto di lui Federico li distrus- se Fasanella, l'fjghelli riportandone i do- cumenti. Pietro nel 1275 alla chiesa di s. Maria Maggiore di Diano concesse in- dulgenze. Nel 1287 da Girgenti vi passò Giberto , postulato dal capitolo e da O- norio IV confermato. Giovanni gli suc- cesse nel 1294. Filippo eletto dal capi- tolo, lo confermò nel 1 3 1 2 Clemente V. Filippo de s. Mango del 1 323. Dopo sede vacante notabile, Benedetto XI 1 nel 1 34o riconobbe Tommaso de s. Mango nomi- nato dal capitolo, di cui era arcidiacono, e come il predecessore fu tumulalo nella metropolitana di Salerno. Giacomo crea- to nel i386 da Urbano VI, sotto Boni- facio IX fu reggente della penitenzieria, e mori nel 1399. In questo vi fu traslalo dall'arcivescovato di Durazzo Giovanni Bonifacio de Panella napoletano, e nel i4o5 passò a Muro; ma sembra intruso come partigiano de' due antipapi Cle- mente Vile Benedetto XIII. In detto an- no da Muro vi fu trasferito Guglielmo, indi neli4'0 deposto da Gregorio XII, che gli sostituì Giacomo. Ma Giovanni XXI 1 1 eletto contro l'alt ro Papa, nel «4i 2 gli surrogò Baldassare del Giudice ca- nonico di Rossano. Martino V elesse Gio- vannelio Panella Caracciolo napoletano, nel 14 18 traslalo ad Anglona; ed insita vece nominò l'uditore di Rota Tommaso de Berengari. Fatto neh 4*23 arcivescovo di Cosenza, lo fece iuccedere da Bernar- do o Berardo Caracciolo napoletano. Nel i4^5 da Cosenza venne in questa sede FrancescoTomacelli napolelano.Da quel- la di Cavaillon Eugenio IV neh 439 vi

trasferìBartolomeo.Neh44,Mase"°Mir- to abbate di s. Giovanni a Piro. Nel r4t>2 Francesco Conti suddiacono e protonota-

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rio apostolico, e viveva nel r 4^7 r . Fran- cesco Berlini lucchese, chiaro per sapere e prudenza, fu lega lo al duca di Borgogna e morì nel i47^. In questo fri fatto am- ministratore il cardinal Auxia di Pog- gio (V.). Nel i483 Lodovico Podocutc- ro (P.)t indi cardinale e arcivescovo di Benevento neli5o4< Nello stesso ebbe in commenda il vescovato il cardinal Luigi d'Aragona (V,). Si dimise nel 1 5 1 4 e ne divenne vescovo Vincenzo de Galeotti patrizio napoletano, già vescovo di Squil- late. Rinunziò nel 1 522, e fu fatto ammi- nistratore il cardinal Lorenzo Purcl(P\). Neh 523 con diritto di regresso rassegnò la chiesa commendata a Tommaso vesco- vo di Trivento, il quale ritenne la sua se- de e si ritirò neh 53 I. In questo Clemen- te VII nominò amministratore Enrico LolTredi nobilissimo napoletano, e per- venuto all'età canonica diventò vescovo effettivo; intervenne al concilio di Tren- to, e morì in Napoli nel 1 347. tale au- no ne prese l'amministrazione il cardinal Francesco Sfa mirali (A'.), il cui (iglio le- gittimo fu poi Gregorio XI V nonnato. Nel i549 oM successe nell'amministrazione il cardinal Girolamo Perallo(P.)} il qua- le neh 553 la rassegnò al cardinal Paolo Emilio P^erallo (P.). Nel 1074 vescovo Lorenzo Belli romano, sepolto in Roma nella chiesa d'Araceli nel 1 586. In que- sto Sisto V nominò il suo concittadino Lelio Morelli di JMontalto, al quale col breve A timone t nos, de' i 7 luglio, presso l'Ughelli, per l'inclemenza dell'aria di Capaccio e sue rovine, noti che pe'Iadro- ni che l'infestavano, concesse di trasferire la sua residenza in Diano, alla quale ac- cordò le prerogative di città, coojo luogo nobile, salubre, popolato e abbondante di vettovaglie, ove già era istituito il se- minario; di più era vi l'archivio della cu- ria vescovile, diverse case religiose, 5 chie- se parrocchiali e fra le quali l'insigne col- legiata di s. Maria Maggiore, ove in gran- de venerazione il corpo del h. Coni, l'epi- scopio decente e conveniente, sommità*

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stralodai marchese e popolo di Diano. Senza pregiudizio della cattedrale di Ca- paccio e di sua sede vescovile, trasferì il capitolo nella collegiata di Diano per l'uf- fiziatura, provvedendo al culto divino per quella di Capaccio. Nel 1 609 da Ca- rinola vi fu tramato Giovanni Vitelli na- poletano, morto nel seguente anno e se- polto nella chiesa de' cappuccini di Sala. Nel 1 6 1 1 da Belcastro vi passòPietro Mat- ta de Haro nobile spaguuolo teatino, ze- lantissimo pastore, visitò la diocesi, fu e- sempio di pietà, ed approvò la congrega- zione de'sacerdoti istituita iu Laurino, per cooperare al vescovo nella salute dell'a- nime. Nel 1627 Fraucesco M.a Brancac- ci (/'".), poi cardinale dottissimo. Trasferi- to a Viterbo, nel 1 63 5 gli successe Luigi Pappacoda napoletano , poi vescovo di Lecce nel 1639. In questo da Vulturara vi passò Tommaso Carafa napoletano de* duchi di Telese , lodato per prudenza e altre viriti, in Laurino celebrò il sinodo nel 1 649,e fu sepolto in Salerno. Nel 1 665 Camillo d'Aragona del ramo di Tricarico delto volgarmente di Ragona,traslatoda Acerno, benemerito paslore,morto in Sa- la e deposto nella chiesa di & Pietro, a cui il predecessore avea eretto una mirabile torre campanaria. Nel 1677 Andrea Bo- nito de'duchi dell'Isola principi di Casa- pesella, della congregazione dell'oratorio di Napoli, visitò la diocesi, riparò la catte- drale, elesse per sua residenza Sala, cit- tà coll'insigne collegiata di s. Pietro che abbellì; molli edilizi in vari luoghi della diocesi eresse, restaurò i palazzi vescovili di Capaccio Nuovo e di Sala; mori in Napoli e fu sepolto nella chiesa de' suoi filippini nel 1684. Gio. Battista Pace no- bile napoletano in detto anno gli suc- cesse , canonico della metropolitana di Napoli, fervoroso missionario e facondo predicatore, eruditissimo e virtuosissimo, morì in patria e fu tumulato nella chie- sa del sodalizio della ss. Croce. Nel 1699 Vincenzo Cordoni patrizio napoletano» canonico della metropolitana, zelante e

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j)jo predicatore nelle missioni, intrapre- se la visita difficile pe'luoghi della dioce- si; e morendo ih Oppido V allis Novi die 8 novembris i yo3 Imma iris rebus ereplus est. Nel i 704 Francesco Paolo Nicolai pa- trizio d' Altamura, ebbe una controver- sia giurisdizionale co'ministri regi, e quin- di fece dare le missioni per la diocesi cbe visitò diligenlemenle. Nel 1708 rifece la cattedrale con molto dispendio , e con grande fatica formò in Sala l'archivio vescovile nell'edilìzio da lui eretto; altra casa costruì in Vallis Novi per uso de* vescovi, ed ampliò quella fabbricata dal cardinal Brancacci in Pialle Diani. Nel 1716 traslato all'arcivescovato di Conza, gli successe nel 1 7 1 7 Carlo FrancescoGio- coli o 0 Iaconi , di s. Arcangelo diocesi di Angiomi, trasferito da s. Severo. Fece predicare la parola di Dio nella diocesi, la cui visita tosto intraprese , adornò la cattedrale, restaurò l'episcopio di Sala e l'ampliò. Introdusse le monacbe di s. Te- resa, sotto gli auspicii di s. Caterina, nel monastero in oppido Corinoiorwn seu Fallis Novi, ed altro eresse in Siciniano, e pieno d'amore per la sua chiesa la go- vernò con zelo. Con questo vescovo 1' /• talia sacra termina la serie de'pastori di Capaccio, e ne cominciano la continua- zione le Notizie di Roma, colle quali la proseguirò e compirò. Nel 1724 d. Ago- slino Odoardi monaeo cassinese napole- tano. Neil 742 Pietro Antonio Raimon- di, di Cutro diocesi di s. Severina. Nel 1768 Angelo M." Zuccari, d'isola dioce- si di Soia. Dopo lunga sede vacaute, nel 1804 Filippo Speranza, di Laurilo dio- cesi di Capaccio, traslato da Guardia Ai- fiera. Nel 1 835 Michele barone di Sa- gnano arcidiocesi di Salerno, per molti anni parroco di Oscali e d'altre cure, ed incaricalo di più affili ecclesiastici. Gre- gorio XVI, che lo avea preconizzato, per sua morte nel concistoro de* icj giugno 1 8j3 promulgò successore Giuseppe d'A- lessandro d" Aj scoli di Puglia, già professo- ic di quel se in mai io , cauomeo teologo

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della cattedrale, indi arciprete e 3." di- gnità della medesima colla cura delle a- nime, e poi arcidiacono i." dignità, pro- vicario generale <T Ascoli e di Cerinola, Jodatissimo in tutto. 11 medesimo Gre- gorio XVI nel concistoro de'24 novem- bre i845 trasferì mg.' d'Alessandro al vescovato di Sessa, e promulgò vescovo di Capacccio mg.' Gregorio Fistilli di Rossano, già lodalo curato di più par- rocchie, canonico curalo della pallia me- tropolitana, professore del seminario nel gius pontificio e nella teologia morale e dogmatica, non che rettore del medesi- mo, esaminatore pro-sinodale, dotto, pru- dente, probo e di molta esperienza. In se- guito rinunziò il vescovato di Capaccio al regnante Pio IX. Dopo sede vacante, considerando il medesimo Papa Pio IX, che nella città di Capaccio nel IX seco- lo fu trasferita l'antichissima sede vesco- vile di Pesto, e che col volgere degli an- ni scaduta notabilmente Capaccio e l'a- ria del suo territorio essendo divenuta grave e malsana, rimase a poco a poco deserta, per guisa che il vescovo e il suo capitolo furono per indulto della s. Sede assoluti dall'obbligo della residenza; per- -ciò ad istanza del re delle due Sicilie Ferdinando li, nella provinciale! Prin- cipato Citeriore, colla bolla Ex quo im- perscrutabili ae terni Numinis provide ri- da, de'21 settembre i85o (e non 22 ot- tobre come dissi altrove), eresse la sede vescovile di Diano, aggiungendovi l'anti- ca cattedrale di Capaccio , già residenza de* vescovi di Pesto, e come questo dichia- rò sutfraganea dell'arcivescovo di Saler- no. La munifica pietà del re operò che il nuovo vescovato ricevesse una conve- niente dotazione. La città di Diano, ca- poluogo di distretto, è una lega e mezza al sud-ovest da Sala, ei 7 da Salerno, nel- la fertile pianura e valle del suo nome, a' piedi del monte Motulo. E difesa da ui\ castello for litica lo, ed ha 5 chiese ornale di superbi mausolei. Visi tiene una tìe- ìa a' 3 giuguo. La valle di Diauo ha 8

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leghe ili lunghezza, ed è bagnata dal Ne- gro. Vi si raccoglie ogni sorla di grani, vino e molte frutta. Nel concistoro de' i 7 febbraio 1 $5 1 il Papa dichiarò i.° vesco- vo di Diano, Dionea, l'attuale mg/ Va- lentino Vignone della città di Sepino dio- cesi di Boiano, già maestro nella teologia inorale e dogmatica, nel 1 836 fatto ar- ciprete parroco della collegiata di s. Cri- stina di Sepino, ed esaminatore pro-si- nodale; lodandolo per gravità, prudenza, dottrina, probità di costumi e per espe- rienza ecclesiastica. Si legge nella propo- sizione concistoriale. Diaiium regni Nea- polilani civitas^admontis Motulis radi- ce* aedi ficaia conspicitur , quaein suo iiaiiLs circilcr milliari ambila mille do- ma* pene, ci quadringenlos supra sex mille 1 eeenset iacolas. La chiesa catte- drale, già collegiata, è sotto l'invocazio- ne di s. Maria Maggiore, buono edilìzio, in cui tra le ss. Reliquie tuttora si vene- ra con somma divozione il corpo di s. Co- ni confessore. Vi è la cura d'attinie col ballisterio, amministrata pel capitolo dal decano 2.a dignità, coadiuvalo da'G man- sionari. 11 capitolo si compone di 4 di- gnità, lu 1 .' delle quali è l'arcidiacono, di 1 4 canonici, comprese le prebende del teo- logo e del penitenziere, di 6 beneficiali o mansionari, e di altri preti e chierici per l'utliziatura divina. L'episcopale palazzo per decente abitazione del vescovo prò' pc calhedralem non desunt, sed juxttl memora tas bullas erunt quameito re- pciendae et ampliandae. Oltre la catte- drale , nella città vi sono altre 4 chiese parrocchiali col s. fonte, un convento di religiosi e un monastero di monache, al- cuni sodalizi, due monti frumeutati ed il seminario. Secondo il prescritto dalla bolla doveasi edificare 1' ospedale. Ogni nuovo vescovo è tassato ne'libri della ca- mera apostolica in fiorini 2 3o, ascenden- do le rendite della mensa a 3 100 duca- ti, coli' obbligo al vescovo di mantenere nei semi rio ^c\ì\ev\c\ xicinianenscs: La diocesi si esteude per circa 5o miglia, e

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contiene 3o oppida uoniinati nella bol- la di erezione.

Inoltre il Papa Pio IX colla bolla Cuni propter jusliliae dilectionemì de' 16 lu- glio 1 85 1, formò la nuova diocesi di Ca- paccio e Vallo, e questa 2/ città sostituì per sede residenziale a Capaccio, dichia- randola come l'antica suffraganea del- l'arcivescovo di Salerno. Vallo città del regno di Napoli, capoluogo di distretto e di cantone, il quale contiene il distretto ilei suo nome e quelli di Lamino, Lati- tilo, Torre Orsaia, Camarolta, Pisciot- la,Pollica,Castellabtte,TorchiaraeGioia, giace in una pianura fra' mutiti, donde sgorga il torrente Palisco, che si unisce' all' Alento presso la foce, sotto clima tem- perato. E' distante 1 1 leghe sud-est da Salerno. Deue fabbricata e con parecchi belli edilizi, tra'quaii il palazzo governa- tivo, ch'ebbe moderni abbellimenti, e la bella cattedrale già collegiata; un super- bo convento di domenicani con chiesa di buono stile, il conservatorio delle zi- telle. Vi si trovano varie concie di pelli comuni e fine. Il territorio principalmen- te è fertile di grano, vino e frulli. Que- sta città esisteva al tempo de'romani. Ri- porta il u.°26i del Giornale di Roma dei 1 85i . » Innalzato il comune di Vallo in Principato Citeriore. a sede episcopale della uuova diocesi di Capaccio e Vallo, vi giungeva nel giorno io ottobre i85i monsignor Mai ino Paglia arcivescovo metropolitano di Salerno (nella qual se- de per sua morte a* 21 dicembre 18^7 gli è succeduto il rispettabile mg.r An- tonio Salomone d'Avellino, traslato da Mazzara ), delegato all'esecuzione del- l' apostoliche bolle. In così solenne oc- casione amò di accompagnarlo l' egre- gio maresciallo di campo commenda- to r Palma , comandatile territoriale de' due Principati Citeriore e Ulteriore. Non è a dirsi la gioia, la gratitudine e la pietà religiosa mostrata da tut'.a quella popo- lazione, così nell'arrivo de'prelodati mg.1 arcivescovoe maresciallo di campo, come

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nel giorno di domenica 12 di detto me- se, in cui la parrocchiale chiesa di s. Pan- talone martire fu a cattedrale della dio- cesi novella pomposamente inaugurata. V intervennero il sotto-intendente e gli altri funzionari locali; la guardia di pub- blica sicurezza e gii urbani vi prestarono servizio, restando pure in bella mostra Sotto le armi. Il suono de'sagri bronzi, i musicali concertai continui spari, gli spor- ti e le finestre decorati di drappi, le ca- se bellamente illuminate nelle sere , gli echeggiami evviva alla Santità del Ponte- fice ed alla Maestà del Re,ed infine la som- ministrazione di molle limosine a' pove- relli,resero qne'giorni di perpetua rimem- branza negli annali di Vallo. I sagri riti cominciarono colla lettura delle pontifi- cie bolle, proseguirono colla investitura e col giuramento de'canouici e de'man- sionari del nuovo capitolo. Una elegan- te e ben adatta orazione, proferita dal teologo d. Domenicantonio Ronsini, ac- crebbe Io splendore di quella funzione, che terminò col canto dell'inno Ambro- gino e colla benedizione che il prelato dall'altare fece discendere sopra una nu- merosa popolazione genuflessa e pietosa- mente raccolta. Non è a tacersi degli o- maggi e de'rendimenti di grazie da'quali furono accompagnati al loro partire il di seguente mg/ arcivescovo e il marescial- lo Palma, delle manifestazioni del- l'immensa gratitudine di quegli abitanti, che pel di loro organo indirizzavano al Sommo Pontefice ed al Re N. S. per co- tanto pregevole e luminoso beneficio alla loro patria conceduto". Nella 1." propo- sizione concistoriale: Cathedralis Eccle- siae Caputaqueu. et Vallea. , si legge lo stato della diocesi e di Vallo. Caput A- quii cù'itas, et vetcris ejusdem nomini* ch'itati labeiile saeculo XI f dircplaei atque ab hostibus penitus cvtrsae sufj'e- < taluni prae&tQ numquain habucriteai fjuac prò Episcopali resideulia) a/que {{<■( ot e. opportuna et necessaria esse de- Li ut omiii/10, factum est, ut per builus

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Cum propter, hujusce Episcopati^ Se- des constitutafuerit in Oppido vulga- ti/zi nuncupalo Vallo, Wide UH nomen deinceps Caputaquen. et Vallen. juxla recensilas bullas. Falli itaque oppidum civitatis Episcopalis titulomodo conde- corata parimi a maris lilorc distans, medio in loco fere est ab extremis hodier- nae Caputaqucnsis dioecesis finibus ■, ad lioram Salernitani sinus , optimis coti' fiala domibns, quas sex mille pene in* habitant cives. La cattedrale sotto 1' in- vocazione di s. Pantaleone martire è un ottimo edilizio in eccellente condizione, ha la cura d'anime col battisterio, essen- done parroco l'arciprete 2. a dignità, coa- diuvato da 6 mansionari. Il capitolo si compone delle due dignità, lai." dell'ar- cidiacono e la 2/ dell'arciprete, d'altri io canonici comprese le prebende teolo- gale e penitenziale, di 6 beneficiati o man- sionari, e di altri preti echierici inservien- ti a'divini uffizi. L'episcopio è sulììcieute- mente ampio e comodo. Nella città di Vallo vi- sono 3 altre chiese parrocchiali, due conventi di religiosi, un conservato- rio di oblate, 7 sodalizi. Seminai inai in- ierea donec in Valicasi ch'itale quoad cilius fieri possit erectumfuerit, in oppi- do vulgatim Novi^yro universa Caputa- quensi et Valicasi dioecesi provisorio ad clericospiclatc et literis instiluendos palebitj hospitale autemì et monti s pie- talis desiderantur. Ogni vescovo è tassa- to ne'libri della camera apostolica in fio- rini 3oo, ed i fruiti della mensa ascendo- no a circa 5ooo ducali nonnullis oneri- bus gravali. La diocesi è ampia e contie- ne molti luoghi. Il Papa nel concistoro de' 18 marzo i852 colla pi efata proposi- zione preconizzò vescovo di Samosata in par ti bus e amministratore della chiesa di Capaccio e Vallo, mg/ Vincenzo M.a ìMa- 1 oldo della congregazione del ss. Reden- tore di Muro, già vescovo di Trapani, che lodevolmente governò. Per sua mor- te , lo stesso Papa Pio IX nel concistoro de'23 marzo 1 85 J dichiaro i.° vescovo di

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Capoccio e Vallo l'odierno mg.r Fran- cesco Giampaolo di Ripa limosa ni diocesi di Boianoj già arciprete curalo in patria, previo concorso, esaminatore prosinoda- Je, encomiandolo per dottrina , gravità, prudenza, di probi costumi, istruitissimo delle cose ecclesiastiche. Pel funestissimo e doloroso terremoto del regno di Na- poli, avvenuto dal 16 al 17 dicembre 1857, in cui morirono 9237 individui, oltre 1 35g feriti, principalmente patiro- no indicibili calamità le provincie del Principato Citeriore, e più assai di Ba- silicata colla sua capitale Potenza quasi annientata, e Alarsi co Novo in cui cad- dero due terzi degli edifizi. Molto solFri- rono Sala e Diano; i minori guasti nel- la stessa provincia del Principato Cite- riore li patì Vallo, ove cadde il piccolo campanile di s. Caterina, e vari edifizi restarono lesionali.

YALLOMU?xQSkXE}MonialesCon- grcgationisf'allisUmbrosae. Ne fu fon- datrice la b. Umiltà di Faenza di nobile famiglia, nata nel 1226 circa e chiamata nel battesimo Rosana, nome che secondo il LJapebrochio, presso Bollandus adii Maij, le fu imposto a riguardo della con- tea di RosanooPiossano, situala tra Par- ma e P»eggio, giusta il costume d'alcuni italiani, che prendono il nome dal paese o dal luogo d'onde traggono la loro o- rigine. Ma ilp. Helyot osserva, che questa non fu certamente la ragione onde santa (com'egli la chiama, ed egual titolo le il dotto can. Strocchi nella Serie deJ ve- scovi Faentini, ma nel martirologio val- lombrosano è detta beata) Umiltà fu da- to il nome di Rosana, poiché nacque el- la in Faenza città di Romagna. Suo pa- dre Altimonte, ch'era gentiluomo della medesima, e sua madre Richilda, furono grandemente solleciti della di lei educa- zione. Fino da'più teneri anni fu dedita all'orazione e alla contemplazione, e ne- mica de'diverlimenti familiari alle vergi- nelle sue pari. Inoltre sommamente ab- boniva tutte le vanità, tanto confapenti

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al genio del suo sesso; e quanto più. cre- sceva in età, tanto maggiori sperimenta- va nel suo cuore gli elTetti della grazia, la quale rendendola oltremodo disgusta- ta del mondo ed affezionata alla solitu- dine, la fece risolvere a domandare a'suoi parenti licenza d'abbandonare il secolo per interamente consagrarsi a Dio colla professione religiosa. A tale elfetlo porse loro le più cnlde suppliche, ma essendo ella l'unica loro prole, i genitori già a- vevano stabilito di maritarla; onde inve- ce d'esaudire le sue domande, la fecero di ligen temente guardare,temendo che po- tesse loro malgrado involarsi per entrare senza loro saputa in qualche monastero. Avendo l'imperatore Federico II stretto d'assedio Faenza, e ridotta a rendersi a lui nel 1241, un parente di quel principe colto